Recensione su “Avvenire”

di Maurizio Shoepflin

Non si può certo dire che a Giovanni Straffelini manchi il coraggio di affrontare temi di grande complessità ed elevatezza. Di recente, tre anni dopo aver pubblicato un volume eloquentemente intitolato Manifesto per scettici (ma non troppo) in cerca di Dio, ha mandato in libreria un’opera (Uno e Trino, Lindau, pagine 124, euro 13,00) il cui sottotitolo – “Dio, la Trinità, la scienza”- fa subito comprendere su quale terreno egli intenda condurre il lettore. In particolare, sembra opportuno sottolineare il terzo termine – la scienza – perché chiarisce bene quale sia la prospettiva secondo cui l’autore ha scelto di proporre le sue riflessioni.
A questo riguardo, va ricordato che Straffelini non è un teologo di professione, bensì un ingegnere, docente ordinario all’Università di Trento: ciò non viene detto per sminuire o, al contrario, per esaltare il suo libro, ma per far capire meglio quale sia lo stile che lo caratterizza. «Sono convinto – così l’autore apre il libro- che se guardiamo il mondo con gli occhi della scienza vediamo molte luci che illuminano una strada razionale verso Dio. Se ci soffermiamo a guardare con attenzione ci accorgiamo che – per quanto l’immagine sia nebulosa e sfocata – si intravedono i contorni di una divinità che rimanda al Dio trinitario della visione cristiana». Straffelini è convinto che il sapere scientifico, lungi dall’allontanare dalla fede religiosa, costituisca il più valido strumento, prodotto dalla ragione umana, per indagare l’uomo, il cosmo e, per quanto possibile, Dio. A tale riguardo, egli menziona quelli che definisce tre Big Bang – «la nascita dell’universo, la comparsa della vita sulla terra e infine la comparsa dell’uomo» – da cui, a suo giudizio, provengono le luci che illuminano un’immagine della Trinità cristiana «Ho tentato di usare le conoscenze scientifiche e gli insegnamenti principali del cristianesimo per proporre una visione di Dio uno e trino, capace, se possibile, di ampliare il significato di quelle tradizionali venendo incontro alle esigenze di molti credenti di oggi, alla ricerca delle risposte
alle domande di senso con argomenti al passo con le conoscenze attuali». Facendo uso di un linguaggio
non specialistico, Straffelini propone un testo breve caratterizzato «da un viavai continuo tra scienza e teologia», finalizzato a mettere in luce alcune verità fondamentali del cristianesimo, tra le quali quella relativa al mistero pasquale: «Gesù Cristo con la resurrezione mostra agli uomini la loro reale natura e quale potrà essere il loro destino e la loro salvezza ultima».
(Avvenire, 9 novembre 2017)

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Intervista a Radio Maria

Qui c’è l’intervista a Radio Maria con la presentazione di “Uno e trino”.
Grazie a Francesco Agnoli per la stimolante conversazione su questi temi!

Intervista su il “TRENTINO”

