Eternità e Dio trinitario…

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La trinità cristiana: una bellezza da riscoprire

Come molti miei coetanei mi sono avvicinato al cristianesimo con le prime catechesi e poi me ne sono allontanato, spaventato da troppe visioni oscure e misteriose. Tra queste c’era indubbiamente quella di Dio Uno e, allo stesso tempo, Trino. Poi mi sono accorto che anche molti cristiani doc considerano la riflessione sulla Trinità un lavoro da specialisti, se non proprio un’inutile complicazione lungo il cammino spirituale. Perfino alcuni sacerdoti e teologi che ho interpellato affrontano il tema della Trinità con molta circospezione, quasi con sospetto. Ora ho cambiato idea. Dopo tanti approfondimenti e confronti ho scoperto che la dottrina trinitaria di Dio è molto ricca, e sono convinto che ogni credente cristiano dovrebbe riappropriarsene con entusiasmo.

Ho affrontato la riflessione su Dio e, in particolare, su Dio Uno e Trino, partendo dalla mia preparazione scientifica, dalla quale non riesco a staccarmi; sono infatti convinto che la razionalità, e dunque la sua applicazione nell’indagine scientifica del mondo, sia ciò che maggiormente qualifica l’uomo, e che vada dunque usata senza paura anche nella riflessione sul divino. In un testo pubblicato qualche anno fa, “Manifesto per scettici (ma non troppo) in cerca di Dio”, Lindau, 2015, avevo raccolto alcune riflessioni sul rapporto scienza-fede, evidenziando come l’osservazione della natura tramite le più recenti acquisizioni scientifiche sveli nuovi rimandi razionali all’esistenza di Dio. Il nocciolo della questione sono i tre eventi critici che hanno portato il mondo ad essere quello che è: la nascita dell’Universo, la comparsa della vita sulla terra, la comparsa dell’uomo, con le sue speciali qualità che ben conosciamo, che con un po’ di licenza scientifica possiamo chiamare i tre Big Bang. Il fatto è che siamo abituati a lodare i successi della scienza e facciamo bene; da ingegnere lo dico con fiera convinzione. Mi pare però che a volte mostriamo un esagerato senso reverenziale e siamo convinti che la scienza sia capace di spiegare tutto. Ma non è così… Certo, non voglio con questo rinverdire l’approccio del Dio-tappabuchi, vale a dire la tendenza a ricorrere a Dio ogni volta che non riusciamo a spiegare qualche fenomeno naturale. Non sto parlando di fenomeni locali che prima o dopo verranno spiegati, come ad esempio la superconduttività, che è stata misteriosa per tanto tempo e poi è stata brillantemente ricondotta alle leggi della meccanica quantistica. Qui si tratta di tre eventi base che considero costituzionalmente fuori dalla portata della nostra comprensione. Potremmo mai disporre di un modello affidabile e certo del primo Big Bang, quello che ha dato il via all’Universo? Potremmo mai verificarne l’esattezza con prove di laboratorio? Direi proprio di no. Stesso discorso vale per la nascita della vita sulla terra, e la comparsa dell’uomo nel corso del processo evolutivo. Già nell’Ottocento, un famoso scienziato ateo, Emil DuBois-Reymond, aveva declamato con forza il suo famoso “ignoramus et ignorabimus”; vale dire, di questi Big Bang non sappiamo nulla e continueremo a non saperne nulla. E un famoso scienziato credente, George Boole, il padre della logica-matematica, aveva concluso che un sobrio ragionamento di inferenza alla migliore spiegazione permette di inferire – da tutto ciò – l’esistenza di una ‘causa intelligente del mondo’. Da allora la ricerca scientifica è certamente progredita, ma è stato come scoperchiare sempre nuove matrioske, e gli enigmi non sono stati risolti ma si sono semmai arricchiti di dimensioni e colorazioni che, come dicevo, permettono di scorgere nuove suggestioni verso il divino.

