Commenti al manifesto per scettici

libro nuovo2Riporto alcuni commenti al libro “Manifesto per scettici (ma non troppo) in cerca di Dio”, tratti da ibs e amazon.

Luca (01-10-2014) Libro che tratta argomenti delicati, come lo sono scienza e fede, con una semplicità e capacità di spiegazione davvero speciale! Si legge tutto di un fiato e suscita delle domande di fronte alle quali è davvero una sfida riuscire a decidere da che parte stare. Libro consigliatissimo, davvero interessante; da sottolineare l’umiltà dell’autore che non vuole dare risposte (e chissà se ce ne saranno mai!)ma semplicemente invita a mettere da parte le proprie idee e convinzioni radicate per lasciare spazio al DIALOGO e alla RIFLESSIONE.
Voto: 5 / 5

camilla (29-07-2014)
Siamo davanti a un libro che si legge tutto d’un fiato, e che spiega in modo chiaro il rapporto scienza/fede illustrando come si possa razionalmente credere in Dio. Se potessi lo adotterei per le ultime classi delle superiori, dove si possono affrontare questi temi con una certa possibilità di sollecitare la curiosità dei ragazzi e il loro desiderio di riflessione.
Voto: 5 / 5

Di bilancino il 10 ottobre 2014
Bel libro, offre interessanti spunti di riflessione.
Non sono propriamente credente ma l’ho comunque apprezzato.
Si legge bene, mi sento di consigliarlo a tutti credenti e non.

Di Alessandro il 20 ottobre 2014
Ho trovato il libro ricco di spunti ed ho apprezzato l’approccio “ingegneristico” a problematiche che di solito vengono trattate in modo dogmatico.

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Info giovannistraffelini
Docente Facoltà di Ingegneria Università di Trento. Editorialista del Corriere del Trentino.

3 Responses to Commenti al manifesto per scettici

  1. Vorrei esprimere qui, con molta umiltà, ciò che mi ha colpito nel leggere questo libro.
    Innanzitutto l’estrema semplicità con la quale Giovanni è riuscito a spiegare e rendere chiari concetti per me complicatissimi; credo a seguito del linguaggio che è davvero molto fluido.
    Sono argomentazioni che mi hanno sempre appassionato, per cui l’ho letto con molto interesse ed ora ho anche arricchito il mio bagaglio di nozioni a riguardo.
    Sostanzialmente, mi sembra che Giovanni abbia espresso dei concetti e delle idee nelle quali mi sono sempre riconosciuto, ma che non sarei mai stato in grado di esprimere così !
    … Credo lo rileggerò ancora.
    Per concludere un aneddoto: mi ha lasciato veramente di stucco leggendo a pag. 27, l’esempio che Giovanni usa per spiegare il principio (fino a quel momento per me sconosciuto) dell’empietà.
    … Il fatto è che quando mi ha regalato il libro, gli avevo appena appeso il lampadario sul soffitto … sopra la scrivania !
    E sentire che lo stesso potrebbe staccarsi e cadendo scaraventare tutti gli oggetti che erano ben allineati, li per li mi sembrava un’ allusione al mio lavoro, anche se non era possibile perché il libro era già scritto.
    Ma ciò mi ha fatto sorridere …
    Bravo Giovanni !