di Christian Giacomozzi
Professore ordinario presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale a Trento, Giovanni Straffelini da tempo coniuga l’impegno in campo scientifico (tradotto in centinaia di pubblicazioni) con la riflessione su tematiche religiose, unendo due anime, ora – nel mondo accademico ma non solo – sempre più distinte, che hanno trovato in passato sintesi in grandi nomi, da Galileo a Pascal, da Copernico a Mendel. Di qui sono derivati numerosi contributi, nonché la collaborazione con la Diocesi di Trento all’iniziativa della Cattedra del Confronto tra credenti e atei. È stato edito da poco il suo ultimo lavoro, “Uno e Trino. Dio, la Trinità, la scienza” (Torino, Lindau, 2017). Lo abbiamo intervistato.
Prof. Straffelini, l’ottica con cui Lei ha affrontato la materia divina è quella dello scienziato che si apre alla fede o quella del credente che si apre alla scienza?
«Il mio punto di partenza è la scienza. Guardando il mondo, cercando di approfondirlo con il metodo scientifico, dobbiamo partire dai nostri strumenti: la ragione, i sensi che ci mettono in contatto con il mondo sensibile. Queste sono le nostre prime esperienze, di cui possiamo essere sicuri. Ma altro ci interroga. Approfondendo aspetti scientifici come la cosmologia, l’inizio dell’universo, la nascita della vita, mi sono accorto che la scienza, che pure ci ha mandati sulla luna, non riesce a rispondere a tutto. Non sappiamo come sia nata la vita, come sia nata la coscienza, come l’uomo sia diventato uomo. C’è chi, come il filosofo Thomas Nagel, ateo, smonta il Darwinismo, dicendo che l’evoluzione non è dimostrabile. Per me, da credente, l’evoluzionismo regge e spiega bene la diversificazione degli esseri viventi. Ma mi accorgo, allo stesso tempo, che non si riesce a spiegare la comparsa dell’uomo. Di alcuni aspetti riusciamo a dare conto, ma come la razionalità si sia inscritta nei nostri geni, non lo sappiamo. È un problema storico, ma anche costitutivo».
Lei dunque ha scelto di parlare di Dio, partendo dalla scienza, attraverso il libro “Uno e Trino”. Come definirebbe questo Suo contributo?
«È un saggio, molto legato ad aspetti autobiografici, pur non essendo un’autobiografia. Parto da esperienze di vita per condividere la mia riflessione, che si basa sulla mia sensibilità scientifica. È un saggio che parla di Dio e della Trinità, senza abbandonare i binari della scienza. In linea di principio, il testo si rivolge anche a chi vuole rimanere nel campo fenomenico della conoscenza scientifica».
«Non possiamo chiedere a Dio di fare cose contro la logica», ha scritto nel Suo libro: ma il concetto di Dio e di onnipotenza non sono forse alogici?
«Per me la logica va preservata. Dio non va contro la logica. Nell’onnipotenza c’è anche il rispetto della logica. Il concetto di infinito è nella nostra mente, siamo in grado di intuirlo. Ma nella realtà esso non esiste. Esiste nella nostra mente come intuizione di qualcosa che può essere sempre incrementato di uno. La mente lo coglie, ma nel nostro mondo tridimensionale i granelli di sabbia del mare saranno sempre finiti. Per noi, nel nostro mondo limitato, la mente che è capace di cogliere l’infinito e di pensare all’esistenza di altre dimensioni rimanda, inevitabilmente, a una realtà che sta oltre i nostri sensi. E dunque, forse, anche a Dio, infinito, multidimensionale, lontano da noi. Possiamo limitarci a creare dei modelli interpretativi, utili a noi per vivere, ma la nostra realtà è tridimensionale, dominata dalla materia e dunque anche dalla logica. Vivendo in questo mondo, dobbiamo fare i conti con le sue leggi. Da ingegnere, quando osservo la realtà, penso al progetto e al progettista che le stanno alle spalle. Analogamente, quando vedo il mondo ordinato, con leggi che non riesco a decifrare, penso a una mente superiore che l’ha progettato. Si rischia facilmente di cadere nel misticismo, quando si sospende il giudizio. È giusto invocare il mistero, solo dopo che si è tentato di comprendere il più possibile».
Ci sarà un momento in cui la scienza riuscirà a spiegare Dio?
«Il progresso scientifico e l’aumento delle conoscenze scientifiche spostano continuamente più in là il confine tra conoscenze e credenze. Bisogna impegnarsi nella ricerca scientifica, per vedere dov’è questo confine. In materia di fede, la scienza può aiutare a rileggere alcuni passaggi, come i tre Big Bang che hanno dato origine al tutto. Il confine possiamo certamente spostarlo in avanti, ma non riusciremo mai a leggere completamente il libro della natura, perlomeno in alcuni suoi passaggi. E dunque non arriveremo mai a comprendere e spiegare Dio. Ciò non ci esime tuttavia dal compito di capire dove siano i nostri confini».
Al termine della Sua trattazione, sono più i dubbi o le certezze?
«Ci sono ancora dei cantieri aperti e la riflessione è destinata ad andare avanti. Un punto che mi piacerebbe indagare è capire se le altre culture e le altre esperienze in cui si è declinata l’umanità, non solo quelle abramitiche, si armonizzino anch’esse, in qualche misura, con la mia riflessione. Questa è una sfida impegnativa, che potrebbe anche tradursi nella mia prossima sfida editoriale».
(pubblicato il 9 novembre 2017)

Presentazione di “Uno e Trino” su Tele Pace!

Presentazione di Uno e Trino su Telepace Trento.

telepace

Una ricerca una e trina alla trinità

La recensione di Alfredo Incollingo:

incollingoLa Trinità è probabilmente il dogma più difficile da comprendere: Dio è Uno ma anche Trino, ovvero è un Ente unico e in tre Persone. Padre, Figlio e Spirito Santo. Alle volte, come scrive Giovanni Straffelini, gli insegnanti del corso di Catechismo e gli stessi parroci sono poco chiari nel parlarne. I credenti, anche i più ferventi, hanno difficoltà nell’esplicitare questo imprescindibile principio di fede. Nessuno lo affermerebbe con certezza, o almeno chi è parco di numeri e di teorie fisiche, ma la scienza può aiutarci.

Non si tratta di dimostrare empiricamente la Trinità, ma, ragionando su di essa, si può scoprire che la ragione e la ricerca scientifica possono dimostrare logicamente la presenza non di una divinità qualsiasi, ma del Dio cristiano. Strafferini nel suo ultimo volume, “Uno e Trino: Dio, la Trinità, la scienza” (Lindau, 2017), ci spiega, partendo da tre “Big Bang”, ovvero da tre punti critici della scienza moderna (creazione del cosmo, nascita della vita e comparsa dell’uomo), come sia possibile spiegare la Trinità e dimostrare razionalmente l’esistenza di Dio. Partendo dalla persona del Padre, l’autore si addentra a provare la razionalità del creato, perché tutti i suoi fenomeni sono regolati da leggi intrinseche, spesso particolari, che riguardano anche la vita e l’uomo.

“Uno e trino”, sul Corriere del Trentino

Ecco la presentazione di “Uno e Trino” sul Corriere Trentino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

22 novembre: presentazione ufficiale!

 

Locandina Straffelini

“Un triplo Big Bang sta alla base di tutto”

Ringrazio Alberto Piccioni per la bella intervista sul giornale l’Adige!

Per chi vuole leggerla, il pdf è scaricabile qui: Adige-Uno&Trino.

UNO E TRINO: In libreria!

