Una ricerca una e trina alla trinità

La recensione di Alfredo Incollingo:

incollingoLa Trinità è probabilmente il dogma più difficile da comprendere: Dio è Uno ma anche Trino, ovvero è un Ente unico e in tre Persone. Padre, Figlio e Spirito Santo. Alle volte, come scrive Giovanni Straffelini, gli insegnanti del corso di Catechismo e gli stessi parroci sono poco chiari nel parlarne. I credenti, anche i più ferventi, hanno difficoltà nell’esplicitare questo imprescindibile principio di fede. Nessuno lo affermerebbe con certezza, o almeno chi è parco di numeri e di teorie fisiche, ma la scienza può aiutarci.

Non si tratta di dimostrare empiricamente la Trinità, ma, ragionando su di essa, si può scoprire che la ragione e la ricerca scientifica possono dimostrare logicamente la presenza non di una divinità qualsiasi, ma del Dio cristiano. Strafferini nel suo ultimo volume, “Uno e Trino: Dio, la Trinità, la scienza” (Lindau, 2017), ci spiega, partendo da tre “Big Bang”, ovvero da tre punti critici della scienza moderna (creazione del cosmo, nascita della vita e comparsa dell’uomo), come sia possibile spiegare la Trinità e dimostrare razionalmente l’esistenza di Dio. Partendo dalla persona del Padre, l’autore si addentra a provare la razionalità del creato, perché tutti i suoi fenomeni sono regolati da leggi intrinseche, spesso particolari, che riguardano anche la vita e l’uomo.

Annunci

22 novembre: presentazione ufficiale!

 

Locandina Straffelini

Ultimo numero del DII News!

Qui potete scaricare l’ultimo numero del “DII News”, la rivista del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Trento: DII News.

Evoluzionismo e fede cristiana

Prima del 1859 – anno di pubblicazione de L’origine della specie da parte di Charles Darwin – era difficile contestare san Paolo, laddove nella lettera ai Romani decantava l’intelletto umano capace di contemplare la potenza di Dio nelle opere da lui compiute. Chi poteva aver creato le bellezze della natura se non Dio? Dopo di allora qualcosa è cambiato, e sono apparsi nuovi argomenti per non credere, e pure per contestare l’insegnamento della Chiesa. Ma l’evoluzionismo darwiniano pregiudica veramente l’autorità della Bibbia? Mette realmente in dubbio l’idea della Creazione divina secondo l’interpretazione cristiana? Vediamo che in realtà non è così, anzi.

Senza dubbio, dal 1859 si è accentuato il conflitto tra credenti – in particolare cristiani – e atei perché molte argomentazioni darwiniane sono state percepite dai credenti come un attacco alla Bibbia e alla propria fede in generale. E non mi riferisco tanto al tema della creazione in sette giorni descritto dalla Genesi, ma piuttosto all’idea devastante che l’uomo non sia niente altro che un animale. L’equazione uomo=scimmia nuda con buona ragione infastidisce e irrita il credente che intende l’uomo fatto a immagine e somiglianza – per quanto imperfetta – di Dio. Tuttavia i contrasti non si superano certo mantenendo i magisteri separati: della serie tutti fanno i fatti propri. Serve piuttosto il dialogo o, meglio, l’integrazione delle due visioni. Del resto la nostra mente non è divisa in compartimenti stagni e ogni suddivisione in piani interpretativi è artificiosa; inoltre la scienza solleva spesso interrogativi che hanno una portata anche teologica (penso pure alla bioetica, che oggi solleva nuove domande per tutti) ai quali non si può voltare le spalle. Il credente deve dunque misurarsi con gli avanzamenti della scienza e secondo l’insegnamento di sant’Agostino essere pure pronto a modificare la propria interpretazione di alcuni passi della Bibbia se l’evidenza scientifica dovesse spingere in questa direzione. Del resto la Bibbia non ci indica come funzioni il Cielo, ma come si vada in Cielo (Galileo dixit).

Senza dubbio nell’ottica del modello del dialogo si è mosso papa Giovanni Paolo II, che in tema di evoluzionismo ha dichiarato in un discorso del 26 aprile 1985:

La fede nella creazione rettamente compresa e la teoria dell’evoluzione rettamente intesa non si intralciano a vicenda: l’evoluzione infatti presuppone la creazione; la creazione si pone nella luce dell’evoluzione come un avvenimento che si estende nel tempo – come una creatio continua – in cui Dio diventa visibile agli occhi del credente come Creatore del cielo e della terra.

