L’ambiente nel mercato

masoE’ abbastanza diffusa la convinzione che le risorse ambientali – come le foreste, i corsi d’acqua, i laghi – possano essere governate al meglio solo dall’amministrazione pubblica, considerata più attenta dei privati a gestire i beni comuni. In realtà, questo non è necessariamente vero. In molti casi, infatti, una gestione operante in un regime di mercato – con i necessari organi di controllo e tutela – può rivelarsi assai vantaggiosa per il territorio, sia in termini economici che ambientali. Nella nostra Regione questo è documentato da diversi esempi, dai quali si può sicuramente trarre utile insegnamento.

In Trentino, la Magnifica Comunità di Fiemme da secoli gestisce il patrimonio boschivo collettivo con un occhio attento al mercato e con ricadute notevoli per gli abitanti della valle che, in buona sostanza, sono i proprietari dei boschi. Nel passato i ricavi della vendita del legname hanno permesso la costruzione di un ospedale, di una stazione delle autocorriere, di strade e la distribuzione di proventi agli abitanti, che sono quindi stimolati a rispettare le foreste stesse e a gestirle al meglio, affinchè possano continuare a dare i loro frutti. Questo tipo di gestione non ha quindi comportato un degrado delle risosorse (degli alberi, del sottobosco, degli animali che vi abitano, dei corsi d’acqua) come molti potrebbero temere, ma ha invece favorito la loro preservazione nei secoli, tanto che la Comunità ha ottenuto anche una prestigiosa “eco-certificazione”. In Alto Adige, più del 50% della superficie boschiva appartiene ad aziende singole (i masi) che dalla loro gestione oculata delle risorse traggono ancora oggi la loro ricchezza economica. Senza degradare il territorio. Anzi, curandolo con l’attenzione che si riserva alle attività che forniscono il proprio sostentamento.

Il legname, evidentemente, è la principale risorsa offerta dalle foreste. Va quindi seguita con interesse l’attività dell’Osservatorio delle produzioni trentine, tesa a valorizzare la filiera foresta-legno e favorire così la crescita economica del settore. Ma i boschi offrono anche altre opportunità: la pesca (le cui potenzialità di ulteriore sviluppo sono notevoli, come confermato dal grande successo della recente fiera di Riva del Garda), l’escursionismo, il camping, lo sport, il bird-watching. L’auspicio è che si impari dalla nostra tradizione e non si abbia timore ad affidare agli incentivi del mercato la valorizzazione di queste risorse, quando le regole lo permettono. I vantaggi potrebbero essere molti. Per le comunità, gli investitori e anche la qualità dell’ambiente.

(dal Corriere del Trentino del 20 aprile 2007)

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Info giovannistraffelini
Docente Facoltà di Ingegneria Università di Trento. Editorialista del Corriere del Trentino.

2 Responses to L’ambiente nel mercato

  1. devoldev says:

    Gianni raccontalo ai contadini sudamericani……

    • Ci sono ormai montagne di evidenze che lo stato tende ad essere inefficiente nelle gestioni economiche. Perché lasciare dunque allo stato il monopolio delle risorse ambientali? Mi sembra poco saggio (ma – naturalmente – si capisce bene perché è così…) e tantissimi esempi mostrano come i privati sappiano fare meglio (e non mi riferisco solo ai masi dell’Alto Adige).
      Certo, montagne di evidenze mostrano pure come le grandi imprese tendano a curare soprattutto i loro interessi, e questo succede probabilmente in sudamerica e altrove. Ma ciò non è un motivo per escludere a priori i privati (considera, comunque, che molti paesi del sudamerica sono in forte crescita economica e sociale – penso ad esempio al Brasile – e non valgono più come esempi di malgoverno – e simili – per noi illusi occidentali).

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