  2. Sono uno studente e ho letto con passione l’opera di Straffelini. Chiarendo come le scoperte più recenti della scienza contemporanea abbiano la possibilità di illuminare razionalmente la via verso il divino, Straffelini (si potrebbe dire da ingegnere) esalta implicitamente l’intellige ut credas e vede in Dio una sorta di Nous o Architetto universale. Le sue argomentazioni sono in qualche modo a posteriori, ossia utilizzano un repertorio di relazioni strettamente legato alle scoperte delle discipline empiriche, dalle quali partono per risalire, nell’evidenziare aporie e contraddizioni dell’ottica che pone il mondo nelle mani del caso, fino alla possibilità di un Artefice trascendente e, dunque, ad un ritorno consapevole alla religione. Nel farlo Straffelini non compie niente di nuovo e si comporta alla maniera di quei tomisti che giudicavano ragionevole ponderare la fisica come uno spiraglio per la metafisica, senza contare che, tramontando Aristotele, anche la loro impalcatura si sarebbe eclissata. E’ questo modus operandi, probabilmente, il maggiore limite delle sue considerazioni: certamente i tre Big Bang che hanno portato la realtà alla sua attuale conformazione (la nascita dell’universo attraverso una grande esplosione, la comparsa della vita sulla terra e la genesi umana) sono difficili da inserire in un’ottica di pura e semplice casualità; tuttavia non è poggiandosi sui “dati” dell’attuale compendio fisico e biologico che è possibile stabilire una strada sicura, cioè non razionalmente ovviabile tramite il progresso scientifico, per riflettere sul quid della trascendenza. Le difficoltà nascono all’interno di un perimetro ben più circoscritto nel suo definirsi come tautologico ed autoreferenziale: la piattaforma assiomatica dell’intero sistema logico-matematico, le “radici” costitutive della meccanica di quantificazione. In altre parole, la codifica epistemologica delle discipline induttive si regge sull’applicazione delle leggi matematiche all’osservazione; ora, dato che la matematica non è in grado di autofondarsi, di legittimare se stessa da un punto di vista veritativo, è evidente che il presupposto attraverso il quale accettiamo le sue premesse è acritico e non potenzialmente assoggettabile a dimostrazione. Kant aveva tentato una fondazione “psicologica” (trascendentale) della matematica ma sbagliava; oggi è chiaro che gli assiomi alla base dell’impalcatura matematica non sono affatto intuitivi e non manca chi – in linea con il vecchio empirismo – sostiene che la loro origine debba essere focalizzata nell’esperienza, “a posteriori”. Ciò che è può sorprendere è come alla base dell’architettura scientifica, già nella sua ossatura e nel suo impianto strutturale, via sia una forte dubitabilità gnoseologica dovuta alla mancanza di un qualcosa capace di riscattare l’assolutezza del “parametro” (e non dei risultati) attraverso il quale otteniamo i dati di cui parla Straffelini. Perché, infatti, una verità sia indiscutibile (e dunque perché la matematica sia indiscutibile) necessitiamo, noi poveracci, di un qualcosa che possa farsi garante dell’effettiva validità delle nostre conoscenze, poiché esse non sono in grado di legittimarsi da sé (né reggono, sia detto per inciso, il confronto antropologico con le altre formae mentis culturali). Non solo vi potrebbe essere una via – a posteriori – che guida verso Dio, vi potrebbe essere una via – a priori – che necessita in qualche modo di Dio per poter esistere; il tutto senza sconfinare dal terreno della scienza. Forse la fisica e la matematica necessitano della metafisica molto più di quanto siamo disposti a riconoscere.

    Scusate se mi sono dilungato, mi piacerebbe potermi confrontare sul tema della relazione fra la scienza e la fede. Complimenti a Straffelini per la sua opera chiara e intelligente.

    • Ringrazio Shady per aver letto il libro con tanta attenzione e per i complimenti, grazie veramente!
      Si, il tema trattato da Shady è assai importante e affrontato solo di striscio nel mio testo; spero di avere l’occasione e l’opportunità di affrontarlo con l’attenzione che merita. Mi limito qui ad alcune osservazioni preliminari che spero di riprendere più avanti (magari ancora sotto la sollecitazione di Shady o altri interventi).
      Io penso che in ogni caso è bene che non ci sia alcuna prova, alcuna indicazione razionale incontrovertibile in merito all’esistenza di Dio. Altrimenti saremmo costretti a credere invece di avere la libertà anche di non credere; il fatto che molti non credano conferma che le prove di san Tommaso – così come tutti i ragionamenti intorno ai tre Big Bang – sono solo delle indicazioni, dei rimandi; ognuno poi è libero di fare la sua scelta.
      Detto questo, dobbiamo pure considerare le ben note complicazioni logiche che ci assillano. La matematica non ci dà certezze (Godel dixit), e pure la nostra mente non ci da certezze; a parte i molti difetti che contraddistinguono il suo operato (coi quali impariamo presto a convivere; almeno la maggioranza di noi), c’è la considerazione di base: che affidamento dare alle nostre osservazioni del mondo “la fuori” ricostruite dalla nostra mente sulla base di modelli interni frutto della nostra evoluzione e della nostra educazione?
      Ecco che l’ipotesi di Dio permette di aggiustare un po’ tutto, detto banalmente, e trovare – fuori dal nostro mondo – la guida che a priori da un senso al tutto.
      Si tratta comunque di un circolo vizioso, come ben notato da Shady: partiamo dalla nostra osservazione del mondo con la mente e la matematica limitata per ipotizzare l’esistenza di Dio che ci garantisce che le osservazioni sono corrette…
      Ma qual’è l’alternativa? La significatività di questo circolo si può solo valutare analizzando le possibili alternative.

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