Penso che ogni cristiano possa riconoscersi in questa visione di Dio, Creatore dell’Universo e coinvolto nella creazione continua – nel tempo – degli esseri viventi, attraverso i meccanismi dell’evoluzione per selezione naturale. Vediamo allora brevemente i tratti salienti di tali meccanismi.

La teoria dell’evoluzione per selezione naturale, proposta da Darwin e poi affinata da diversi scienziati nella cosiddetta sintesi moderna, cerca di spiegare la diversificazione degli esseri viventi a partire dalla cellula procariota originale (non la nascita della vita dal brodo primordiale, intendiamoci), attraverso due processi che avvengono in successione. Dapprima si ha un processo diffusivo, con la creazione casuale – nelle nuove generazioni – di piccole diversità di caratteri come conseguenza di modificazioni nella struttura del genoma tra originale e copia. Poi si ha un processo orientato dall’ambiente, che favorisce gli individui che riescono a dare una prole più numerosa (e dunque caratterizzati da un vantaggio evolutivo). Naturalmente i punti critici sono numerosi, ma qui vale la pena soffermarsi solo sul ruolo giocato dal caso nei processi diffusivi. Diverse indagini mostrano chiaramente come esso implichi tempi inaccettabilmente lunghi per giungere alla formazione di particolari caratteri o organi biologici. Perfino il noto darwinista ateo Richard Dawkins è d’accordo: “non serve essere matematici o fisici”, ha scritto, “per calcolare che un occhio o una molecola di emoglobina impiegherebbero da qui all’infinito per assemblarsi da sé mediante una fortuna bella e buona in mezzo al caos”. Ma allora, come si sono formati e diversificati gli esseri viventi che conosciamo? C’è stato qualcosa che ha agevolato o aiutato i processi dell’evoluzione per ridurre i tempi in gioco?

La risposta è si, e tutti sono d’accordo sul possibile meccanismo ma non sulla sua interpretazione. Il meccanismo proposto da Dawkins e altri è più o meno il seguente. Si immagini il genoma come un libro di istruzioni, e dunque una certa frase obiettivo – ad esempio “la vita è bella” – come un particolare gene. Si immagini ora un sistema casuale di generazione delle 12 lettere che compongono la frase, e un meccanismo di copiatura che mantenga le lettere giuste nelle rispettive posizione. Simulazioni al computer mostrano che si può così ottenere la frase obiettivo in tempi ragionevoli. Ma se il ragionamento di Dawkins e soci qui si ferma, altri potrebbero chiedersi: chi ha fissato la frase obiettivo? Chi è intervenuto privilegiando nella copiatura le lettere giuste al posto giusto? E’ chiaro che questo meccanismo può benissimo indicare l’esistenza di una mente sovrannaturale (Dio) che ha progettato gli obiettivi da raggiungere, e che ha perseguito il loro raggiungimento intervenendo nei meccanismi propri dell’evoluzione, cioè indirizzando la casualità degli eventi nella giusta direzione. Nessuno vieta di pensare che una serie di eventi singolarmente casuali e che conducano ad un certo risultato, si possano vedere – a posteriori – come guidati da una mente esterna, che ha trasferito la necessaria informazione (Logos) per raggiungere l’obiettivo. Un Dio dunque nascosto, che è intervenuto e interviene nel mondo senza farsi sorprendere, e senza dunque limitare la libertà dell’uomo. Se riavvolgessimo il nastro della storia della vita, ha dichiarato il noto paleontologo ateo Stephen Jay Gould, le cose andrebbero in modo del tutto diverso, perché tutto si è evoluto in modo puramente casuale; ma un credente potrebbe invece pensare che tutto andrebbe, più o meno, ancora allo stesso modo, perché così è previsto nel benevolo progetto di Dio, e da Lui realizzato attraverso la creatio continua dell’evoluzione.

Rimane da capire – e integrare nella visione cristiana – la grande criticità (il mistero?) della comparsa dell’uomo nel corso del percorso evolutivo. Può venire in aiuto ancora Giovanni Paolo II, che nel 1986 scrisse:

Dal punto di vista della dottrina della fede, non si vedono difficoltà nello spiegare l’origine dell’uomo, in quanto corpo, mediante l’ipotesi dell’evoluzionismo…. E’ cioè possibile che il corpo umano seguendo l’ordine impresso dal Creatore.. sia stato gradatamente preparato nelle forme di esseri viventi antecedenti. L’anima umana, però, da cui dipende in definitiva l’umanità dell’uomo essendo spirituale non può essere emersa dalla materia”.