Nell’ultimo scritto, “Uno e Trino – Dio, la Trinità, la scienza” (Lindau, 2017), ho usato quindi il metodo scientifico per analizzare meglio i nessi tra i tre Big Bang e l’opera creatrice di Dio trinitario. Il punto di partenza della riflessione è la presa di consapevolezza che noi “vediamo il mondo”, diciamo così, tramite rappresentazioni – o modelli – mentali, che sono realizzati nella nostra mente da specifici programmi. Ho allora proposto nel libro un modello di Dio, cercando di applicare la stessa modalità conoscitiva che usiamo in ogni circostanza, comprese le indagini scientifiche. E ciò che ne emerge è un modello trinitario di Dio. Quindi, senza dimenticare che Dio è comunque uno solo, possiamo vedere Dio-Padre come origine del primo Big Bang, e dunque come creatore fecondo dell’Universo come direbbe San Bonaventura; e poi vedere Dio-Figlio, per mezzo del quale tutte le cose sono state create, come Logos, cioè come informazione che nel tempo crea tutte le cose compresi gli esseri viventi; e vedere, infine, Dio-Spirito Santo, che dà la vita, come creatore delle particolari qualità degli uomini – vale a dire la libertà, la razionalità e la consapevolezza – che ci fanno assomigliare a Dio.

Un ruolo particolare intorno all’umano è pertanto svolto da Dio-Spirito Santo. La visione cristiana è un po’ in bilico tra quella biblica, che presenta l’uomo in modo unitario, e il modello dualistico, di origine platonica, che presenta l’uomo fatto di due sostanze distinte, il corpo e l’anima. L’analisi scientifica basata sulle acquisizioni più consolidate delle neuroscienze cognitive, sposta chiaramente l’ago della bilancia verso la visione biblica. Ciò spinge a privilegiare l’immagine dell’uomo come un essere vivente animato, dall’esterno, dall’azione vivificatrice di Dio-Spirito Santo. La scienza non è però in grado di spiegare le specificità umane della consapevolezza, della libertà e della razionalità, e di come si sono formate lungo il cammino dell’evoluzione; su un tema così fondamentale, il “terzo Big Bang”, la scienza tace e continuerà a tacere. Per cui possiamo ben credere che questo miracolo della specificità umana sia opera di Dio-Spirito Santo e della sua continua interazione con gli uomini (tutti gli uomini).

Questa visione della Trinità vista nell’ambito della Creazione si innesta su una tradizione antica della Chiesa, ed è oggi patrimonio soprattutto delle Chiese orientali. Nelle Chiese occidentali è prevalente la visione agostiniana della trinità. Sant’Agostino paragonava la Trinità all’amore, usando l’analogia dell’Amante, dell’Amato e dell’Amore. Tale visione riassume l’essenza di Dio come amore, e apre alla possibilità di cogliere molteplici dimensioni della natura di Dio, come quelle della relazione e della libertà. Inoltre “il Figlio ci fa capire che non è divino solo l’amore: è divino anche il lasciarsi amare, il ricevere l’amore. Non è divina solo la gratuità: è divina anche la gratitudine”, come ha scritto il teologo Bruno Forte. In occidente il cristianesimo si è lasciato intimidire dalla scienza, nel dubbio che essa prima o poi dimostri che Dio non serve nella creazione, e ha preferito prenderne le distanze. Ma così non può essere. La capacità di indagine scientifica non si pone in alternativa alla visione religiosa, in quanto è parte integrante, dire pure qualificante direi, della nostra umanità, ed è quindi anch’essa creata da Dio. Penso dunque che le due visioni, quella basata sull’amore e quella sulla creazione (per amore, naturalmente), dovrebbero integrarsi e contribuire insieme a mostrare la bellezza della dottrina trinitaria.
(da “La Lanterna, dicembre 2017)

Presentazione a Cortina!

giovanni straffelini

I nuovi ricercatori del DII!

Ecco l’ultimo numero del “DII News”: scaricabile i nuovi ricercatori del DII

Presentazione a Gardolo!