Da “Uno e trino” – In libreria da lunedì 25 settembre!
“«Non abbiate paura», insegnava Giovanni Paolo II. Soprattutto della scienza – verrebbe da aggiungere. Il metodo scientifico, infatti, è basato sulla razionalità, la qualità distintiva dell’uomo. È il metodo migliore che abbiamo a disposizione per affrontare il difficile compito di osservare e capire l’universo e il ruolo dell’uomo al suo interno; rifiutarlo sarebbe – letteralmente – irrazionale. Però esso non è sempre garanzia di risultato sicuro, e proprio lo studio dei passaggi fondamentali che hanno portato il mondo a essere quello che è – vale a dire la nascita dell’universo, la comparsa della vita sulla Terra e infine la comparsa dell’uomo – è caratterizzato da difficoltà che si moltiplicano come infinite matrioske, mostrando come la scienza abbia dei limiti che, almeno in questi casi, appaiono barriere invalicabili. Attraverso l’indagine di questi passaggi critici – denominati in questo scritto, con un po’ di licenza scientifica, i tre Big Bang – è possibile scorgere delle luci che illuminano il divino, rendendo concreta e razionale la possibilità di Dio, uno e trino.”

La Trinità: un affare da specialisti?

Gentile direttore, vorrei condividere con lei una mia preoccupazione di fede. Ho l’impressione che oggi sembri poco appropriato parlare della Trinità cristiana. Che anche molti cristiani considerino la riflessione su Dio uno e trino un lavoro da specialisti, se non proprio un’inutile complicazione lungo il cammino spirituale. Ho parlato di questo con alcuni sacerdoti, e ho avuto l’impressione che anche loro affrontino il tema quando non possono farne a meno, e a malavoglia (con imbarazzo?). A me sembra – ma questo è il parere che vorrei chiederle – che ogni credente cristiano dovrebbe invece riappropriarsi con convinzione della visione trinitaria di Dio, che è sicuramente un grande mistero ma è anche la base della nostra fede sulla quale abbiamo impostato la nostra vita. Abbiamo la rappresentazione bellissima che ci ha lasciato sant’Agostino (la Trinità come l’Amante, l’Amato e l’Amore che lega l’uno e l’altro e fa dimorare Dio in tutti gli uomini). Ma abbiamo anche la visione trinitaria nella prospettiva della creazione, già abbozzata da Agostino e patrimonio soprattutto della tradizione orientale. Forse dovremmo riscoprire anche questa visione potenzialmente molto ricca, soprattutto se riusciamo a vedere nelle scoperte della scienza sulla nascita dell’universo, la comparsa della vita e dell’uomo non tanto minacce alla fede ma piuttosto ulteriori nessi e analogie che aiutano a trasmettere sempre meglio il senso profondo del mistero trinitario. Che ne pensa? Ritiene che la fede possa essere più solida e serena se riposa su frammenti di realtà che siamo in grado di capire sempre meglio?

Risponde don Antonio Rizzolo, direttore di Famiglia Cristiana:

Sono d’accordo: la Trinità è al centro della nostra fede cristiana. Purtroppo è stata presentata spesso come un teorema matematico, un enigma teologico. Mentre riguarda la nostra vita di ogni giorno. Dio stesso, rivelandosi come uno e trino, ci ha fatto capire che non è solitario o distaccato, ma è comunione e ci vuole coinvolgere nell’Amore che unisce il Padre e il Figlio. Come ha detto Gesù, “se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. Se solo scoprissimo un po’ di più la bellezza di questo coinvolgimento nell’amore di Dio, se solo capissimo che siamo fatti per la relazione, per amore, essendo stati creati a immagine e somiglianza dell’Amore! La Trinità non è tanto un mistero inaccessibile, ma la rivelazione di Dio comunione d’Amore, che ci vuole coinvolgere come figli amati per amarci gli uni gli altri.

(Famiglia Cristiana, N° 35, 27 agosto 2017)

I libri di Mauro Stenico

Vorrei segnalare agli amici lettori del blog i libri di Mauro Stenico che trattano soprattutto del rapporto tra lo studio della natura e le fede cristiana cattolica: Ragionevole creazione (Fondaz. Museo Storico Trentino, 2015), Una meraviglia cosmica (Solfanelli, 2016), Dall’archè al Big Bang (Fondaz. Museo Storico Trentino, 2017)

E questo per diversi motivi.
Primo, Mauro è uno studioso con una preparazione veramente eccellente su tutti i temi che affronta. Alle conoscenze filosofiche e teologiche, che costituiscono il suo background, ha aggiunto solide conoscenze scientifiche, per cui è in grado di riflettere su fisica e biologica in modo sempre attento e preciso.
Secondo, Mauro possiede una notevole capacità di sintesi e “amalgamazione”, diciamo così, ti tali conoscenze, riuscendo sempre a mantenere chiaro il suo intento, che è anche il principio guida delle sue riflessioni, vale a dire la difesa e promozione ragionata della visione cristiana.
Terzo, Mauro è dotato di una notevole capacità di scrittura che rende la lettura dei suoi scritti una gradevole esperienza; cosa che ovviamente non guasta per mantenere la giusta attenzione del lettore fino alla fine.