Anche l’uomo, come tutti gli esseri viventi, è un sistema complesso, chimico, coerente e dotato di un programma che è inscritto nel genoma e che permette la costruzione, per così dire, di tutti gli organi al loro posto, e pure il loro funzionamento. Si, perché il genoma inscrive nei pattern neuronali del cervello anche le istruzioni base per permettere ad ogni uomo di diventare quello che è, con la sua capacità di parlare, capire le altre persone, ragionare, decidere, provare sentimenti, insomma con tutto il mondo della sua umanità. Tra le caratteristiche peculiari dell’uomo c’è naturalmente la libertà, e dunque anche la razionalità per poter decidere in modo ponderato; e dunque pure la consapevolezza, per essere bene presente a se stessi nel momento della libera decisione. Ma questa triade magnifica e misteriosa, libertà – razionalità – consapevolezza, che il credente identifica, insieme alle altre caratteristiche spirituali dell’uomo, nell’idea di anima, come ha potuto formarsi nel cammino dell’evoluzione?

La scienza ha alcune risposte che sono però insufficienti. Si limita a constatare che la coscienza (così è chiamata dalle neuroscienze la triade misteriosa, vale e dire la capacità dell’uomo di rispondere opportunamente alle sollecitazioni ambientali) ha a che fare con il cervello. Ma dire che la coscienza è un epifonemeno del cervello, vale a dire un suo misterioso prodotto emergente, è come dire nulla. Si perché gli impulsi elettrochimici alle sinapsi dei neuroni cerebrali causano solo onde elettromagnetiche, che sono uguali in tutto e per tutto a quelle generate da altri impulsi che scaturiscono da sostanze materiali. Da dove deriva allora l’anima/coscienza? Le leggi della fisica (dell’elettrodinamica quantistica, in questo caso) non riescono neanche in linea di principio a spiegare le vita spirituale degli uomini.

Penso che non sia assolutamente vero che gli esseri umani non siano nient’altro che animali. La differenze con gli animali, che non possiedono la triade misteriosa della libertà-razionalità-consapevolezza, non sono solo di grado come pensava Darwin ma rappresentano un vero e proprio salto di qualità. C’è una differenza qualitativa (o semantica, come si dice) tra le informazioni contenute nel genoma dell’uomo da quelle contenute nel genoma degli altri animali, compresi quelli più vicini a noi nella scala evolutiva (le scimmie antropomorfe).

Vorrei concludere questa breve riflessione riportando un’affermazione di sir Ronald Fisher, uno dei padri della sintesi darwiniana moderna (un matematico-biologo credente, come credente cristiano era pure Theodosius Dobzhanski, altro padre dell’evoluzionismo; questo per evidenziare come non ci sia contrasto tra evoluzionismo e fede, come ho anche cercato di mostrare in queste semplici note):

Per le persone religiose, la novità essenziale introdotta dalla teoria dell’evoluzione della vita organica è che la creazione non finì affatto molto tempo fa; al contrario, è tuttora in corso. Nel linguaggio della Genesi, siamo al sesto giorno, probabilmente di mattina presto, e l’artista divino non ha ancora concluso la sua opera e dichiarata “molto buona”. Forse questo diventerà possibile solo quando la molto imperfetta immagine di Dio diverrà più adeguata a governare le vicende del pianeta di cui ha controllo.

E per il cristiano, naturalmente, questo potrà avvenire solo sotto la guida dell’insegnamento di Cristo, mandato apposta da Dio a correggere l’umanità che non ha fatto propriamente buon uso della libertà originaria che gli è stata accordata.