Presentazione di “Uno e trino”, a Trento, alla Biblioteca VIGILIANUM

ECCO LA REGISTRAZIONE AUDIO: audio

Quel dialogo possibile tra fede e scienza

A Trento insegna un professore di ingegneria che, oltre a pubblicazioni e volumi inerenti il suo ambito di ricerca (la metallurgia), vanta al suo attivo ben tre libri che si occupano di teologia. Giovanni Straffelini è ormai un nome conosciuto almeno a livello locale, soprattutto per il suo
coraggioso desiderio di far dialogare – forse di rendere compatibili – la fede e la scienza. Questa è una sfida centrale per il tempo contemporaneo, in cui il linguaggio scientifico è diventato il paradigma per eccellenza del modo di guardare il mondo.
Straffelini, persona esigente e attenta, pensa che la fede cristiana possa trovare appoggi e non smentite proprio nelle più sofisticate e innovative teorie scientifiche. In “Uno e Trino. Dio, la Trinità, la scienza” (questo il titolo del volume, edito da Landau, uscito poche settimane fa), l’autore dà un originale interpretazione – scientifica e teologica – di quelli che lui, e non solo lui, chiama i tre “Big bang”: la nascita dell’universo, il sorgere della vita sul nostro pianeta e infine l’evolversi delle specie viventi che ha portato all’homo sapiens e alla sua coscienza consapevole e libera. La scienza continua a indagare questi enigmi con il suo metodo
precipuo benché alcuni teorici sostengono che questi abissali passaggi non potranno mai essere completamente compresi dalla razionalità umana.
Non è possibile riassumere in poche righe il complesso ragionamento di Straffelini. Conscio di entrare in un terreno impervio, l’autore cerca una strada possibile tra gli articoli tradizionali del Credo cristiano – che ruotano attorno alla visione trinitaria di Dio – e le ipotesi scientifiche. Ovviamente non si può “dimostrare” l’esistenza di Dio per via “razionale”, cioè in un certo senso indubitabile: se così fosse invece verrebbe meno una delle principali caratteristiche dell’uomo, cioè la sualibertà. La ragione tuttavia – così sostiene Straffelini – non solo lascia spazi per il mistero ma si lega ad esso in una connessione fruttuosa, che non elimina la diversità degli ambiti. Per questo il professore non parla di “prove” oggettive ma di “rimandi ragionevoli” e di “possibilità razionale” delle principali verità della fede cristiana. L’esito di tale impostazione può creare discussioni e obiezioni. Questo è un ulteriore merito del libro. Per Straffelini la scienza può generare analogie e intuizioni in grado di gettare luce per una migliore interpretazione della rivelazione basata sulla Scrittura. Il credente non deve aver paura della scienza. La fede è invece una via possibile per capire il mondo senza rinunciare a nessuna prerogativa della razionalità.
In questo senso l’autore si colloca nel solco della riflessione di Teilhard de Chardin (non citato apertamente nel libro ma comunque presente), il gesuita scienziato e teologo, che più di altri ha cercato di “tenere insieme” la fede e la scienza, in primis attraverso uno studio approfondito
della teoria dell’evoluzione. Il pericolo insito in questo approccio è quello di voler creare il “sistema” capace di rendere razionale ciò che invece sfugge a qualsiasi logica categoriale. Non solo il mistero di Dio deborda dalla razionalità, ma pure la presenza del male e della morte – se non la guardiamo in una prospettiva naturalistica – mette in discussione ogni tentativo di comprensione. Il predominio del discorso scientifico razionale finisce per far diventare filosofia la religione. È questo il rischio principale della stessa teologia quando pretende di staccarsi dal dato biblico che invece è frammentario, contraddittorio, esaltante e oscuro, proprio come la vita.
(da “Vita trentina”, 12 novembre 2017)