Tra i libri di Mauro, segnalo in particolare l’ultimo, Dall’archè al Big Bang, nel quale egli mette a frutto i suoi documentati studi si George Lamaitre e le sue conoscenze storiche, per presentare un attraente affresco sulla storia e il significato del Big Bang, la nascita dell’universo. Non tutti sanno che il sacerdote e fisico belga Lamaitre è stato il primo a postulare e modellare matematicamente il Big Bang, una teoria cosmologica oggi unanimemente accettata da tutti gli scienziati ma che al tempo era osteggiata da molti fisici, sia per motivi prettamente scientifici – come nel caso di Albert Einstein – che per motivi politici, come nel caso di molti scienziati sovietici che vedevano (a ragione, possiamo ben dire!) nella teoria del Big Bang una strada per arrivare a Dio.

Ultimo numero del DII News!

Qui potete scaricare l’ultimo numero del “DII News”, la rivista del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Trento: DII News.

Ordine e disordine nell’Universo

L’Universo può essere visto come un immenso sistema complesso, contenente una quantità enorme di parti: stelle, pianeti, buchi neri … Un’importante legge della fisica – talmente importante da essere assunta al rango di principio – afferma che “l’entropia dell’Universo è in continuo aumento”. Cosa significa? E che importanza riveste tale principio nell’ottica del discorso sulle luci che indicano il divino?

L’entropia è un parametro che in modo semplice misura il livello di disordine di un sistema. Pensiamo ad un sistema noto a tutti: la nostra stanza, contenente diversi oggetti e delimitata dalla sue pareti. Ora, questi oggetti possono essere disposti in modo ordinato (in posti precisi secondo i nostri intendimenti) oppure essere disposti più o meno alla rinfusa. Se il disordine è elevato significa che l’entropia della stanza è elevata, e viceversa. Infatti ordine significa posti precisi mentre disordine significa che gli oggetti possono stare in tutti gli altri posti disponibili che sono molti di più, come sappiamo bene! Quindi il disordine è più probabile dell’ordine e un sistema chiuso (come la propria stanza con porte e finestre chiuse) può evolvere nel tempo con maggiore probabilità verso il disordine che verso l’ordine, in accordo col principio che abbiamo appena enunciato. Può succedere, ad esempio, che prima o poi il lampadario si stacchi dal soffitto; cadendo può andare a sbattere contro la scrivania scaraventando lontano tutti gli oggetti che vi erano ben allineati. E il disordine è bell’e fatto. E se il sistema fosse aperto? In un sistema aperto l’ordine può aumentare, ma ciò può avvenire solo se si crea disordine da un’altra parte così che l’entropia totale dell’Universo comunque aumenti. Ad esempio, se entro nella mia stanza e vi metto ordine, l’entropia nella stanza diminuisce. Ma nel fare ciò consumo energia, e tale consumo provoca (o ha provocato qualche tempo prima) disordine nell’Universo; ad esempio, l’energia che consumo è stata introdotta nel mio organismo col cibo per la cui produzione è stato fatto del disordine dove è stato prodotto. In ogni caso tale aumento di entropia è maggiore del calo di entropia nella mia stanza, e quindi l’entropia dell’Universo aumenta sempre.
Bene: quali sono le conseguenze di questo principio della fisica? Almeno tre. La prima è che l’Universo deve aver avuto un inizio nel tempo; se fosse infinito, infatti, l’entropia sarebbe aumentata così tanto da causare il massimo disordine possibile che corrisponde alla morte termica dell’Universo stesso. Siccome viviamo in un mondo caratterizzato da ordine (anche la vita è ordine, come vedremo) significa che l’Universo non ha ancora raggiunto la morte termica e non può dunque esistere da sempre.
La seconda conseguenza è che all’inizio dell’Universo il grado di ordine doveva essere elevatissimo, vista che esso cala continuamente mano a mano che il tempo passa. Ma ciò appare incompatibile con l’idea che il Big Bang abbia determinato una situazione estremamente caotica, come già visto. Come si spiega tale apparente paradosso? Il fatto è che l’Universo è un sistema aperto, e i processi di ordinamento locale (come quelli che portarono alla formazione delle stelle) sono stati più che compensati dall’aumento di disordine (dell’entropia) nelle nuove zone dell’Universo in espansione. Pertanto, l’entropia totale dell’Universo è sempre aumentata fin dalle fasi iniziali perché l’espansione dell’Universo ha creato una maggiore possibilità di disordine che ha compensato la creazione locale di ordine, dovuto alla formazione dei diversi corpi celesti.
Ma è la terza conseguenza quella più intrigante. Noi sappiamo che l’idea di entropia è correlata a quella di informazione. Se in un sistema – ad esempio la nostra stanza – l’entropia diminuisce significa che è stato fatto ordine secondo un determinato criterio, seguendo cioè una certa informazione. L’entropia – possiamo anche dire – è una misura della nostra ignoranza (vale a dire della mancanza di informazione) sullo stato preciso di un sistema (cioè sulla conoscenza di dove sono precisamente gli oggetti nella stanza). Senza dimenticare peraltro che l’ordine appare tale se chi osserva la stanza parla lo stesso linguaggio del padrone della stanza, cioè se chi riceve l’informazione parla lo stesso linguaggio di chi la trasmette: un alieno che non conosce il nostro linguaggio non capisce l’ordine che c’è nella nostra stanza! Ma se ora proviamo a mettere in analogia i sistemi complessi naturali con quelli creati dall’uomo, sorgono spontaneamente alcune domande stuzzicanti: da dove è venuta l’informazione che ha permesso la creazione di ordine nell’Universo in espansione? chi (o che cosa) ha determinato le leggi che danno ordine all’Universo? L’Universo è un sistema complesso costituito da materia (i mattoncini) e informazione (il progetto): chi è il progettista? E perché noi capiamo l’ordine dell’Universo, vale a dire riusciamo a interpretare le leggi della natura (che sono espresse con il linguaggio della matematica)? Significa che parliamo lo stesso linguaggio del progettista?

