Asfalto mangia-smog

asfaltoIn diverse città italiane sono state avviate sperimentazioni per capire se il cosiddetto “asfalto mangia-smog” può essere efficace contro l’inquinamento atmosferico. I risultati sono contraddittori anche perché non a tutti hanno le idee chiare sul tema: cosa possiamo attenderci da questi interventi allo stato attuale delle conoscenze scientifiche?

Va detto, innanzitutto, che queste coperture stradali contengono ossidi di titanio in grado di trasformare, con l’aiuto della luce, i composti organici volatili (VOC) e gli ossidi d’azoto (NOx) – emessi dai tubi di scappamento delle autovetture – in sostanze non nocive, eliminabili dal lavaggio delle strade o dalla pioggia. Tali coperture sono una specie di marmitta catalitica esterna, capace di purificare ulteriormente i gas di scarico; sono quindi potenzialmente utili contro l’inquinamento atmosferico: NOx e i VOC sono infatti dannosi alla salute dato che promuovono la formazione di ozono e contribuiscono alla formazione di una parte delle polveri sottili secondarie (i nitrati). L’efficacia di questi interventi è tuttavia limitata da una serie di problemi. NOx e VOC sono prodotti da tutti i processi di combustione, dai motori delle vetture ai riscaldamenti delle case; anche se ricoprissimo ogni strada cittadina, questi inquinanti ce li ritroveremmo comunque nell’aria, provenienti anche da molto lontano. NOx, VOC e nitrati, inoltre, costituiscono solo una parte dell’inquinamento atmosferico: le principali polveri sottili emesse dal traffico sono le particelle di fuliggine prodotte dai motori diesel, che non sono trattenute dall’asfalto mangia-smog. L’efficienza degli ossidi di titanio, infine, è elevata in laboratorio e con una luce ultravioletta; in strada – col traffico, l’erosione e la luce solare – è sicuramente inferiore. Attualmente si hanno poche informazioni sull’efficacia di queste coperture sulla riduzione degli inquinanti atmosferici. Alcune prove, condotte in Giappone e a Milano, pare abbiano dato risultati promettenti in tunnel stradali, strade trafficate con poca circolazione d’aria e ambienti chiusi con illuminazione appropriata.

Appare insomma un po’ troppo ottimistico sperare che le sperimentazioni possano aprire la strada ad un nuovo modo di combattere l’inquinamento dell’aria e, in particolare, quello da polveri sottili. Ciò che possiamo ragionevolmente attenderci è una riduzione dell’inquinamento ai bordi delle strade, se queste saranno regolarmente lavate per impedire che i pedoni siano investiti dalle polveri formate dall’asfalto mangiasmog e risollevate dal traffico.

(da un editoriale sul Corriere del Trentino del 19 ottobre 2007)

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Docente Facoltà di Ingegneria Università di Trento. Editorialista del Corriere del Trentino.

2 Responses to Asfalto mangia-smog

  1. claudio says:

    Ho letto da qualche parte che l’asfalto mangia-smog assorbe la polvere come una sorta di spugna perché è poroso. Qui leggo che è più che altro un’azione chimica, immagino che sia così. Il discorso porosità allora non centra nulla?
    grazie e complimenti per il blog!
    claudio

  2. Guardi anche sul “Trentino” (un quotidiano locale di Trento) qualche anno fa è stata pubblicata una cosa simile, a cura di un prolifico docente universitario locale… (naturalmente si dice il peccato ma non il peccatore…).
    Come spiegato nell’edit qui sopra, l’asfalto mangia smog ha un’azione fotochimica; certo, i prodotti di reazione sono smaltiti con l’acqua anche attraverso la porosità dell’asfalto; ma il discorso, lo capisce bene, è un altro da quello di chi sostiene che la porosità dell’asfalto cattura meccanicamente le polveri dell’aria..

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