(pubblicato su: Il Margine, Anno 36, 2016, no. 10, p. 10)

Anime Divine

animaE’ proprio vero che la scienza ha ormai messo in soffitta l’idea di anima? Che ogni uomo è solamente ciò che il suo cervello ‘decide’ di fare per lui, senza lasciargli alcuna libertà d’azione? Insomma, è vero che ogni uomo è solo un sistema chimico-fisico molto complesso ma nulla di più?
Sembrerebbe di sì. Almeno questo è il quadretto sconsolante che ci è offerto dalle neuroscienze cognitive, con molti punti fermi ormai assodati ma – anche – molti dubbi e misteri.
Sì, perché non tutto è chiaro, a cominciare dalla questione fondamentale: come fa la massa grigia del cervello a produrre le bellezze e i colori delle nostre sensazioni e delle nostre emozioni? Ebbene: non lo sappiamo, e – con ogni probabilità – non lo sapremo mai. Così come, facendo un passettino all’indietro, difficilmente comprenderemo come sia comparso sulla terra l’uomo con il suo cervello meraviglioso. E difficilmente comprenderemo pure come è iniziato il tutto, vale a dire come sia nata la vita sulla terra e, ancora prima, come sia cominciato l’universo. Siamo, infatti, davanti a dei limiti conoscitivi dell’uomo, e a infinite matrioske: appena crediamo di aver capito qualcosa di nuovo, ecco che un altro mistero si ripresenta davanti a noi.
Sono convinto che questi tre decisivi e misteriosi Big Bang (la nascita dell’universo, la nascita della vita sulla terra, la comparsa dell’uomo) siano tre segni che indicano il divino. Segni che non rimandano peraltro a un motore immobile, come pensavano i filosofi greci o Albert Einstein, bensì a un Dio attivo nell’evoluzione continua della vita e – soprattutto – presente nelle pieghe del nostro cervello a donarci i colori delle nostre percezioni, e un soffio di vera libertà.
E’ – questa – una consapevolezza che trasfigura il mio modo di guardare il mondo, e che mi permette di scorgere, nella profondità degli occhi di mia moglie e di mia figlia, il bagliore delle loro anime, modellate dal tocco sapiente di Dio (da: “anima, emozioni e sentimenti, a cura di Gianna Santoni, 2014)

Mistificazioni

Cioccolatini,jpgCol proposito di mostrare come la riflessione scientifica giustifichi in pieno una vita “senza Dio”, il filosofo Lecaldano cita, nel suo ultimo libro, il biologo Craig Venter sostenendo la creazione artificiale di “processi elementari di vita”. Si tratta, purtroppo, di una frequente mistificazione: la scienza non ha nessuna idea di come la vita possa essersi originata sulla terra né possiede alcun minimo modello per poterla creare in laboratorio. Se la consapevolezza di tale limite possa essere un rimando all’esistenza di un creatore divino (come sostengo nel saggio “Manifesto per scettici ma non troppo in cerca di Dio”), è cosa che ognuno dovrà valutare e decidere con riflessioni personali. Di certo se tali riflessioni ambiscono a rimanere nel recinto della conoscenza oggettiva non possono basarsi su affermazioni erronee spacciate per acquisizioni scientifiche.

Terzo numero del DII News!

Dii newsIn anteprima, il terzo numero del DII News. Dii News3

Buon Natale e Buon 2014!

AuguriAuguro a tutti di trascorrere un sereno Natale e di cominciare in modo lieve e grintoso il 2014!

Ecco i 5 articoli più letti nel 2013:

1) L’anima secondo la scienza

2) Il Tritarifiuti

3) La cistite, questa (s)conosciuta

4) Lo strano caso delle lampadine fluorescenti

5) Verità e menzogna

Anima e corpo al Sacro Cuore di Trento

S CuoreIL 13 NOVEMBRE, AD ORE 20.30, PRESSO LA SCUOLA PARITARIA SACRO CUORE DI TRENTO, SI SVOLGERÀ UN INCONTRO DAL TITOLO:

CHI È L’UOMO PERCHÈ TE NE
CURI? IL CONTRIBUTO DELLE NEUROSCIENZE

RELATORI: GIOVANNI STRAFFELINI,
UNIVERSITÀ DI TRENTO

MASSIMO GANDOLFINI, NEUROCHIRURGO, CONSULTORE CAUSE DEI SANTI, VICE NAZIONALE DI SCIENZA |+|AMP|+| VITA

Il tema del rapporto mente-cervello è oggi di grande moda grazie all’esplosione delle neuroscienze, ma in verità non fa altro che riproporre un tema antico: quello del rapporto tra anima e corpo.

Accade dunque che oggi teologia, filosofia e neuroscienze dialoghino tra loro proprio su questo che rimane il più grande mistero dell’universo: la mente dell’uomo.

