Sono tre i Big Bang di Dio

LA CrocesDiceva san Tommaso che la teologia naturale è il “preambulum fidei”, intendendo con questo che dall’osservazione della natura l’uomo – con la sua intelligenza – può predisporsi a pensare e accogliere Dio. Direi che guardando all’Universo con le attuali conoscenze e pensando al suo inizio con il Big Bang, come lo chiamano gli scienziati, l’uomo moderno non possa proprio evitare di pensare alla Causa prima, a Colui che – fuori dal tempo e dallo spazio – ha pensato, progettato, e realizzato il tutto. Ma siamo davanti a un ‘’primo motore”, come direbbe ancora san Tommaso, che dopo aver creato il tutto se ne è rimasto in disparte a guardare quello che succedeva? Penso di no, ed è ancora l’osservazione della natura – e in particolare degli altri due Big Bang che hanno portato l’uomo a essere quello che è – a gettare nuova luce sull’azione efficace di Dio nel mondo. Il secondo Big Bang (mi si permetta questa licenza scientifica nella terminologia) è la nascita della vita sulla Terra. Un fenomeno che qualche tempo fa, quando tutti pensavano che vermetti e insetti si formassero spontaneamente dalla materia putrida, non impressionava nessuno ma che oggi, con le attuali conoscenze scientifiche, appare veramente un mistero di difficile, se non impossibile, soluzione. Da dove è venuta tutta l’informazione necessaria a formare le prime cellule, capaci di vivere e duplicarsi? Nessuno lo sa (l’informazione non si genera dal nulla, questo sì lo sappiamo bene) e nonostante gli annunci mirabolanti che la stampa periodicamente ci somministra non esiste uno straccio di modello scientifico capace di spiegare come possano essere andate le cose. Ma è il terzo Big Bang quello che lascia senza fiato: la comparsa dell’uomo, capace del pensiero razionale, di opere meravigliose e di avere consapevolezza di sé e del mondo. Come è stato possibile? E come è possibile che dal chilo e mezzo di materia grigia nel nostro cervello ogni santo giorno si materializzi la bellezza delle nostre esperienze, la forza logica del nostro pensiero, la grazia dei nostri sentimenti? Anche stavolta nessuno lo sa, e nessuna spiegazione appare all’orizzonte; la riposta è probabilmente destinata a rimanere nel vento, perché siamo davanti a un limite dell’uomo che non può avere le capacità di capire tutto se stesso. Sono convinto che questi tre Big Bang siano tre segni che Dio ha voluto lasciare per invitarci a rivolgere la nostra attenzione verso di Lui, e a predisporci ad accogliere il suo abbraccio. E penso che il terzo Big Bang, in particolare, ci lasci intravedere che Dio non è lontano e impassibile ma è presente in ognuno di noi, ravvivando – con il suo Spirito – la nostra esistenza, e rendendo possibile la bellezza della nostra anima e della nostra libertà. (da La Croce del 18 febbraio 2015)

big bang

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Info giovannistraffelini
Docente Facoltà di Ingegneria Università di Trento. Editorialista del Corriere del Trentino.

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