Ingegneri italiani verso la Germania

germaniaTutti sanno dei turisti tedeschi che scendono in Italia per le vacanze e lo shopping nei centri più attraenti del Belpaese. Pochi – probabilmente – sanno delle molte industrie tedesche che scendono ora in Italia per reclutare ingegneri per le loro aziende.

La notizia è stata riportata con risalto dalla stampa nazionale: l’associazione germanica degli ingegneri (la VDI) ha preparato uno specifico manuale per convincere i laureati italiani in ingegneria a sottoporre i loro curricula alle aziende tedesche che sono alla ricerca di più di 70 mila ingegneri (oltre il doppio di quanti si laureano ogni anno in ingegneria in Italia!). Finora hanno bussato alle porte del Politecnico di Milano – che conta punte di eccellenza e alti numeri – ma non passerà tanto tempo che si rivolgeranno pure ai laureati della nostra regione. Le aziende tedesche infatti – richiedono laureati con buona padronanza non solo dell’inglese ma anche del tedesco; ora, la conoscenza del tedesco non è molto diffusa in Italia, e la possibilità di trovare laureati nella nostra regione con buona conoscenza di tale lingua è senz’altro più elevata che altrove.

I motivi di tale interesse sono molteplici. Da una parte c’è la forte crescita dell’industria tedesca che, spinta soprattutto dal settore dell’energia, ha bisogno di più ingegneri di quanto le università locali riescano a sfornare. Dall’altra – tuttavia – c’è anche la necessità e il desiderio dei giovani italiani di cercare lavoro all’estero per valorizzare al meglio le proprie capacità. Da noi il ruolo dell’ingegnere industriale non è particolarmente considerato: le numerosissime industrie medio-piccole italiane tendono a preferire i diplomati ai laureati (perdendo così forti impulsi all’innovazione e alla crescita) e gli ingegneri neo-assunti sono relativamente sottopagati. Una recente ricerca del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (il CNI) riporta dati tanto chiari quanto deprimenti: ad un anno dalla laurea, un ingegnere italiano percepisce in media 1236 Euro al mese, mentre in Europa guadagna in media 2108 Euro (e in Germania probabilmente ancora di più).

Già oggi il 10% dei laureati in ingegneria in Italia è occupato all’estero (come illustrato ancora dall’indagine del CNI); la fuga dei cervelli – come si dice – è dunque destinata a crescere. Non è di sicuro una prospettiva allettante. Sia per un discorso economico (l’ingente investimento richiesto allo Stato per ogni laureato), sia in vista di una ripresa del settore manifatturiero nostrano che – pare – si sta lentamente avviando, e potrà concretizzarsi solo potendo fare affidamento sulle risorse migliori.

(dal Corriere del Trentino del 27 novembre 2013)

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Docente Facoltà di Ingegneria Università di Trento. Editorialista del Corriere del Trentino.

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