L’Istituto Sacro Cuore, scuola cattolica paritaria di Trento, ha voluto affrontare il tema con l’aiuto di due grandi esperti, il professor Giovanni Straffelini, dell’Università di Trento, e il prof.
 Massimo Gandolfini, neurochirurgo e neuroscienziato, e vice presidente nazionale di Scienza e Vita.

Due incontri a Folgaria (Trento)

folgaria9 luglio, ore 20.30: Dio, l’anima, la scienza (relatore: Giovanni Straffelini)
13 agosto, ore 20.30: Gli scienziati sono atei? (relatore: Francesco Agnoli)

Presso oratorio parrocchiale, edificio del cinema, via Battisti, Folgaria (Tn)

Anima educatrice

Cioccolatini,jpgCaro Giovanni, ho provato a cercarti, senza successo, per comunicarti di persona i miei complimenti e commenti sullo straordinario lavoro che ho letto (“L’anima e i confini dell’umano“). E’ un testo che definirei fondamentale per la profondità e rigore con i quali hai saputo trattare gli argomenti. L’ho letto un paio di volte e quello che volevo dirti è che il principale effetto che hai saputo ottenere è quello di non lasciare alibi al lettore, togliere ogni alibi e porre di fronte a posizioni e scelte che, dopo la lettura, non possono più essere ignorate. E’un testo, in questo senso, ‘di non ritorno’. Ci impedisce di essere vaghi di fronte alla responsabilità della vita e del  nostro ruolo di educatori (come padri e insegnanti). Cosa dirti. Spero di incontrarti. Mi hai insegnato molto.

Lorenzo

Anima agiata

L’agiatiAccademia degli agiati di Rovereto (TN) è nata nel 1750 per iniziativa di alcuni giovani intellettuali roveretani e da allora ha poromosso lo sviluppo e la diffusione della cultura, compresa quella scientifica. Nel 1883 ha iniziato la pubblicazione regolare degli “Atti” accademici, destinati ad ospitare memorie originali ed editi ininterrottamente sino ad oggi. Nell’ultimo numero degli Atti, si parla anche di “anima e coscienza”: è riportata una mia memoria su questo tema, che riassume una presentazione del libro “L’anima e i confini dell’umano”, organizzata dall’Accademia.
Per chi volesse, il testo è scaricabile qui agiati-straffelini.

La tripartizione che rende l’anima una domanda

Retaggio teologico o azzardo scientifico? Le risposte nel libro di Giovanni Straffelini

di Francesco Ghia

Esiste l’anima? Oppure al fondo del nostro essere c’è un complesso universo di connessioni neuronali che ci fanno credere di pensare, di agire e di scegliere in maniera autonoma e libera? Parlare di anima e un retaggio teologico oppure un azzardo scientifico?

Negli ultimi due secoli, le scoperte della termodinamica, della biologia e delle scienze cognitive hanno offerto innumerevoli spunti di analisi che hanno spesso condotto a una vera e propria contrapposizione tra una visione dell’anima improntata a principi filosofico-teologici e unaimprontata invece a principi scientifici. Si è creata così una contrapposizione metodologica che non ha giovato e non giova alla chiarezza e alla formulazione dei problemi.

Si rende dunque necessaria una disamina della cornice scientifica all’interno della quale si sviluppa la riflessione sull’anima, al fine di tracciare in tal modo i limiti di indagine della scienza in un terreno che resta prettamente filosofico-teologico. Giovanni Straffellni, docente di ingegneria dei metalli all’Università di Trento, è un appassionato e curioso lettore di meditazioni teologiche e filosofiche, e ha quindi realmente interiorizzato la passione perla ricerca che dovrebbe contraddistinguere non solo l’uomo di scienza e di cultura, ma qualunque uomo viva autenticamente e riflessivamente la propria esistenza. “Sono un uomo e niente di ciò che è umano mi è estraneo”, sentenziava mirabilmente il poeta latino Terenzio.

Si può ben dire che questo siail motto che ha guidato Giovanni Straffelini nello scrivere un piccolo, ma preziosissimo libretto, pubblicato dalla Casa Editrice Il Margine di Trento con il titolo: «L’anima e i confini dell’umano: Tra scienza, fede e bioetica». Il libro è un mirabile esempio di sintesi tra rigore dell’argomentazione logica e curiosità per l’umano. Anche quando il lettore dovesse trovarsi in disaccordo con alcune prese di posizione dell’autore, che con grande onestà intellettuale gioca “a carte scoperte”, mai simulando ciò che pensa e crede, non potrà però che apprezzare la pacatezza del suo stile, specie quanto le tematiche che affronta lo portano inevitabilmente su un territorio impervio, in cui i dubbi, le obiezioni possibili sono di gran lunga maggiore delle dimostrabili certezze.

