Sei nell’anima..

di Piergiorgio Cattani

Parlare di anima potrebbe spaventare chiunque. Scienza, filosofia, religione, etica si sono da sempre avvicinate con circospezione al nucleo fondamentale, chiamato in tanti modi, del nostro essere uomini. Per questo è ancora più pregevole l’uscita di un volumetto “L’anima e i confini dell’umano. Tra scienza, fede e bioetica” a cura de Il Margine.

Straffelini è chiaro nella sua impostazione programmatica e metodologica: “Il metodo scientifico, tuttavia, è il percorso obbligato da intraprendere per poter fare un discorso, per quanto possibile, universalmente valido. Per affrontare le conflittualità e maturare una visione tendenzialmente unitaria della vita in tutte le sue sfaccettature, comprese quelle più problematiche, bisogna partire dall’osservazione oggettiva e razionale della materia vivente”.
L’autore, vista la sua formazione scientifica, si muove agevolmente e senza pregiudizi nell’intricata foresta delle concezioni sull’anima (a cui si potrebbe sostituire il termine coscienza oppure grado di animatezza), fornite dai maggiori studiosi di neuroscienze ma anche filosofi e teologi, soprattutto in questi ultimi anni. Nella prima parte del volumetto si analizzano alcune questioni legate alla definizione di anima e alla sua origine. Straffelini, come detto nell’introduzione, abbraccia il metodo scientifico, cioè un discorso il più possibile oggettivo e razionale. Proprio la scienza porta però inevitabilmente ad alcuni interrogativi insoluti oppure difficilmente risolvibili escludendo completamente una dimensione metafisica.

Di fronte al processo evolutivo che ha portato alla coscienza umana, le teorie scientifiche si muovono ancora a tentoni, come del resto avviene quando si indagano i rapporti complessi tra mente e cervello. Straffelini giudica positivamente questi tentativi della scienza ma evidenzia anche tutte le aporie che impediscono una completa interpretazione della realtà. Partendo da dati oggettivi però l’autore, riprendendo la concezione aristotelica dell’anima (vegetativa, sensitiva e razionale) rivisitata attraverso la moderna ricerca, giunge a proporre uno schema a piramide in cui è l’uomo a possedere il grado più elevato di animatezza: la sua anima è qualitativamente diversa da quella degli animali. Questa conclusione non significa abbracciare una visione religiosa a discapito di un atteggiamento agnostico: all’autore preme sottolineare come un approccio razionale non precluda la presenza di una dimensione ulteriore, metafisica, che i credenti chiamano Dio. La scienza lascia aperta la porta alla fede e viceversa.

Lo stesso metodo viene utilizzato nella seconda parte del libro in cui si trattano argomenti che rimandano alla bioetica, ai problemi legati all’inizio e alla fine della vita. Per Straffelini a un maggiore grado di animatezza corrispondono maggiori diritti e maggiore dignità. Il giovane professore, forte di una non comune capacità argomentativa (per questo rimandiamo ad una attenta, anche se non sempre agevole, lettura del libro), non ha paura di affermare che possiamo “considerare il feto come una persona, e l’embrione come un essere vivente con la natura di una persona”. Quindi dotata di diritti. Straffelini non teme di aprire una discussione sui criteri prevalenti con cui si dichiara la morte di un individuo (morte cerebrale), proponendo soluzioni innovative basate sul principio di precauzione ma anche su un approccio complessivo che va nella direzione del rispetto della dignità umana.

L’autore non nasconde la sua posizione di credente, come si legge nell’ultimo capitolo del volumetto, in cui si descrive la propria concezione della vita: ” Tale visione può essere senz’altro definirla sacra (in senso religioso), visto che in base ad essa ogni persona è in relazione continua, efficace e privilegiata con Dio; anzi la sua anima è proprio modellata da tale relazione continua, nelle prime cellule embrionali e anche nelle persone con sistema neurale danneggiato o indebolito dalla malattia”.
Straffelini non vuole dare lezioni a nessuno. Ciò è testimoniato sia dal suo rigore e onestà intellettuale sia da una notevole appendice bibliografica nella quale sono analizzate con pacatezza le varie posizioni sul campo. Non a caso la prefazione è affidata a uno studioso laico, il professor Carlo Alberto Defanti.

(da Vita Trentina, 2 febbraio 2012)

Annunci

Info giovannistraffelini
Docente Facoltà di Ingegneria Università di Trento. Editorialista del Corriere del Trentino.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...