Terzo compleanno

Ad ottobre il blog ha compiuto tre anni! Il bilancio è sicuramente positivo, sia in termini di visite che di partecipazione ai commenti. Grazie a tutti coloro che partecipano assiduamente e anche ai visitatori occasionali!

Per gli interessati alle classifiche, propongo i 10 articoli più gettonati di sempre..

1) Lo strano caso delle lampadine fluorescenti

2) Referendum acqua: si o no?

3) Vita di campagna o vota di città?

4) La cistite, questa (s)conosciuta

5) L’anima secondo la scienza

6) Il tritarifiuti

7) Università, tra autonomia e responsabilità

8) Innovazione estetica

9) Ingegneria e test di ingresso

10) Inceneritore, si o no?

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Presentazione ufficiale!

Dopo la presentazione a Riva del Garda del libro “L’anima e i confini dell’umano” (grazie a Riccardo Lucatti che ha riportato un bel resoconto – anche fotografico – nel suo blog), lunedì prossimo ci sarà la presentazione “ufficiale” a Trento, al Museo delle scienze in via Calepina.

Questa volta il dialogo sarà con un neuroscienziato di fama mondiale, il prof. Giorgio Vallortigara.

Vallortigara è il direttore vicario del CIMeC dell’Università di Trento. Ha scritto numerosissimi articoli su riviste scientifiche e molti libri di grande successo, tra i quali segnalo “Cervello di gallina” (Bollati Boringhieri 2005) e il recente “La mente che scodinzola” (Mondadori).

Anche stavolta sarà difficile reggere il confronto..

Vi aspetto numerosi!

Recensione su Radici Cristiane

L’anima e i confini dell’umano 

Giovanni Straffelini – Il Margine, Trento 2012, pp. 128, € 9

È convinzione ormai diffusa che la scienza abbia demolito l’idea di anima relegandola ai miti del passato. Ma il prof. Giovanni Straffelini dell’Università di Trento tenta di riscoprire il significato dell’anima, partendo da precise basi scientifiche, e proponendo al contempo anche alcune stimolanti riflessioni su diversi temi bioetici molto sensibili, che toccano l’inizio e la fine della vita umana. Straffelini affronta con coraggio – va detto – un tema da far tremare le vene dei polsi. Egli parte dall’osservazione che la visione tradizionale dell’anima, basata sul dualismo cartesiano anima-corpo, non può essere oggetto di indagine della scienza, perché l’anima così intesa non è osservabile oggettivamente. Ma, continua l’autore, la scienza si può ben chiedere cosa distingua gli esseri viventi dalla materia “inanimata”.

Considerando che dal punto di vista biologico un essere vivente è una «macchina chimica complessa, integrata e dotata di programma», Straffelini argomenta che è proprio “il programma”, cioè il patrimonio informativo contenuto nel codice genetico, a caratterizzare e qualificare gli esseri viventi. Tale programma costituisce la “cassetta degli attrezzi” che ogni essere vivente usa per costruire se stesso, con la diversificazione delle proprie parti, il conferimento di una serie di capacità di base come quella della riproduzione, e di una serie di capacità funzionali specifiche. Tra queste ultime c’è anche il “repertorio di capacità di reagire agli stimoli del mondo” che costituisce ciò che i neuroscienziati definiscono – in senso stretto – la “coscienza”. La coscienza, una creazione del programma, può dunque essere vista come l’espressione “laica” dell’anima di una persona, perché rappresenta le sue capacità di manifestazione della vita.

Con questa consapevolezza, Straffelini riscontra la presenza di una coscienza – di un’anima, appunto – anche nelle persone in stato vegetativo e pure nelle persone in morte cerebrale. Infatti, anche se il tronco encefalico (cioè il sistema di attivazione della corteccia cerebrale) è danneggiato, «l’architettura del sistema complesso alla base della loro coscienza è ancora quella qualitativamente specifica degli esseri umani». E’ questo un tema – l’autore ne è ben consapevole – assai delicato che tra l’altro richiama, come del resto avvertito ormai da più parti, la necessità di rivedere il criterio di morte cerebrale. E tale repertorio qualitativo (tale anima-coscienza) si può ravvedere, sostiene Straffelini, anche nel feto (e pure nell’embrione: la cassetta degli attrezzi, infatti, è già presente nelle prime cellule fecondate). Giustificare dunque l’aborto per via scientifica sostenendo che il feto (e l’embrione) è solo un corpo senza coscienza (senza anima), come spesso viene fatto, non appare corretto.