I “confini dell’umano” a cui accenna il titolo rimandano evidentemente anche alle cosiddette questioni eticamente sensibili che infiammano il dibattito bioetico (inizio e fine della vita, sua sacralità ecc.) e che, soprattutto in contesto italiano, sono raramente aliene da posizioni nervosamente scomposte e più consone al tifo da stadio che non alla pacatezza della discussione razionale. L’autore tuttavia, educato al corretto uso del metodo scientifico corne percorso obbligato da intraprendere per poter fare un discorso, per quanto possibile, universalmente valido, non si lascia spaventare dalle difficoltà insite nella sua impresa e accompagna il lettore in un affascinante percorso di “riscoperta” della questione dell’anima.

Mettendo a confronto, in un interessante e originale quadro sinottico, la concezione aristotelica dell’anima e la gradazione di coscienza degli esseri viventi illustrata dallo scienziato americano Douglas Hofstadter in “Anelli dell’io”, Straffelini propone la seguente tripartizione dell’anima: vegetativa (comprendente la sfera delle funzioni vitali) che apparterebbe alle piante, ai virus e agli organismi monocellulari, sensitiva (la sfera delle sensazioni) che apparterrebbe agli animali primari e secondari, e intellettiva (la sfera dell’autocoscienza e della razionalità, sia in potenza che in atto), che apparterebbe agli umani. Naturalmente, nel presentare i risultati, talora in contrasto tra loro, delle ricerche scientifiche in materia, Straffelini ha cura di evidenziare quali sono gli interrogativi che restano aperti, riassumendoli in quattro macrodomande: come può il cervello permetterci di passare dall’elettrochimica alla sensazione, ossia come si forma l’esperienza cosciente immateriale che si vive quando si ammira la persona che si ama, si ascolta della bella musica oppure si prova dolore? È ipotizzabile nel futuro la realizzazione di qualcosa di simile a un’anima artificiale? Se l’anima intellettiva degli esseri umani è una manifestazione determinata dalle leggi della natura che regolano le interazioni neuronali, c’è spazio per il libero arbitrio? Domande difficili, come si vede, alla cui risposta concorrono, ovviamente, anche e soprattutto convincimenti personali di carattere filosofico, culturale e religioso.

(da Il Trentino, del 27 ottobre 2012)

L’anima scientifica

Il resoconto della Presentazione di Trento del libro “L’anima e i confini dell’umano”.

di Erica Farro, per il Corriere del Trentino

Sull’anima, la sua esistenza, origine, articolazione ci si interroga da svariati secoli prima di Cristo e a tali domande ancora non esiste una risposta. In un’impresa simile, di quelle che «fanno tremare le vene e i polsi», si è cimentato Giovanni Straffelini, nel suo volume «tra scienza, fede e bioetica» edito dalla casa editrice Il Margine: «L’anima e i confini dell’umano» è il titolo del libro scritto dal docente di ingegneria dei materiali metallici all’università di Trento ed editorialista del Corriere del Trentino su un mistero irrisolto e appassionante.

Nato da un articolo pubblicato sulla rivista della casa editrice, il libro si è sviluppato «al margine» come ha sottolineato Francesco Ghia, docente di etica alla Facoltà di lettere e filosofia, che ha introdotto nella serata di ieri il dibattito intorno all’opera di Straffelini, «al margine di una riflessione che in Italia e non solo sta avendo sempre più fortuna e al margine delle ricerche accademiche del professore»: perché nel campo tradizionalmente occupato da filosofia e teologia si è avventurato un ingegnere.

Perché «anche gli ingegneri hanno un’anima» come rivendica da subito Straffelini e perché «un approccio multidisciplinare è necessario per affrontare tematiche come questa», un approccio che spazi dalla biologia, alle scienze cognitive, alla termodinamica. «Ogni nostro modello interpretativo è ancora inadeguato – esordisce Straffelini – c’è bisogno di uno sforzo continuo per attaccare questo problema e cercare di capirlo meglio e credo che il metodo scientifico sia uno strumento adatto anche in questo campo».