Recensione su “Avvenire”

di Maurizio Shoepflin

Non si può certo dire che a Giovanni Straffelini manchi il coraggio di affrontare temi di grande complessità ed elevatezza. Di recente, tre anni dopo aver pubblicato un volume eloquentemente intitolato Manifesto per scettici (ma non troppo) in cerca di Dio, ha mandato in libreria un’opera (Uno e Trino, Lindau, pagine 124, euro 13,00) il cui sottotitolo – “Dio, la Trinità, la scienza”- fa subito comprendere su quale terreno egli intenda condurre il lettore. In particolare, sembra opportuno sottolineare il terzo termine – la scienza – perché chiarisce bene quale sia la prospettiva secondo cui l’autore ha scelto di proporre le sue riflessioni.
A questo riguardo, va ricordato che Straffelini non è un teologo di professione, bensì un ingegnere, docente ordinario all’Università di Trento: ciò non viene detto per sminuire o, al contrario, per esaltare il suo libro, ma per far capire meglio quale sia lo stile che lo caratterizza. «Sono convinto – così l’autore apre il libro- che se guardiamo il mondo con gli occhi della scienza vediamo molte luci che illuminano una strada razionale verso Dio. Se ci soffermiamo a guardare con attenzione ci accorgiamo che – per quanto l’immagine sia nebulosa e sfocata – si intravedono i contorni di una divinità che rimanda al Dio trinitario della visione cristiana». Straffelini è convinto che il sapere scientifico, lungi dall’allontanare dalla fede religiosa, costituisca il più valido strumento, prodotto dalla ragione umana, per indagare l’uomo, il cosmo e, per quanto possibile, Dio. A tale riguardo, egli menziona quelli che definisce tre Big Bang – «la nascita dell’universo, la comparsa della vita sulla terra e infine la comparsa dell’uomo» – da cui, a suo giudizio, provengono le luci che illuminano un’immagine della Trinità cristiana «Ho tentato di usare le conoscenze scientifiche e gli insegnamenti principali del cristianesimo per proporre una visione di Dio uno e trino, capace, se possibile, di ampliare il significato di quelle tradizionali venendo incontro alle esigenze di molti credenti di oggi, alla ricerca delle risposte
alle domande di senso con argomenti al passo con le conoscenze attuali». Facendo uso di un linguaggio
non specialistico, Straffelini propone un testo breve caratterizzato «da un viavai continuo tra scienza e teologia», finalizzato a mettere in luce alcune verità fondamentali del cristianesimo, tra le quali quella relativa al mistero pasquale: «Gesù Cristo con la resurrezione mostra agli uomini la loro reale natura e quale potrà essere il loro destino e la loro salvezza ultima».
(Avvenire, 9 novembre 2017)

Intervista a Radio Maria

Qui c’è l’intervista a Radio Maria con la presentazione di “Uno e trino”.
Grazie a Francesco Agnoli per la stimolante conversazione su questi temi!

Intervista su il “TRENTINO”

