Innovazione e tradizione per lo sviluppo

Meglio puntare sulla meccanica convenzionale o sulle nano-tecnologie? Sull’agricoltura biologica o sugli Ogm? In poche parole: per lo sviluppo sociale ed economico di un territorio è meglio affidarsi alla forza della tradizione o è necessario innovare senza indugi?

E’ – questo – un dilemma particolarmente sentito dove la cultura della tradizione è molto radicata e dove è pure assai importante promuovere lo sviluppo del tessuto economico. Da molte analisi si evince che l’attuale stagnazione dell’economia italiana è causata dalla perdita di competitività nei settori ad alta tecnologia, come le macchine elettriche e le telecomunicazioni. Gli stessi studi, tuttavia, evidenziano come i settori che hanno tenuto in questi anni sono proprio quelli convenzionali, legati al made in Italy (il tessile, la meccanica varia). Ci sono insomma argomenti validi per entrambe le posizioni: per chi vuole promuovere lo sviluppo recuperando le posizioni perse nell’high-tech, e per chi vuole invece promuoverlo spingendo sulle nostre forze tradizionali, rafforzandole con la creatività e l’inventiva italiana.

Sono però convinto che siamo di fronte ad un falso dilemma, alla tendenza “naturale” di vedere le cose per forza in modo dicotomico, dividendole cioè in due parti opposte (di cui, di solito, una considerata giusta e l’altra sbagliata). Ma questa spontanea semplificazione, utile nelle decisioni di emergenza, è sicuramente limitante nelle scelte progettuali. Per cui nella programmazione delle attività di sviluppo è meglio maturare una visione più ampia. E quindi elaborare strategie vincenti innestando l’innovazione sulla tradizione: ad esempio, producendo oggetti tradizionali con tecniche innovative o usando l’innovazione per dare una veste nuova, e più accattivante, a prodotti tradizionali. Oppure permeando le attività più innovative col gusto della tradizione: ad esempio, usando la cultura locale per attrarre risorse dall’estero (come ricercatori o investimenti) o per conferire caratteristiche più accoglienti e rassicuranti ai prodotti dell’alta tecnologia.

Nei diversi territori italiani ci sono molte armi da usare per favorire lo sviluppo: è importante impegnarsi in tutte le direzioni promettenti, evitando le posizioni estreme, cioè di arroccarsi nella strenua difesa della tradizione o di ergersi a fieri paladini dell’innovazione a 360 gradi.

(dal Corriere del Trentino del 12 settembre 2008)

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