Se Dio è una possibilità

libreriadi Gabriella Brugnara

«Usando la nostra ragione per capire il mondo che ci sta intorno possiamo scorgere delle indicazioni, delle “luci” che rimandano alla possibilità di Dio. Nel mondo scientifico persone che credono ce ne sono, ma rimangono spesso nascoste in una specie di pudore. Negli studi di cosmologia e scienza le risposte a certe domande fondamentali sono ancora dei balbettii, delle supposizioni, non esistono modelli che forniscano delle sicurezze».
È questa una delle chiavi interpretative per arrivare al cuore di Manifesto per scettici (ma non troppo) in cerca di Dio (Lindau, 2014) di Giovanni Straffelini, il libro di cui l’autore parlerà domani alle 20.30 a Mori, presso l’oratorio parrocchiale di via Battisti. Approfondendo i temi affrontati ne L’anima e i confini dell’umano, Straffelini, professore di metallurgia all’università di Trento, propone uno sguardo sul mondo e sull’umano in cui razionalità e fede non si fronteggino da antagonisti. «L’ipotesi di Dio non è osservabile e non sarà mai verificabile — spiega — Dall’osservazione del mondo emerge, però, un’indicazione verso Dio che non è in contrasto con la scienza e offre molti spunti per ampliare lo sguardo sull’umano senza fermarsi a spiegazioni meccanicistiche. Il nocciolo è: “Noi siamo null’altro che i nostri neuroni?” Siamo “null’altro che” o c’è la possibilità di qualcosa d’altro?”».
Il libro, rivolto soprattutto a chi «è continuamente punzecchiato dalla ragione e con essa deve continuamente fare i conti», si compone di un primo capitolo che riflette sulla «percezione diffusa che essere un credente significhi essere un credulone», per affrontare poi quelli che Straffelini definisce «i tre Big Bang, ovvero le “luci” che indicano la possibilità di Dio». Il primo è quello convenzionale della nascita dell’universo, più di tredici miliardi e mezzo di anni fa, da cui «scaturisce l’indicazione che ci possa essere un ente che ha progettato tutto». L’autore identifica il secondo momento topico con la nascita della vita, tre miliardi e mezzo di anni fa, «evento veramente particolare che, all’interno di un universo che va verso il disordine, ha portato a un grande ordinamento». Tra i cento e i cinquantamila anni fa, infine, il terzo Big Bang con la comparsa dell’homo sapiens sapiens.
Il quinto capitolo è dedicato al «Dio nascosto» che «interviene nel mondo senza lasciare traccia concedendoci anche la possibilità di non credere». Il percorso si conclude con un manifesto in nove tesi concatenate in cui viene esposto il risultato della riflessione, che «non ha nulla a che vedere con il concetto “del Dio delle lacune”, quello che rimpicciolirebbe all’avanzare delle scoperte scientifiche — precisa l’ingegnere — Sono convinto che per quanto riguarda i tre Big Bang non riusciremo mai a scoprire il meccanismo scientifico che vi è sotteso. Per questo vale la pena impegnarsi in un percorso di riflessione intorno a Dio anche rimanendo aggrappati alla ragione, non accettando dogmi ma vagliandoli con il ragionamento».
(dal Corriere del Trentino del 6 febbraio 2014)

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Docente Facoltà di Ingegneria Università di Trento. Editorialista del Corriere del Trentino.

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