(da “Manifesto per scettici – ma non troppo – in cerca di Dio”, Lindau, 2015)

Evoluzionismo e fede cristiana

Prima del 1859 – anno di pubblicazione de L’origine della specie da parte di Charles Darwin – era difficile contestare san Paolo, laddove nella lettera ai Romani decantava l’intelletto umano capace di contemplare la potenza di Dio nelle opere da lui compiute. Chi poteva aver creato le bellezze della natura se non Dio? Dopo di allora qualcosa è cambiato, e sono apparsi nuovi argomenti per non credere, e pure per contestare l’insegnamento della Chiesa. Ma l’evoluzionismo darwiniano pregiudica veramente l’autorità della Bibbia? Mette realmente in dubbio l’idea della Creazione divina secondo l’interpretazione cristiana? Vediamo che in realtà non è così, anzi.

Senza dubbio, dal 1859 si è accentuato il conflitto tra credenti – in particolare cristiani – e atei perché molte argomentazioni darwiniane sono state percepite dai credenti come un attacco alla Bibbia e alla propria fede in generale. E non mi riferisco tanto al tema della creazione in sette giorni descritto dalla Genesi, ma piuttosto all’idea devastante che l’uomo non sia niente altro che un animale. L’equazione uomo=scimmia nuda con buona ragione infastidisce e irrita il credente che intende l’uomo fatto a immagine e somiglianza – per quanto imperfetta – di Dio. Tuttavia i contrasti non si superano certo mantenendo i magisteri separati: della serie tutti fanno i fatti propri. Serve piuttosto il dialogo o, meglio, l’integrazione delle due visioni. Del resto la nostra mente non è divisa in compartimenti stagni e ogni suddivisione in piani interpretativi è artificiosa; inoltre la scienza solleva spesso interrogativi che hanno una portata anche teologica (penso pure alla bioetica, che oggi solleva nuove domande per tutti) ai quali non si può voltare le spalle. Il credente deve dunque misurarsi con gli avanzamenti della scienza e secondo l’insegnamento di sant’Agostino essere pure pronto a modificare la propria interpretazione di alcuni passi della Bibbia se l’evidenza scientifica dovesse spingere in questa direzione. Del resto la Bibbia non ci indica come funzioni il Cielo, ma come si vada in Cielo (Galileo dixit).

Senza dubbio nell’ottica del modello del dialogo si è mosso papa Giovanni Paolo II, che in tema di evoluzionismo ha dichiarato in un discorso del 26 aprile 1985:

La fede nella creazione rettamente compresa e la teoria dell’evoluzione rettamente intesa non si intralciano a vicenda: l’evoluzione infatti presuppone la creazione; la creazione si pone nella luce dell’evoluzione come un avvenimento che si estende nel tempo – come una creatio continua – in cui Dio diventa visibile agli occhi del credente come Creatore del cielo e della terra.

Penso che ogni cristiano possa riconoscersi in questa visione di Dio, Creatore dell’Universo e coinvolto nella creazione continua – nel tempo – degli esseri viventi, attraverso i meccanismi dell’evoluzione per selezione naturale. Vediamo allora brevemente i tratti salienti di tali meccanismi.

La teoria dell’evoluzione per selezione naturale, proposta da Darwin e poi affinata da diversi scienziati nella cosiddetta sintesi moderna, cerca di spiegare la diversificazione degli esseri viventi a partire dalla cellula procariota originale (non la nascita della vita dal brodo primordiale, intendiamoci), attraverso due processi che avvengono in successione. Dapprima si ha un processo diffusivo, con la creazione casuale – nelle nuove generazioni – di piccole diversità di caratteri come conseguenza di modificazioni nella struttura del genoma tra originale e copia. Poi si ha un processo orientato dall’ambiente, che favorisce gli individui che riescono a dare una prole più numerosa (e dunque caratterizzati da un vantaggio evolutivo). Naturalmente i punti critici sono numerosi, ma qui vale la pena soffermarsi solo sul ruolo giocato dal caso nei processi diffusivi. Diverse indagini mostrano chiaramente come esso implichi tempi inaccettabilmente lunghi per giungere alla formazione di particolari caratteri o organi biologici. Perfino il noto darwinista ateo Richard Dawkins è d’accordo: “non serve essere matematici o fisici”, ha scritto, “per calcolare che un occhio o una molecola di emoglobina impiegherebbero da qui all’infinito per assemblarsi da sé mediante una fortuna bella e buona in mezzo al caos”. Ma allora, come si sono formati e diversificati gli esseri viventi che conosciamo? C’è stato qualcosa che ha agevolato o aiutato i processi dell’evoluzione per ridurre i tempi in gioco?

