Tra le iniziative per celebrare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia va annoverata la pubblicazione del libro “In ricchezza e in povertà, il benessere degli italiani dall’Unità ad oggi”, a cura di Giovanni Vecchi. Il testo riporta numerose ricerche tese a dimostrare come l’unificazione sia stata un sostanziale successo per gli italiani, dato che la qualità della vita – paragonabile allora a quella odierna degli abitanti del Laos o del Senegal – è aumentata negli anni notevolmente.

Come ben sappiamo, l’incremento di benessere è stato particolarmente intenso nelle regioni del Nord, comprese quelle del triveneto che hanno saputo sfruttare al meglio le opportunità che si sono create. Tra i tanti dati riportati ce n’è uno – abbastanza curioso – che è interessante richiamare: l’altezza media alla visita di leva. Benchè riferito alla sola popolazione maschile, tale parametro è un chiaro indicatore del benessere generale di una popolazione perché l’altezza effettiva dipende, oltre che da aspetti genetici che si possono trascurare considerando periodi di tempo relativamente brevi, dalla salute, dagli sforzi eseguiti nel lavoro, dalle condizioni igieniche e sanitarie. Ebbene, dai dati si evince che gli abitanti del triveneto sono sempre stati i più alti in Italia, e che gli abitanti del Trentino Alto Adige sono sempre stati secondi (da quando si hanno informazioni) solo a quelli del Friuli Venezia Giulia. Naturalmente è compito degli storici e degli economisti ricercarne le cause, anche perché il dato è un po’ sorprendente visto che ai tempi dell’unificazione le regioni del Nord-Est erano assai povere, erano terre di intensa emigrazione.

Per sfortuna nostra e degli studiosi l’altezza media non è più un parametro utilizzabile per lo studio del benessere, visto che la visita di leva è stata abolita da anni. Altri indicatori, tuttavia, sembrano confermare che la qualità della vita nella nostra regione è elevata anche oggi, e gli abitanti ne sono consapevoli. Una recente ricerca dell’Istat, ad esempio, ha mostrato che i trentini sono secondi solo agli altoatesini nella classifica delle persone che si ritengono più soddisfatte del proprio livello di vita. Ben il 71% dei trentini considera “adeguate” le proprie risorse economiche e una larga maggioranza si dice soddisfatta del proprio stato di salute.

Ma la domanda che ora tutti ci poniamo è: riusciremo a superare la tempesta della crisi economica che non sembra placarsi? Non si tratta – va da sè – di capire se riusciremo a difendere il primato di “giganti d’Italia”, ma se l’attuale livello di benessere generale potrà essere mantenuto anche nel futuro, per le generazioni che verranno. Penso che guardare al passato, ai progressi fatti dall’unificazione ad oggi così come ben descritti dal libro di Vecchi, possa essere utile a trovare convinzione e fiducia, così da affrontare nel modo migliore le sfide che non mancheranno di presentarsi.

(dal Corriere del Trentino del 1 ottobre 2011)