di Christian Giacomozzi
Professore ordinario presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale a Trento, Giovanni Straffelini da tempo coniuga l’impegno in campo scientifico (tradotto in centinaia di pubblicazioni) con la riflessione su tematiche religiose, unendo due anime, ora – nel mondo accademico ma non solo – sempre più distinte, che hanno trovato in passato sintesi in grandi nomi, da Galileo a Pascal, da Copernico a Mendel. Di qui sono derivati numerosi contributi, nonché la collaborazione con la Diocesi di Trento all’iniziativa della Cattedra del Confronto tra credenti e atei. È stato edito da poco il suo ultimo lavoro, “Uno e Trino. Dio, la Trinità, la scienza” (Torino, Lindau, 2017). Lo abbiamo intervistato.
Prof. Straffelini, l’ottica con cui Lei ha affrontato la materia divina è quella dello scienziato che si apre alla fede o quella del credente che si apre alla scienza?
«Il mio punto di partenza è la scienza. Guardando il mondo, cercando di approfondirlo con il metodo scientifico, dobbiamo partire dai nostri strumenti: la ragione, i sensi che ci mettono in contatto con il mondo sensibile. Queste sono le nostre prime esperienze, di cui possiamo essere sicuri. Ma altro ci interroga. Approfondendo aspetti scientifici come la cosmologia, l’inizio dell’universo, la nascita della vita, mi sono accorto che la scienza, che pure ci ha mandati sulla luna, non riesce a rispondere a tutto. Non sappiamo come sia nata la vita, come sia nata la coscienza, come l’uomo sia diventato uomo. C’è chi, come il filosofo Thomas Nagel, ateo, smonta il Darwinismo, dicendo che l’evoluzione non è dimostrabile. Per me, da credente, l’evoluzionismo regge e spiega bene la diversificazione degli esseri viventi. Ma mi accorgo, allo stesso tempo, che non si riesce a spiegare la comparsa dell’uomo. Di alcuni aspetti riusciamo a dare conto, ma come la razionalità si sia inscritta nei nostri geni, non lo sappiamo. È un problema storico, ma anche costitutivo».
Lei dunque ha scelto di parlare di Dio, partendo dalla scienza, attraverso il libro “Uno e Trino”. Come definirebbe questo Suo contributo?
«È un saggio, molto legato ad aspetti autobiografici, pur non essendo un’autobiografia. Parto da esperienze di vita per condividere la mia riflessione, che si basa sulla mia sensibilità scientifica. È un saggio che parla di Dio e della Trinità, senza abbandonare i binari della scienza. In linea di principio, il testo si rivolge anche a chi vuole rimanere nel campo fenomenico della conoscenza scientifica».
«Non possiamo chiedere a Dio di fare cose contro la logica», ha scritto nel Suo libro: ma il concetto di Dio e di onnipotenza non sono forse alogici?
«Per me la logica va preservata. Dio non va contro la logica. Nell’onnipotenza c’è anche il rispetto della logica. Il concetto di infinito è nella nostra mente, siamo in grado di intuirlo. Ma nella realtà esso non esiste. Esiste nella nostra mente come intuizione di qualcosa che può essere sempre incrementato di uno. La mente lo coglie, ma nel nostro mondo tridimensionale i granelli di sabbia del mare saranno sempre finiti. Per noi, nel nostro mondo limitato, la mente che è capace di cogliere l’infinito e di pensare all’esistenza di altre dimensioni rimanda, inevitabilmente, a una realtà che sta oltre i nostri sensi. E dunque, forse, anche a Dio, infinito, multidimensionale, lontano da noi. Possiamo limitarci a creare dei modelli interpretativi, utili a noi per vivere, ma la nostra realtà è tridimensionale, dominata dalla materia e dunque anche dalla logica. Vivendo in questo mondo, dobbiamo fare i conti con le sue leggi. Da ingegnere, quando osservo la realtà, penso al progetto e al progettista che le stanno alle spalle. Analogamente, quando vedo il mondo ordinato, con leggi che non riesco a decifrare, penso a una mente superiore che l’ha progettato. Si rischia facilmente di cadere nel misticismo, quando si sospende il giudizio. È giusto invocare il mistero, solo dopo che si è tentato di comprendere il più possibile».
Ci sarà un momento in cui la scienza riuscirà a spiegare Dio?
«Il progresso scientifico e l’aumento delle conoscenze scientifiche spostano continuamente più in là il confine tra conoscenze e credenze. Bisogna impegnarsi nella ricerca scientifica, per vedere dov’è questo confine. In materia di fede, la scienza può aiutare a rileggere alcuni passaggi, come i tre Big Bang che hanno dato origine al tutto. Il confine possiamo certamente spostarlo in avanti, ma non riusciremo mai a leggere completamente il libro della natura, perlomeno in alcuni suoi passaggi. E dunque non arriveremo mai a comprendere e spiegare Dio. Ciò non ci esime tuttavia dal compito di capire dove siano i nostri confini».
Al termine della Sua trattazione, sono più i dubbi o le certezze?
«Ci sono ancora dei cantieri aperti e la riflessione è destinata ad andare avanti. Un punto che mi piacerebbe indagare è capire se le altre culture e le altre esperienze in cui si è declinata l’umanità, non solo quelle abramitiche, si armonizzino anch’esse, in qualche misura, con la mia riflessione. Questa è una sfida impegnativa, che potrebbe anche tradursi nella mia prossima sfida editoriale».
(pubblicato il 9 novembre 2017)

Presentazione di “Uno e Trino” su Tele Pace!