La risposta è si, e tutti sono d’accordo sul possibile meccanismo ma non sulla sua interpretazione. Il meccanismo proposto da Dawkins e altri è più o meno il seguente. Si immagini il genoma come un libro di istruzioni, e dunque una certa frase obiettivo – ad esempio “la vita è bella” – come un particolare gene. Si immagini ora un sistema casuale di generazione delle 12 lettere che compongono la frase, e un meccanismo di copiatura che mantenga le lettere giuste nelle rispettive posizione. Simulazioni al computer mostrano che si può così ottenere la frase obiettivo in tempi ragionevoli. Ma se il ragionamento di Dawkins e soci qui si ferma, altri potrebbero chiedersi: chi ha fissato la frase obiettivo? Chi è intervenuto privilegiando nella copiatura le lettere giuste al posto giusto? E’ chiaro che questo meccanismo può benissimo indicare l’esistenza di una mente sovrannaturale (Dio) che ha progettato gli obiettivi da raggiungere, e che ha perseguito il loro raggiungimento intervenendo nei meccanismi propri dell’evoluzione, cioè indirizzando la casualità degli eventi nella giusta direzione. Nessuno vieta di pensare che una serie di eventi singolarmente casuali e che conducano ad un certo risultato, si possano vedere – a posteriori – come guidati da una mente esterna, che ha trasferito la necessaria informazione (Logos) per raggiungere l’obiettivo. Un Dio dunque nascosto, che è intervenuto e interviene nel mondo senza farsi sorprendere, e senza dunque limitare la libertà dell’uomo. Se riavvolgessimo il nastro della storia della vita, ha dichiarato il noto paleontologo ateo Stephen Jay Gould, le cose andrebbero in modo del tutto diverso, perché tutto si è evoluto in modo puramente casuale; ma un credente potrebbe invece pensare che tutto andrebbe, più o meno, ancora allo stesso modo, perché così è previsto nel benevolo progetto di Dio, e da Lui realizzato attraverso la creatio continua dell’evoluzione.

Rimane da capire – e integrare nella visione cristiana – la grande criticità (il mistero?) della comparsa dell’uomo nel corso del percorso evolutivo. Può venire in aiuto ancora Giovanni Paolo II, che nel 1986 scrisse:

Dal punto di vista della dottrina della fede, non si vedono difficoltà nello spiegare l’origine dell’uomo, in quanto corpo, mediante l’ipotesi dell’evoluzionismo…. E’ cioè possibile che il corpo umano seguendo l’ordine impresso dal Creatore.. sia stato gradatamente preparato nelle forme di esseri viventi antecedenti. L’anima umana, però, da cui dipende in definitiva l’umanità dell’uomo essendo spirituale non può essere emersa dalla materia”.

Anche l’uomo, come tutti gli esseri viventi, è un sistema complesso, chimico, coerente e dotato di un programma che è inscritto nel genoma e che permette la costruzione, per così dire, di tutti gli organi al loro posto, e pure il loro funzionamento. Si, perché il genoma inscrive nei pattern neuronali del cervello anche le istruzioni base per permettere ad ogni uomo di diventare quello che è, con la sua capacità di parlare, capire le altre persone, ragionare, decidere, provare sentimenti, insomma con tutto il mondo della sua umanità. Tra le caratteristiche peculiari dell’uomo c’è naturalmente la libertà, e dunque anche la razionalità per poter decidere in modo ponderato; e dunque pure la consapevolezza, per essere bene presente a se stessi nel momento della libera decisione. Ma questa triade magnifica e misteriosa, libertà – razionalità – consapevolezza, che il credente identifica, insieme alle altre caratteristiche spirituali dell’uomo, nell’idea di anima, come ha potuto formarsi nel cammino dell’evoluzione?

La scienza ha alcune risposte che sono però insufficienti. Si limita a constatare che la coscienza (così è chiamata dalle neuroscienze la triade misteriosa, vale e dire la capacità dell’uomo di rispondere opportunamente alle sollecitazioni ambientali) ha a che fare con il cervello. Ma dire che la coscienza è un epifonemeno del cervello, vale a dire un suo misterioso prodotto emergente, è come dire nulla. Si perché gli impulsi elettrochimici alle sinapsi dei neuroni cerebrali causano solo onde elettromagnetiche, che sono uguali in tutto e per tutto a quelle generate da altri impulsi che scaturiscono da sostanze materiali. Da dove deriva allora l’anima/coscienza? Le leggi della fisica (dell’elettrodinamica quantistica, in questo caso) non riescono neanche in linea di principio a spiegare le vita spirituale degli uomini.

Penso che non sia assolutamente vero che gli esseri umani non siano nient’altro che animali. La differenze con gli animali, che non possiedono la triade misteriosa della libertà-razionalità-consapevolezza, non sono solo di grado come pensava Darwin ma rappresentano un vero e proprio salto di qualità. C’è una differenza qualitativa (o semantica, come si dice) tra le informazioni contenute nel genoma dell’uomo da quelle contenute nel genoma degli altri animali, compresi quelli più vicini a noi nella scala evolutiva (le scimmie antropomorfe).