Innanzitutto, quindi, punto di partenza fondamentale è che «noi siamo materia»: rimanendo quindi «nel recinto della scienza» l’autore tenta di definire l’anima come «ente che distingue la materia vivente da quella inanimata». Se dunque dal punto di vista biologico un essere vivente è una «macchina chimica complessa, integrata e dotata di programma», che è il patrimonio informativo contenuto nel codice genetico, sarebbe proprio questo «programma» a caratterizzare e qualificare gli esseri viventi dal punto di vista dell’anima. La risposta, tuttavia, è «insoddisfacente», c’è bisogno di considerare le «interazioni con l’ambiente esterno»: ecco dunque «la coscienza come espressione “laica” dell’anima di una persona».

Straffelini tuttavia non trascura la dimensione religiosa: «C’è uno spazio per un’idea trascendente di una parte della coscienza che emerge alla consapevolezza – spiega – e forse noi non abbiamo le forze per capire tutto; questo potrebbe dunque aprire una porta ad una mente più grande della nostra, soprannaturale, considerando anche il fatto che da sempre l’uomo ha un’idea del divino».

Nella seconda parte del libro l’autore «da buon ingegnere, dopo le riflessioni di base cerca di tirare qualche altezza» e spinge la riflessione verso i confini dell’umano, in particolare sulle tematiche di fine vita, in cui tuttavia le «zone di grigio» abbondano. fl tema attualissimo del testamento biologico ha sicuramente a che fare con l’anima, e secondo Straffelini è la via giusta, «che ognuno possa eventualmente conoscere di che morte vuole morire», così come quella della donazione degli organi, che potrebbe comportare, per chi crede, un «supplemento di riflessione».

Nonostante Giorgio Vallortigara, docente di fondamenti di neuroscienze al Cimec, abbia cercato di far emergere qualche ripensamento nell’autore in merito alla sua idea di anima come «attività cognitiva tout-court» e come «epifenomeno, perché è un modo non darwiniano di considerare l’anima», Straffelini non ha lasciato vacillare il suo pensiero.

Presentazione ufficiale!

Dopo la presentazione a Riva del Garda del libro “L’anima e i confini dell’umano” (grazie a Riccardo Lucatti che ha riportato un bel resoconto – anche fotografico – nel suo blog), lunedì prossimo ci sarà la presentazione “ufficiale” a Trento, al Museo delle scienze in via Calepina.

Questa volta il dialogo sarà con un neuroscienziato di fama mondiale, il prof. Giorgio Vallortigara.

Vallortigara è il direttore vicario del CIMeC dell’Università di Trento. Ha scritto numerosissimi articoli su riviste scientifiche e molti libri di grande successo, tra i quali segnalo “Cervello di gallina” (Bollati Boringhieri 2005) e il recente “La mente che scodinzola” (Mondadori).

Anche stavolta sarà difficile reggere il confronto..

Vi aspetto numerosi!

Recensione su Radici Cristiane

L’anima e i confini dell’umano 

Giovanni Straffelini – Il Margine, Trento 2012, pp. 128, € 9

È convinzione ormai diffusa che la scienza abbia demolito l’idea di anima relegandola ai miti del passato. Ma il prof. Giovanni Straffelini dell’Università di Trento tenta di riscoprire il significato dell’anima, partendo da precise basi scientifiche, e proponendo al contempo anche alcune stimolanti riflessioni su diversi temi bioetici molto sensibili, che toccano l’inizio e la fine della vita umana. Straffelini affronta con coraggio – va detto – un tema da far tremare le vene dei polsi. Egli parte dall’osservazione che la visione tradizionale dell’anima, basata sul dualismo cartesiano anima-corpo, non può essere oggetto di indagine della scienza, perché l’anima così intesa non è osservabile oggettivamente. Ma, continua l’autore, la scienza si può ben chiedere cosa distingua gli esseri viventi dalla materia “inanimata”.

