Verità e menzogna

pinocchioE’ possibile distinguere all’interno della nostra società – così sfaccettata e multiforme – la verità dagli inganni, e quindi avere dei punti fissi ai quali fare riferimento nel proprio vivere? E’ questo il tema – verità e menzogna – che guida il secondo incontro della Cattedra del Confronto, il 12 aprile alla sala della Cooperazione di Trento. Dai due relatori – il filosofo Diego Marconi e il biblista Roberto Vignolo – non ci aspettiamo pareri definitivi ma degli spunti di riflessione intorno ai quali maturare delle risposte, per quanto incomplete e provvisorie.

Nell’attuale società postmoderna – o liquida, come si dice – il concetto stesso di verità è sovente messo in discussione e la distinzione tra verità e menzogna sfuma nel grigio delle interpretazioni. Oggi viviamo, infatti, l’età del dubbio e della spontaneità, e chi pensa – e dice – di possedere delle certezze è guardato quasi con sospetto, come se volesse imporre le proprie convinzioni con la forza e da questo trarne degli indebiti benefici. Parlo naturalmente delle verità della fede, che molti assurgono a principi guida della propria vita; ma anche delle verità della scienza, che molti contrappongono (non sempre a ragione) a quelle delle fede, e che anch’esse costituiscono un sistema di riferimento su cui imperniare le proprie riflessioni, decisioni, scelte di vita. Il postmodernismo non fa sconti a nessuno, e forte (paradossalmente) delle ultime scoperte delle neuroscienze – per le quali la nostra mente ricostruisce la realtà, e non lo fa sempre nel migliore dei modi – ci obbliga e mettere sempre tutto in discussione, in una rielaborazione continua e faticosa delle nostre (presunte) convinzioni.

Mi pare dunque che la filosofia e la teologia abbiano un compito assai delicato e difficile: non certo proporre un metodo infallibile per distinguere la verità dalla menzogna, ma almeno una chiave di lettura ragionevole per potersi districare in questo mondo così complesso. Non penso si possa vivere sempre nel dubbio. Mi riferisco alle grandi domande sul senso della vita, e pure alle piccole questioni quotidiane del nostro vivere sociale, come le scelte politiche o quelle economiche. Ora, per le seconde può valere il nuovo realismo pragmatico – propugnato da molti filosofi di oggi – per il quale è auspicabile il ritorno alla realtà base delle cose che possiamo facilmente intuire e toccare; ma per le domande di senso? E’ forse ancora necessario l’aiuto della teologia?

I due relatori della serata hanno dunque un compito assai arduo. Esso sarà ben assolto se riusciranno a spingere molti a riflettere e meditare su questi temi, che troppo spesso trascuriamo, fino al momento che cominciano ad interpellarci con sempre maggiore insistenza.

(dal Corriere del Trentino del 3 aprile 2013)

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Docente Facoltà di Ingegneria Università di Trento. Editorialista del Corriere del Trentino.

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