Presentazione di Uno e Trino su Telepace Trento.

telepace

Una ricerca una e trina alla trinità

La recensione di Alfredo Incollingo:

incollingoLa Trinità è probabilmente il dogma più difficile da comprendere: Dio è Uno ma anche Trino, ovvero è un Ente unico e in tre Persone. Padre, Figlio e Spirito Santo. Alle volte, come scrive Giovanni Straffelini, gli insegnanti del corso di Catechismo e gli stessi parroci sono poco chiari nel parlarne. I credenti, anche i più ferventi, hanno difficoltà nell’esplicitare questo imprescindibile principio di fede. Nessuno lo affermerebbe con certezza, o almeno chi è parco di numeri e di teorie fisiche, ma la scienza può aiutarci.

Non si tratta di dimostrare empiricamente la Trinità, ma, ragionando su di essa, si può scoprire che la ragione e la ricerca scientifica possono dimostrare logicamente la presenza non di una divinità qualsiasi, ma del Dio cristiano. Strafferini nel suo ultimo volume, “Uno e Trino: Dio, la Trinità, la scienza” (Lindau, 2017), ci spiega, partendo da tre “Big Bang”, ovvero da tre punti critici della scienza moderna (creazione del cosmo, nascita della vita e comparsa dell’uomo), come sia possibile spiegare la Trinità e dimostrare razionalmente l’esistenza di Dio. Partendo dalla persona del Padre, l’autore si addentra a provare la razionalità del creato, perché tutti i suoi fenomeni sono regolati da leggi intrinseche, spesso particolari, che riguardano anche la vita e l’uomo.

“Uno e trino”, sul Corriere del Trentino

Ecco la presentazione di “Uno e Trino” sul Corriere Trentino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

22 novembre: presentazione ufficiale!

 

Locandina Straffelini

“Un triplo Big Bang sta alla base di tutto”

Ringrazio Alberto Piccioni per la bella intervista sul giornale l’Adige!

Per chi vuole leggerla, il pdf è scaricabile qui: Adige-Uno&Trino.

UNO E TRINO: In libreria!

Da “Uno e trino” – In libreria da lunedì 25 settembre!
“«Non abbiate paura», insegnava Giovanni Paolo II. Soprattutto della scienza – verrebbe da aggiungere. Il metodo scientifico, infatti, è basato sulla razionalità, la qualità distintiva dell’uomo. È il metodo migliore che abbiamo a disposizione per affrontare il difficile compito di osservare e capire l’universo e il ruolo dell’uomo al suo interno; rifiutarlo sarebbe – letteralmente – irrazionale. Però esso non è sempre garanzia di risultato sicuro, e proprio lo studio dei passaggi fondamentali che hanno portato il mondo a essere quello che è – vale a dire la nascita dell’universo, la comparsa della vita sulla Terra e infine la comparsa dell’uomo – è caratterizzato da difficoltà che si moltiplicano come infinite matrioske, mostrando come la scienza abbia dei limiti che, almeno in questi casi, appaiono barriere invalicabili. Attraverso l’indagine di questi passaggi critici – denominati in questo scritto, con un po’ di licenza scientifica, i tre Big Bang – è possibile scorgere delle luci che illuminano il divino, rendendo concreta e razionale la possibilità di Dio, uno e trino.”

La Trinità: un affare da specialisti?

