Differenziare con qualità

RifiutiDopo gli ammonimenti e i controlli con gli ispettori, nel Regno Unito sono venuti gli inviti istituzionali a denunciare i vicini che non fanno bene la raccolta differenziata dei rifiuti. E’ questo uno scenario che potremmo aspettarci anche da noi?

I diversi piani regionali o  provinciale sulla gestione dei rifiuti prevedono il raggiungimento di elevati livelli di raccolta differenziata, sopra il 65%. L’obiettivo è ambizioso e le difficoltà numerose per quanto riguarda la gestione della raccolta nelle città e nei territori molto decentrati, nonché – soprattutto – per garantire una raccolta di qualità. Al fine di permettere il riciclo dei materiali separati, infatti, le diverse frazioni (vetro, carta, plastica..) non devono essere contaminate con materiali diversi o con sporcizia: se la qualità è bassa, il materiale raccolto – con non pochi sforzi – non è più idoneo al riciclo ed è inviato alla discarica o all’inceneritore. E’ chiaro che elevati livelli di raccolta differenziata rendono difficile l’obiettivo qualità. A meno di accontentarsi di un risultato di facciata (vale a dire di non preoccuparsi dell’effettivo riciclo), sarà quindi inevitabile adottare metodi che spingono i cittadini ad impegnarsi in una raccolta corretta. Metodi che agiscono a monte, e quindi basati sull’informazione preventiva; e a valle, basati necessariamente sul controllo dei rifiuti conferiti.

Sul fronte controlli, già oggi esistono i cosiddetti “ispettori ambientali”, che hanno il compito di rovistare tra i rifiuti, e già oggi esistono i delatori nascosti, vale a dire chi controlla i vicini per denunciarli agli ispettori o ai vigili nel caso di conferimenti scorretti. Ma l’istituzionalizzazione della delazione “selvaggia”, come fatto in Regno Unito dove sono arruolati anche i ragazzini, non appare cosa saggia, visto che darebbe sicuramente il via a infinite litigiosità di cui non abbiamo bisogno. Serve quindi una forma di controllo sociale più avveduta e meno irritante.

L’atteggiamento diffuso col quale fare i conti è riassunto dalla seguente domanda: perché devo darmi troppo da fare a differenziare bene quando bastano pochi “furbi” a rovinare tutto? Gli psicologi sociali sostengono che per contrastare tale atteggiamento è innanzitutto necessario che ognuno percepisca chiaramente i vantaggi del proprio comportamento virtuoso. La tariffa dei rifiuti dovrebbe quindi tenere in debito conto la qualità generale della raccolta differenziata, così che se tutti differenziano bene, tutti pagano meno. Ma ciò non basta: devono anche essere ben chiare le conseguenze per chi, col proprio comportamento, danneggia gli altri. I bari devono sapere di poter essere individuati e multati, e di essere guardati con indignazione dal resto della collettività. Gli esperimenti sociali mostrano che, in queste situazioni, gli individui sono disposti a cooperare per il bene comune e che sul medio periodo il numero dei bari diminuisce.

Nei prossimi anni la cooperazione virtuosa tra tutti i cittadini sarà sempre più importante per ottenere una raccolta differenziata di qualità. C’è da augurarsi che non si adottino forme di controllo poliziesco – come nel Regno Unito e in altri Stati – ma metodi di controllo mirati e condivisi; magari inizialmente un po’ fastidiosi. Tuttavia studiati per dare risultati concreti e duraturi.

(da un edit sul Corriere del Trentino del 3 ottobre 2008)

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La ricerca cenerentola

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Stent per impieghi biomedici; esempio di prodotto di ricerca avanzata.

Da anni ormai la crescita economica italiana è in una fase di preoccupante rallentamento, se non stagnazione, in gran parte imputabile alla ridotta importanza assegnata alla ricerca industriale. In Italia, infatti, si è sempre preferito mantenere una forte produzione di beni a basso contenuto tecnologico anziché investire con decisione nella ricerca ed entrare in settori innovativi, come fatto ad esempio in Germania e in Francia. Questo ci espone maggiormente alla concorrenza dei paesi emergenti ed ai pericoli dello spostamento di nostre imprese in aree con minor costo della manodopera. In Trentino la situazione non è migliore del resto d’Italia e le incertezze sul futuro di alcune aziende locali ne sono una testimonianza tangibile. Come potenziare quindi la ricerca e favorire l’innovazione industriale?

Di sicuro all’orizzonte non si scorgono ricette miracolose. Diversi studi, tuttavia, concordano sulla necessità di indirizzare l’intervento pubblico verso tre direttrici principali. La prima riguarda il miglioramento delle condizioni di contorno (infrastrutture, burocrazia, accesso al credito) che facilitano gli investimenti, anche dall’estero. La seconda riguarda il sostegno alla ricerca “radicale”; quella, per intenderci, di confine, portata avanti da piccole e giovani aziende in settori di punta. E’ una scommessa sul futuro: la speranza è che queste iniziative imprenditoriali diventino una realtà forte e trascinante per il territorio. La terza direttrice, infine, riguarda il supporto alla ricerca “incrementale”, quella delle grandi industrie, che per crescere e consolidare il proprio mercato devono ottimizzare le procedure produttive e migliorare costantemente la competitività dei loro prodotti.

Quest’ultima direttrice è quella più importante e forse quella più difficile da perseguire. Spesso, infatti, i finanziamenti pubblici alle imprese incidono poco sulla loro competitività, e si rivelano una “anticipazione” di investimenti che le imprese avrebbero comunque sostenuto. Occorre quindi calibrare al meglio tali interventi, focalizzandoli solo sulle azioni innovative e, in particolare, sulle ricerche orientate allo sviluppo di prodotti con caratteristiche non uguagliabili dalle industrie dei paesi emergenti.
La ricerca è la principale risorsa che abbiamo per potenziare il tessuto industriale di un territorio: è sicuramente saggio e previdente sostenerla con convinzione ed efficienza.

(tratto da un edit sul Corriere del Trentino del 6 ottobre 2007)