Gli esperti di questioni energetiche sembrano tutti concordi nel ritenere che l’era del petrolio a basso costo sia ormai finita. Non si tratta di una convinzione da poco. Un alto prezzo del petrolio, infatti, implica un costo elevato dell’energia e quindi, in modo più o meno marcato, di ogni prodotto d’uso comune: dai libri alle automobili, dai gelati ai pacchetti turistici. Gli effetti sulle spese si fanno sentire e non potranno che aggravarsi nel futuro in questo periodo di crisi.

Dall’ultima crisi petrolifera (erano gli anni Ottanta) fino al 2004 la quotazione del petrolio ha oscillato tra i 15 ed i 30 dollari al barile: meno dell’acqua minerale, se consideriamo che un barile equivale a 159 litri. Questo basso costo ha trainato il forte sviluppo economico e sociale delle società industriali, visto che al prezzo del petrolio è legato quello dell’energia nonchè dei trasporti e – in un complesso mosaico d’interazioni – di ogni prodotto di consumo.

Da allora il prezzo del petrolio è aumentato notevolmente e ora si è da tempo assestato sopra i cento dollari al barile (dopo un crollo momentaneo intorno nel 2009 – si veda il grafico a lato). Le conseguenze (evidenti sotto gli occhi di chiunque) sono i continui aumenti dei prezzi di quasi tutti i beni di uso quotidiano – non solo della benzina – e gli inevitabili cali nei consumi. Anche in Trentino si stanno registrando trend in sensibile discesa negli acquisti e si fanno sempre più strada strategie di “shopping” attente alla convenienza economica. Trovo assai indicativo, a questo proposito, che sempre più trentini si rivolgano ai discount per gli alimentari e si spingano fuori provincia (soprattutto in Veneto) per i beni di maggior valore (come i mobili e gli elettrodomestici), in negozi specializzati con prezzi assai più bassi che da noi.

Gli esperti come Alberto Clô – autore di varie pubblicazioni sul tema e tra queste “Il rebus energetico” edito da “Il Mulino” –  ritengono che l’attuale quotazione del petrolio sia dovuta alla carenza di investimenti (in nuove esplorazioni come in impianti di estrazione e lavorazione) che fa temere possibili squilibri futuri tra domanda ed offerta. L’elevato prezzo ha quindi cause strutturali, che difficilmente saranno risolte nel breve periodo: anche se è difficile fare previsioni, appare improbabile che il valore dell’ ”oro nero” possa tornare ai livelli ante 2004. Non ci sarà pertanto da meravigliarsi se il problema dell’alto costo del petrolio determinerà in modo crescente l’agenda politica sia nazionale che internazionale e limiterà il potere d’acquisto dei consumatori. Con conseguenze non trascurabili – tra le altre cose – per i settori del commercio e del turismo così importanti per l’intero Paese.

(da un edit sul Corriere del Trentino del 13 agosto 2008)

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