Considerando che dal punto di vista biologico un essere vivente è una «macchina chimica complessa, integrata e dotata di programma», Straffelini argomenta che è proprio “il programma”, cioè il patrimonio informativo contenuto nel codice genetico, a caratterizzare e qualificare gli esseri viventi. Tale programma costituisce la “cassetta degli attrezzi” che ogni essere vivente usa per costruire se stesso, con la diversificazione delle proprie parti, il conferimento di una serie di capacità di base come quella della riproduzione, e di una serie di capacità funzionali specifiche. Tra queste ultime c’è anche il “repertorio di capacità di reagire agli stimoli del mondo” che costituisce ciò che i neuroscienziati definiscono – in senso stretto – la “coscienza”. La coscienza, una creazione del programma, può dunque essere vista come l’espressione “laica” dell’anima di una persona, perché rappresenta le sue capacità di manifestazione della vita.

Con questa consapevolezza, Straffelini riscontra la presenza di una coscienza – di un’anima, appunto – anche nelle persone in stato vegetativo e pure nelle persone in morte cerebrale. Infatti, anche se il tronco encefalico (cioè il sistema di attivazione della corteccia cerebrale) è danneggiato, «l’architettura del sistema complesso alla base della loro coscienza è ancora quella qualitativamente specifica degli esseri umani». E’ questo un tema – l’autore ne è ben consapevole – assai delicato che tra l’altro richiama, come del resto avvertito ormai da più parti, la necessità di rivedere il criterio di morte cerebrale. E tale repertorio qualitativo (tale anima-coscienza) si può ravvedere, sostiene Straffelini, anche nel feto (e pure nell’embrione: la cassetta degli attrezzi, infatti, è già presente nelle prime cellule fecondate). Giustificare dunque l’aborto per via scientifica sostenendo che il feto (e l’embrione) è solo un corpo senza coscienza (senza anima), come spesso viene fatto, non appare corretto.

E per chi ha fede, per chi crede in Dio, l’anima è solo la coscienza? O è solo il genoma? Per cercare di rispondere a questa domanda, Straffelini propone un ulteriore interrogativo, il cosiddetto “arduo dilemma” delle neuroscienze: come fa il chilo e mezzo di materia grigia del nostro cervello a formare la bellezza multiforme e colorata delle nostre esperienze consapevoli e creative che sono la manifestazione speciale della coscienza umana? Ebbene, la scienza non è in grado di fornire una risposta e, probabilmente, non lo sarà neanche in futuro. Dunque, sostiene l’autore con convinzione, Dio può sicuramente interagire nella profondità della materia e rendere possibile, tra le altre cose, la bellezza dei nostri pensieri, della nostra capacità di vivere, amare, sperare. La scienza non può escludere la presenza efficace del Logos divino nella profondità del nostro essere, ed è questa la visione “trascendente” dell’anima che completa la visione “laica” restituendogli, anche oggi, il suo pieno e originario significato.

(RC n. 75 – Giugno 2012)

Presentazione a Riva del Garda

Il 18 ottobre presenterò a Riva del Garda il libro “L’anima e i confini dell’umano”. Segnalo questo evento con particolare soddisfazione, per (almeno) due motivi.

Primo, perché Riva del Garda è il mio paese d’origine. So già che alla presentazione troverò molti amici (e pure parenti..) e che sarà dunque un momento di particolare gioia per me.

Secondo, perché sarò accompagnato da don Marcello, che è persona di umanità bellissima e – tra le altre cose – ha guidato me e Fabiana al matrimonio.

Saremo introdotti da Francesco Ghia, filosofo astigiano trapiantato ormai a Trento, che coordinerà anche il dibattito, il quale – mi auguro – sarà interessante e stimolante.

La serata è organizzata dal Comune di Riva e dalla locale Biblioteca Civica; ringrazio l’assessore Brunelli e la direttrice Fanizza per la loro gentilezza e disponibilità. 

Mi auguro, naturalmente, una numerosa partecipazione, e che la serata sia lieve e piacevole; della bravura di don Marcello e Francesco non ho dubbi, spero di reggere il confronto…

L’anima a Cortina!

Programma Eventi Estate luglio 2012_60 x 90

All’interno di un programma di eventi particolarmente ricco, venerdì 10 agosto sarà presentato all’Hotel Miramonti Majestic di Cortina d’Ampezzo, il mio libro “L’anima e i confini dell’umano”.

Invito tutti coloro che saranno nei paraggi di Cortina – magari in vacanza – a partecipare all’incontro che mi auguro sarà stimolante e ricco di spunti di riflessione.

Ringrazio Rosanna Raffaelli Ghedina, organizzatrice del programma di eventi che mi mette anche una certa soggezione per la caratura degli invitati.