Vorrei concludere questa breve riflessione riportando un’affermazione di sir Ronald Fisher, uno dei padri della sintesi darwiniana moderna (un matematico-biologo credente, come credente cristiano era pure Theodosius Dobzhanski, altro padre dell’evoluzionismo; questo per evidenziare come non ci sia contrasto tra evoluzionismo e fede, come ho anche cercato di mostrare in queste semplici note):

Per le persone religiose, la novità essenziale introdotta dalla teoria dell’evoluzione della vita organica è che la creazione non finì affatto molto tempo fa; al contrario, è tuttora in corso. Nel linguaggio della Genesi, siamo al sesto giorno, probabilmente di mattina presto, e l’artista divino non ha ancora concluso la sua opera e dichiarata “molto buona”. Forse questo diventerà possibile solo quando la molto imperfetta immagine di Dio diverrà più adeguata a governare le vicende del pianeta di cui ha controllo.

E per il cristiano, naturalmente, questo potrà avvenire solo sotto la guida dell’insegnamento di Cristo, mandato apposta da Dio a correggere l’umanità che non ha fatto propriamente buon uso della libertà originaria che gli è stata accordata.

(pubblicato su: Il Margine, Anno 36, 2016, no. 10, p. 10)

Cattedra del confronto 2017

cattedra_2017

La presentazione dei laboratori del DII

dii-labsIn questo ultimo numero del DII News (dii-news-laboratori), sono presentati i nuovi laboratori, nella nuova sede di Povo al Polo Scientifico Tecnologico F. Ferrari.

L’organizzazione dei laboratori è finalizzata a garantire la funzionalità degli strumenti e la corretta conduzione delle ricerche scientifiche in corso, favorendo il più possibile l’accesso agli strumenti da parte di tutti i docenti e i ricercatori coinvolti. Con il trasferimento nelle nuove strutture, infatti, si è colta l’occasione per ristrutturare i laboratori in aree di attività, in modo da permettere scambi fruttuosi e sinergici tra i ricercatori dei diversi campi di studio.

Nei laboratori a piano terra, vale a dire localizzati allo stesso piano degli uffici dei docenti, sono posizionate prevalentemente attrezzature delicate, mentre nei laboratori interrati sono installate sia attrezzature delicate che attrezzature pesanti, come strumenti per prove meccaniche, macchine di processing e di misura, robot antropomorfi, banchi per la prototipazione, simulatori di guida, centro di fresatura, solo per fare alcuni esempi.

I laboratori del DII sono suddivisi in tre sezioni (materiali, meccatronica, e ricerca operativa; il laboratorio di ricerca operativa è parte dei laboratori leggeri a piano terra), che riflettono le tre anime del dipartimento; la struttura e organizzazione dei laboratori, tuttavia, è orientata a favorire l’integrazione delle diverse attività, che hanno il comune obiettivo della ricerca in ambito industriale.

Scienza e fede in dialogo a Tuenno

tuennoIl tema della 14° Settimana culturale di Tuenno sarà, quest’anno, dedicato ad un tema antico e modernissimo che, come in passato ha posto, anche oggi pone problemi, suscita interrogativi, innesca dibattiti vivacissimi e, a volte, scontri (pacifici ma asperrimi) tra due opposte opinioni: chi ritiene che tra fede e scienza non possa che esserci inconciliabilità totale, e quindi scontro teoretico permanente, e chi pensa, invece, che un dialogo proficuo sia possibile; possibile e fecondo. Del resto, vi sono stati, e vi sono, scienziati che si proclamano atei, e altri che invece, si dicono credenti. Per alcuni è “senza senso” credere nella Trascendenza, perché basterebbe la Scienza a spiegare tutto; il di più, affermano, è superstizione. Per altri, invece, la Scienza, da sola, non basta a rispondere alle grandi domande dell’esistenza, e l’ipotesi Dio rimane decisiva per una vita “di senso”.
Con una carrellata storica che guarderemo al passato (come dimenticare il processo al quale l’Inquisizione sottopose il grande Galileo?), ma anche agli eventi più recenti, alle aperture del Concilio Vaticano II, ai dibattiti in altre religioni (dall’Ebraismo all’Islam), all’attualità. Saremo accompagnati e guidati da esperti di varia provenienza culturale, storica, filosofica e religiosa: e perciò la Settimana del prossimo novembre offrirà ai suoi affezionati “abbonati” un ventaglio di opinioni, riflessioni, prospettive che certamente arricchiranno gli ascoltatori.
Uno spettacolo finale, il sabato conclusivo, offrirà un teatro, o un film che illustrerà un aspetto particolare del rapporto fede-scienza nella storia dell’Occidente. Un modo per continuare a dibattere un tema inesauribile…

Programma:

Lunedì 7 novembre – ore 20.30 INTRODUZIONE ALLA SETTIMANA DI STUDIO

Maria Teresa Giuriato, assessore alla Cultura Comune di Ville d’Anaunia FEDE E SCIENZA

Dott.ssa Milena Mariani (teologa) Prof. Renzo Leonardi (fisico) Moderatore:Prof. Francesco Ghia

Martedì 8 novembre – ore 20.30 EVOLUZIONISMO o CREAZIONISMO

Prof.Giovanni Straffelini (direttore vicario del Dipartimento di ingegneria industriale) Prof. Giorgio Vallortigara (neuroscienziato, prorettore alla ricerca) Moderatore: Prof. Marco Andreatta (matematico, Presidente del MUSE)

