Investire nella laurea

La Facoltà di Ingegneria di Trento

Il numero dei laureati in Italia è basso e da qualche anno si assite anche ad un calo delle immatricolazioni all’Università: dal 2003 al 2009 il rapporto tra immatricolati e diciannovenni è diminuito di quasi il 9%. In prospettiva questo fenomeno è assai preoccupante: il calo di laureati non potrà che frenare lo sviluppo socio-economico del sistema Paese. All’Università di Trento questo andamento non è presente, anche per la buona attrattività dell’ateneo verso gli studenti che risiedono fuori provincia. Tuttavia se il trend nazionale dovesse acuirsi, la crisi potrebbe farsi sentire anche da noi.

Non è facile capire il motivo di questo fenomeno. Probabilmente le cause sono più d’una ma secondo molti osservatori la causa principale è legata alla diffusa percezione che la laurea – il famoso “pezzo di carta” – non conviene, che la fatica e l’impegno economico non sono ripagati dal successo in campo occupazionale. In realtà diverse ricerche sembrano smentire questo pessimismo. Un recente studio statunitense ha rivelato come l’investimento nella laurea sia il migliore possibile: è risultato confrontabile ad un investiamento in grado di dare – in media – un rendimento annuo del 15%. Un risultato simile è stato ottenuto qualche anno fa anche da uno studio italiano, che aveva stimato un rendimento pari al 9-10% annuo. Va riconosciuto che è difficile fare meglio.

Ma la laurea, si controbatte, è un investiamento a lungo termine: chi può garantire che un diplomato che si iscrive oggi riuscirà a trovare – in futuro – un’occupazione adeguata alle aspettative? In effetti, a fronte di un calo di immatricolati si osserva anche una stagnazione delle assunzioni di laureati, determinata dalle particolari caratteristiche del sistema economico italiano (dominato da imprese di dimensioni medio-piccole) e dalla preparzione dei laureati che in molti casi non collima con le richieste del mondo del lavoro. Il quadro è peraltro molto eterogeneo e assi diversificato tra i diversi titoli di studio che non garantiscono tutti le medesime opportunità, come mostrato dalle indagini di Almalaurea o di altri enti. Ad esempio, i laureati in ingegneria sono in una situazione di sostanziale “piena occupazione”, nonostante la crisi che attanaglia la nostra economia; eclatante è la performance dei laureati all’Università di Trento, la cui occupazione è, ad un anno dalla laurea, pari al 100%. Questa situazione ottimale è registrata anche da altri corsi di studio ma non da tutti; per molti, infatti, il numero di laureati è assai maggiore delle offerte di impiego.

In questa estate calda, i giovani diplomati si trovano quindi davanti ad una seconda prova di maturità: capire se è il caso di proseguire gli studi e decidere verso quale corso orientarsi. L’augurio è che in molti decidano di continuare così da invertire il trend negativo di iscritti all’Università che non promette nulla di buono per il futuro. Ma – va riconosciuto – l’investimento è realmente conveniente se è coronato dal successo, e cioè se gli studi sono terminati e si trova un lavoro adeguato. Pertanto, nella scelta del corso di laurea (oggi non c’è che l’imbarazzo della scelta!) i diplomati dovrebbero soppesare per bene le proprie inclinazioni e attitudini, e tenere uno sguardo sulle prospettive occupazionali.

(editoriale sul Corriere del Trentino del 13 luglio 2011)

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Docente Facoltà di Ingegneria Università di Trento. Editorialista del Corriere del Trentino.

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