E per chi ha fede, per chi crede in Dio, l’anima è solo la coscienza? O è solo il genoma? Per cercare di rispondere a questa domanda, Straffelini propone un ulteriore interrogativo, il cosiddetto “arduo dilemma” delle neuroscienze: come fa il chilo e mezzo di materia grigia del nostro cervello a formare la bellezza multiforme e colorata delle nostre esperienze consapevoli e creative che sono la manifestazione speciale della coscienza umana? Ebbene, la scienza non è in grado di fornire una risposta e, probabilmente, non lo sarà neanche in futuro. Dunque, sostiene l’autore con convinzione, Dio può sicuramente interagire nella profondità della materia e rendere possibile, tra le altre cose, la bellezza dei nostri pensieri, della nostra capacità di vivere, amare, sperare. La scienza non può escludere la presenza efficace del Logos divino nella profondità del nostro essere, ed è questa la visione “trascendente” dell’anima che completa la visione “laica” restituendogli, anche oggi, il suo pieno e originario significato.

(RC n. 75 – Giugno 2012)

Rifiuti di qualità

(grazie a Thomas Deavi)

La tariffa dei rifiuti è correlata alla necessità di coprire i costi di gestione, cioè i costi della raccolta differenziata e dello smaltimento del residuo in discarica o in termovalorizzatore. Le dichiarazioni dei diversi gestori sono spesso contrastanti, soprattutto sul ruolo della raccolta differenziata: chi afferma che il suo potenziamento porta ad un risparmio, chi invece le attribuisce la causa dell’aumento dei costi. Come districarsi in questo settore, peraltro molto complesso?

Innanzitutto è necessario chiarire che il costo totale di gestione è dato da diversi contributi: il costo diretto della raccolta differenziata (che comprende il costo degli addetti, degli automezzi e delle manutenzioni), i costi di trattamento e selezione dei rifiuti differenziati, i costi di smaltimento del residuo, i ricavi della vendita delle frazioni separate. Uno studio curato da Federambiente – e relativo a molte città italiane – ha evidenziato come il costo totale di gestione aumenta al crescere della percentuale di raccolta differenziata, a causa dell’aumento dei costi diretti che non sono bilanciati dai ricavi della vendita dei materiali differenziati. Tuttavia, con un limitato numero di abitanti (orientativamente tra 5mila e 100mila) e con una raccolta porta a porta, il costo totale può nei fatti diminuire se la raccolta differenziata supera valori intorno al 40-50%. Questo è dovuto alla riduzione della quantità di residuo da raccogliere e alla riduzione della frequenza della raccolta del residuo stesso, resa possibile dalla separazione dell’organico umido, che toglie dai rifiuti la parte putrescibile.

Tutti gli studi in materia evidenziano, tuttavia, come non sia possibile individuare delle strategie di raccolta ottimali, che siano di applicabilità generale. In pratica, le specifiche caratteristiche territoriali locali (come la disponibilità di spazi dove collocare i contenitori, la presenza di condomini o di piccole e distanti unità abitative e l’agibilità delle strade) ed i costi di smaltimento del residuo finale svolgono un ruolo decisivo nel determinare il costo totale di gestione e, quindi, le tariffe a carico dei cittadini. Per minimizzare i costi in gioco è quindi necessario che le scelte gestionali sui metodi di raccolta e smaltimento siano le migliori possibili in considerazione delle caratteristiche del territorio e del mercato, e che anche il cittadino faccia la sua parte, producendo rifiuti “di qualità”, cioè separando bene l’umido dal residuo e differenziando altrettanto bene le singole frazioni, in modo da ridurre i costi di trattamento e selezione e da aumentare il valore commerciale dei materiali destinati al riciclaggio.

(da un edit sul Corriere del Trentino del 10 gennaio 2006)

Presentazione a Riva del Garda

Il 18 ottobre presenterò a Riva del Garda il libro “L’anima e i confini dell’umano”. Segnalo questo evento con particolare soddisfazione, per (almeno) due motivi.

Primo, perché Riva del Garda è il mio paese d’origine. So già che alla presentazione troverò molti amici (e pure parenti..) e che sarà dunque un momento di particolare gioia per me.

Secondo, perché sarò accompagnato da don Marcello, che è persona di umanità bellissima e – tra le altre cose – ha guidato me e Fabiana al matrimonio.

Saremo introdotti da Francesco Ghia, filosofo astigiano trapiantato ormai a Trento, che coordinerà anche il dibattito, il quale – mi auguro – sarà interessante e stimolante.

La serata è organizzata dal Comune di Riva e dalla locale Biblioteca Civica; ringrazio l’assessore Brunelli e la direttrice Fanizza per la loro gentilezza e disponibilità. 

Mi auguro, naturalmente, una numerosa partecipazione, e che la serata sia lieve e piacevole; della bravura di don Marcello e Francesco non ho dubbi, spero di reggere il confronto…