Gentile direttore, vorrei condividere con lei una mia preoccupazione di fede. Ho l’impressione che oggi sembri poco appropriato parlare della Trinità cristiana. Che anche molti cristiani considerino la riflessione su Dio uno e trino un lavoro da specialisti, se non proprio un’inutile complicazione lungo il cammino spirituale. Ho parlato di questo con alcuni sacerdoti, e ho avuto l’impressione che anche loro affrontino il tema quando non possono farne a meno, e a malavoglia (con imbarazzo?). A me sembra – ma questo è il parere che vorrei chiederle – che ogni credente cristiano dovrebbe invece riappropriarsi con convinzione della visione trinitaria di Dio, che è sicuramente un grande mistero ma è anche la base della nostra fede sulla quale abbiamo impostato la nostra vita. Abbiamo la rappresentazione bellissima che ci ha lasciato sant’Agostino (la Trinità come l’Amante, l’Amato e l’Amore che lega l’uno e l’altro e fa dimorare Dio in tutti gli uomini). Ma abbiamo anche la visione trinitaria nella prospettiva della creazione, già abbozzata da Agostino e patrimonio soprattutto della tradizione orientale. Forse dovremmo riscoprire anche questa visione potenzialmente molto ricca, soprattutto se riusciamo a vedere nelle scoperte della scienza sulla nascita dell’universo, la comparsa della vita e dell’uomo non tanto minacce alla fede ma piuttosto ulteriori nessi e analogie che aiutano a trasmettere sempre meglio il senso profondo del mistero trinitario. Che ne pensa? Ritiene che la fede possa essere più solida e serena se riposa su frammenti di realtà che siamo in grado di capire sempre meglio?

Risponde don Antonio Rizzolo, direttore di Famiglia Cristiana:

Sono d’accordo: la Trinità è al centro della nostra fede cristiana. Purtroppo è stata presentata spesso come un teorema matematico, un enigma teologico. Mentre riguarda la nostra vita di ogni giorno. Dio stesso, rivelandosi come uno e trino, ci ha fatto capire che non è solitario o distaccato, ma è comunione e ci vuole coinvolgere nell’Amore che unisce il Padre e il Figlio. Come ha detto Gesù, “se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. Se solo scoprissimo un po’ di più la bellezza di questo coinvolgimento nell’amore di Dio, se solo capissimo che siamo fatti per la relazione, per amore, essendo stati creati a immagine e somiglianza dell’Amore! La Trinità non è tanto un mistero inaccessibile, ma la rivelazione di Dio comunione d’Amore, che ci vuole coinvolgere come figli amati per amarci gli uni gli altri.

(Famiglia Cristiana, N° 35, 27 agosto 2017)

I libri di Mauro Stenico

Vorrei segnalare agli amici lettori del blog i libri di Mauro Stenico che trattano soprattutto del rapporto tra lo studio della natura e le fede cristiana cattolica: Ragionevole creazione (Fondaz. Museo Storico Trentino, 2015), Una meraviglia cosmica (Solfanelli, 2016), Dall’archè al Big Bang (Fondaz. Museo Storico Trentino, 2017)

E questo per diversi motivi.
Primo, Mauro è uno studioso con una preparazione veramente eccellente su tutti i temi che affronta. Alle conoscenze filosofiche e teologiche, che costituiscono il suo background, ha aggiunto solide conoscenze scientifiche, per cui è in grado di riflettere su fisica e biologica in modo sempre attento e preciso.
Secondo, Mauro possiede una notevole capacità di sintesi e “amalgamazione”, diciamo così, ti tali conoscenze, riuscendo sempre a mantenere chiaro il suo intento, che è anche il principio guida delle sue riflessioni, vale a dire la difesa e promozione ragionata della visione cristiana.
Terzo, Mauro è dotato di una notevole capacità di scrittura che rende la lettura dei suoi scritti una gradevole esperienza; cosa che ovviamente non guasta per mantenere la giusta attenzione del lettore fino alla fine.

Tra i libri di Mauro, segnalo in particolare l’ultimo, Dall’archè al Big Bang, nel quale egli mette a frutto i suoi documentati studi si George Lamaitre e le sue conoscenze storiche, per presentare un attraente affresco sulla storia e il significato del Big Bang, la nascita dell’universo. Non tutti sanno che il sacerdote e fisico belga Lamaitre è stato il primo a postulare e modellare matematicamente il Big Bang, una teoria cosmologica oggi unanimemente accettata da tutti gli scienziati ma che al tempo era osteggiata da molti fisici, sia per motivi prettamente scientifici – come nel caso di Albert Einstein – che per motivi politici, come nel caso di molti scienziati sovietici che vedevano (a ragione, possiamo ben dire!) nella teoria del Big Bang una strada per arrivare a Dio.