Economia in salsa trentina

economiaPur all’interno di una congiuntura ancora critica, possiamo proporre qualche numero positivo (almeno relativamente al resto d’Italia). Il tasso di disoccupazione in Trentino è basso (il 5%), ben inferiore a quello registrato nel Nord-Est e in tutta Italia. Il PIL pro-capite trentino, inoltre, è leggermente inferiore a quello del Nord-Est ma decisamente superiore alla media nazionale. Le esportazioni danno molte soddisfazioni: negli ultimi dieci anni sono aumentate del 75%, evidenziando una crescente attitudine delle  imprese all’internazionalizzazione. Di notevole rilievo è il fatto che quasi la metà delle esportazioni riguarda prodotti ad alto contenuto tecnologico, nonostante le spesa “ufficiale” in ricerca e sviluppo da parte delle imprese locali sia bassa e inferiore alla media nazionale. In effetti, la maggioranza delle imprese trentine è di piccola o media dimensione, e molte imprese fanno innovazione di prodotto pur non dichiarandolo esplicitamente. Un recente studio dell’European Innovation Scoreboard ha evidenziato come le piccole e medie imprese italiane – in gran parte localizzate nel Nord-Est – siano le prime in Europa come capacità di inventare nuovi prodotti.

E ora qualche ombra. La produttività del lavoro è in declino e si sta avvicinando alla media nazionale. L’intervento pubblico è eccessivo (si può parlare di interventismo..), e diventa un handicap perché agevola  un ingresso smisurato di personale nella pubblica amministrazione. Quello della “pervasività” dell’apparato pubblico è un tasto critico, che non riguarda solo l’occupazione ma la solidità dell’intera economia trentina. In Trentino, infatti, la spesa pubblica a sostegno dell’economia è elevata, ed il conseguente turnover delle imprese è abbastanza basso (è il più basso tra tutte le regioni italiane). Da una parte questo è positivo: le turbolenze sul mercato del lavoro sono così ridotte al minimo. Dall’altra – però – è negativo, perché è ridotta pure la produttività industriale, visto che – come evidenziato recentemente anche dal prof. Zaninotto della Facoltà di Economia di Trento – un limitato turnover non riesce ad eliminare le inevitabili inefficienze tecnologiche.

La salute dell’economia trentina tiene nonostante la crisi, ma appare forte la necessità di ricalibrare l’intervento pubblico verso la creazione di attività indispensabili alla crescita, come la realizzazione di nuove infrastrutture (altra debolezza) o la promozione di nuove iniziative imprenditoriali realmente innovative e che richiedano un elevato coinvolgimento dell’imprenditoria privata. Il rischio è evidente: eventuali difficoltà future a mantenere la maggiore spesa pubblica rispetto ad altre regioni italiane potrebbero mettere in crisi la nostra economia.

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Info giovannistraffelini
Docente Facoltà di Ingegneria Università di Trento. Editorialista del Corriere del Trentino.

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