Ricerca di eccellenza e trasferimento tecnologico

ingegneriaC’è chi vuole una ricerca trentina prestigiosa a livello internazionale, e c’è chi vuole una ricerca trentina che abbia ricadute tangibili sul territorio. Le due cose sono – ad oggi – abbastanza incompatibili, e per conciliarle al meglio – come in fondo è auspicato da tutti – serve innanzitutto mettere a fuoco la questione e trovare delle soluzioni adeguate.
Commentando alcune critiche sul calo della produttività scientifica della Fondazione Fbk, il presidente – prof. Egidi – ha dichiarato: “Rispetto al calo dei risultati, abbiamo scoperto che si è verificato laddove i ricercatori si sono dedicati al trasferimento tecnologico”. Questo è un po’ il nocciolo della questione: è difficile per un ricercatore – certo, non impossibile ma molto difficile – occuparsi con successo di attività di trasferimento tecnologico verso l’industria e pure di attività di ricerca di punta, quella che serve a raggiungere e mantenere un’adeguata caratura scientifica internazionale. Il motivo è presto detto. Le attività di trasferimento tecnologico riguardano temi di specifico interesse delle aziende che partecipano e sovvenzionano la ricerca, le quali, quasi sempre, vogliono essere esclusive proprietarie dei risultati e non ne permettono la pubblicazione anche quando sarebbe di rilievo. D’altro canto per eseguire ricerche in settori di punta e, spesso, di limitato interesse industriale, è necessario accedere a finanziamenti istituzionali, nazionali o europei. Ciò implica una notevole e lunga attività istruttoria con risultati incerti. Dunque: o il ricercatore spende molto tempo alla caccia di finanziamenti istituzionali e conduce ricerche che consentono di pubblicare sulle riviste di prestigio (permettendo così al centro di ricerca di appartenenza di scalare le classifiche internazionali), o si concentra sulle attività di trasferimento tecnologico, collaborando molto con le industrie ma pubblicando meno.
Una soluzione al problema potrebbe essere quella di fare in modo che i ricercatori dedichino parte del proprio tempo alla ricerca industriale ma non siano da questa assorbiti fino al punto da penalizzare la ricerca che si traduce in produzione scientifica. Si potrebbe quindi sostenere chi si occupa di trasferimento tecnologico (attraverso diverse forme: dai programmi di sviluppo agli accordi di programma o altro) in modo da consentire a questi ricercatori di svolgere anche un’adeguata ricerca di punta senza dover inseguire i finanziamenti, rischiando di fare male sia l’una che l’altra attività.
Il problema della difficile compatibilità tra ricerca di punta e trasferimento tecnologico non è certo solo trentino. Ma in Trentino si potrebbero cercare le forme per superarlo, a beneficio di tutti. Qui è stata avanzata una proposta, ma non è certo l’unica.

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Docente Facoltà di Ingegneria Università di Trento. Editorialista del Corriere del Trentino.

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