Scoprire Dio guardando il mondo con gli occhi della scienza

tempidi Rosanna Raffaelli Ghedina

Un tema curioso, affascinante e intrigante ci insegue e nello stesso momento ci attrae e paralizza nella ricerca delle sue risposte, legate ai nostri limiti umani e alle nostre inesauribili aspirazioni di infinito. È il mistero della vita. Ogni nostra vissuta e appassionata esperienza, e il relativo intreccio di emozioni e sentimenti che ci travolgono, ci conducono allo stesso quesito: al di là della materia c’è o no il trascendente? Quale confine li separa o quale chimica li impasta?
Tutti, materialisti e non, siamo in cammino nella vita con un bagaglio di domande e tutti conviviamo con questa inquietudine interrogandoci sulla dimensione spirituale dell’esistenza. L’avvertiamo, ma non sempre sappiamo definirla e acchiapparla.
Il saggio di Giovanni Straffelini, ordinario di metallurgia all’Università di Trento, divulgatore scientifico ed editorialista dell’edizione trentina del Corriere della Sera, edito da Lindau, ci offre illuminate riflessioni intorno a questo mistero che ci circonda. Si intitola Manifesto per scettici (ma non troppo) in cerca di Dio. Tutti avvertiamo l’esigenza di riflettere sul senso della vita e i suoi misteri più profondi.
tempi2Professor Straffelini, perché il titolo: Manifesto?
Il manifesto è un cartellone esposto al pubblico, con una dichiarazione programmatica esposta per punti, in modo chiaro, deciso. Così vuole essere il libro; il tema è la possibilità di Dio. E l’ultimo capitolo è proprio un riepilogo per punti che espone la proposta di riflessione verso Dio.
Qual è stato il motivo che l’ha spinta a scrivere il libro?
Il libro è un po’ autobiografico, nel senso che descrive la riflessione che ho sviluppato nel mio percorso verso Dio. Tale riflessione si è resa necessaria per dare delle risposte a diverse domande sempre più impellenti sul senso della vita, sul significato del nostro transito terrestre, per dirla alla Battiato, su cosa ne sarà di noi dopo. Domande acuite dalla riflessione impostata col libro precedente (L’anima e i confini dell’umano), che attingeva proprio dalla scienza, e in particolare dalle ultime scoperte delle neuroscienze cognitive, nuove prospettive intorno all’umano. E le neuroscienze restituiscono un quadretto abbastanza sgradevole, almeno ai miei occhi. E le domande fioccano: ma noi uomini siamo solo dei sistemi meccanici ad altissima complessità, che ubbidiscono alle leggi con le quali sono assemblati? Abbiamo solo l’illusione di avere un’essenza dentro di noi? Di avere la libertà?
Qual è il nocciolo del libro?
Queste riflessioni intorno all’umano rimandano inevitabilmente a Dio. Ma è difficile riflettere razionalmente sul trascendente. Primo perché il metodo scientifico non può dire nulla di ciò che non è sottoponibile a sperimentazione e dunque non può dire nulla su Dio. Secondo perché viviamo in un’epoca che lascia poco spazio alla fede: c’è una specie di cortina di fumo intorno a noi che impedisce di avvicinarsi razionalmente a Dio. Chi ci prova è visto come un credulone. Anche molti miei colleghi credenti preferiscono non esporsi troppo per non essere guardati con sufficienza o compassione. Ecco, il nocciolo del libro è la possibilità di Dio: si può pensare a Dio in modo razionale, rimanendo all’interno del recinto della scienza. Anzi, paradossalmente, è proprio dall’osservazione del mondo con gli occhi della scienza che si vedono delle luci che in modo indiretto chiamano in causa Dio, che illuminano la strada verso il divino.
Quali sono queste luci?
Sono i tre Big Bang, che hanno portato il mondo a essere quello che è. Vale a dire: la nascita dell’Universo, la nascita della vita su almeno un pianeta dell’universo, la comparsa sulla terra dell’uomo razionale. Se analizziamo con le conoscenze attuali questi Big Bang, vediamo il rimando – per analogia – all’esistenza di un progettista esterno alla nostra materialità; una mente superiore come direbbe Einstein. Attenzione: non si tratta del Dio delle lacune, perché siamo davanti a dei potenti limiti di conoscibilità dell’uomo. E questi limiti, questi misteriosi Big Bang, sono come dei segni – dei sacramenti si potrebbe dire – tramite i quali Dio vuole comunicare con noi, dopo aver posto nel nostro intimo, anche la molla per voler comunicare con lui.
Si tratta di un Dio impassibile, un motore immobile che ha dato inizio al tutto?
In effetti questo è il Dio di Einstein, il Dio di chi si ferma al Big Bang che ha dato inizio all’Universo. Ma se consideriamo anche gli altri due – e questa è una delle principali novità del libro – ci accorgiamo che il Dio che emerge dall’osservazione del mondo è un Dio personale, in relazione continua con ognuno di noi per rendere possibile il miracolo della nostra coscienza-consapevolezza e della nostra libertà.
È indispensabile credere in Dio?
Direi di no. Penso che Dio ci doni la libertà, e che essa non sia un’illusione. E sarebbe una ben magra libertà se l’alternativa al credere fosse una vita tormentata e infelice. Tuttavia, penso che la fede possa aiutare a superare meglio certe asperità della vita e sia un potente strumento conoscitivo del mondo che ci permette di ottenere le risposte a quelle domande di senso che, prima o dopo, interpellano tutti noi.
Basta affrontare lo studio scientifico dei Big Bang per credere in Dio?
No, magari! Noi possiamo spingerci fino a cogliere la possibilità di Dio. Per l’ultimo chilometro serve il dono di Dio stesso. Ma se noi andiamo incontro a Lui con tutto il nostro cuore, sono sicuro che anche Lui verrà incontro a noi.

(da Tempi, numero 13, 2 aprile 2014)

 

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Info giovannistraffelini
Docente Facoltà di Ingegneria Università di Trento. Editorialista del Corriere del Trentino.

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