Mercoledì 9 novembre – ore 20.30 IL CASO GALILEI

Prof.ssaSelene Zorzi (teologa) Luigi Sandri (giornalista ed esperto di questioni bibliche ed ecumeniche)

Giovedì 10 novembre – ore 20.30 CONFLITTO, INDIFFERENZA, ALLEANZA

Prof. Paul Renner (teologo) Avv. Alexander Schuster (docente univ.) Moderatore: Luigi Giuriato

Venerdì 11 novembre – ore 20.30 DIALOGO TRA FEDE E SCIENZA

Prof.ssa Simonetta Giovannini Dott.ssa Batul Hanife Avv. Mauro Bondi Moderatore: Luigi Sandri

Sabato 12 novembre – ore 20.30 CONCLUSIONE DELLA SETTIMANA DI STUDIO LA TEORIA DEL TUTTO un film di James Marsh

Quello che avreste voluto sapere del calcio (ma non avete mai osato chiedere)

calcioIn attesa del Campionato di calcio, propongo alcuni numero tratti dall’ottimo libro “Tutti i numeri del calcio”, di C. Anderson e D. Sally (Mondadori). Molte cose sono sicuramente note agli appassionati, ma molte altre sono forse nuove, magari inaspettate, sicuramente intriganti.

Per cominciare:

1) E’ vero che una squadra che ha segnato un gol ne subisce facilmente subito uno?
No: i minuti successivi al gol sono quelli in cui è meno probabile che la squadra che ha segnato subisca un gol.
2) Sono utili i calci d’angolo?
No: non c’è correlazione tra corner battuti e gol fatti. I corner sono sostanzialmente inutili, solo uno su 5 frutta un tiro in porta! Una squadra segna su corner una volta ogni 10 partite… (meglio batter corto e tenere il possesso per evitare i contropiedi, come molte squadre oggi effettivamente fanno).

Bravura e… fortuna!
Nel calcio conta la fortuna & la bravura. E’ vero che più i giocatori sono bravi (e pagati) e più numerosi sono i tiri in porta, ma solo un tiro in porta su 8 finisce in gol… Dunque, di norma non vince chi tira più in porta o completa più passaggi: la squadra più forte (sia nel senso di più quotata sulla carta, sia che tira più volte in porta) vince in media la metà delle partite che gioca.

Attaccanti e gol
Il 44% dei gol sono “fortunati” cioè conseguenza di deviazioni fortuite, cross lunghi, contrasti sbagliati, palla che rimbalza storta…
Il punteggio più comune è 1-1 (seguito da: 1-0, 2-1, 2-0, 0-0, 0-1). Più del 30% delle partite finisce con al massimo 1 gol. In media si segna 2.6 gol a partita.
I gol non sono tutti uguali:
• 1 gol rende in media 1 punto (e dunque segnare almeno un gol a partita garantisce la salvezza)
• 2 gol rendono 2 punti
• 3 gol rendono 2,5 punti (il secondo gol è quindi quello più prezioso e la squadra che mira a vincere il campionato dovrebbe puntare a fare due gol a partita)
• 4 gol: vittoria pressoché sicura (farne di più non serve).
• 0 gol? Rendono circa ¼ di punto.
I gol dunque non sono tutti uguali e la bravura di un giocatore (attaccante) dovrebbe essere pesata sul “valore” del gol fatto.
Nel 1995, la Fifa ha portato da 2 a 3 i punti per ogni vittoria: sono aumentati i cartellini gialli (cioè il gioco offensivo) ma non i gol.

Difensori e gol subiti
Le squadre che segnano di più vincono il campionato nel 50% dei casi. E naturalmente chi ha la difesa più efficace (subisce meno gol) ha 50% (55% in Italia) probabilità di vincere il campionato.
Ma attenzione:
• segnare 10 gol in più riduce il numero di sconfitte del 1.76%
• subire 10 gol in meno riduce il numero di sconfitte del 2.35%
Quindi: avere una buona difesa è fondamentale se si vuole vincere il campionato.
Gol subiti a partita:
• 0 gol, in media frutta 2.5 punti (più del doppio che fare un gol!)
• 1 gol, in media frutta 1,5 punti (più che fare un gol!)
• 2 gol, in media frutta 0,5 punti
Nonostante gli attaccanti siano preferiti ai difensori, una buona difesa è più vantaggiosa di un buon attacco (e i difensori migliori non entrano mai in tackle). Insomma è meglio non perdere che vincere, anche se sembra il contrario.
In media in 90 minuti:
• un difensore tocca la palla: 63 volte
• un centrocampista tocca la palla: 73 volte
• un attaccante tocca la palla: 51 volte (soltanto..)

Quanto è importante il possesso palla?
Più che di possesso palla si dovrebbe parlare di controllo della palla; la stragrande maggioranza delle cose che un giocatore fa, le fa senza palla (in media un giocatore tocca palla per 1% del tempo che trascorre in campo). Il possesso palla è uno sforzo collettivo e denota l’abilità della squadra più che la bravura del singolo; la bravura più importante del singolo è quella di farsi trovare nel posto giusto per ricevere il passaggio.
Le squadre che passano meglio (75 – 80% dei passaggi completati), tengono più la palla, non la cedono dunque all’avversario, sono meno inclini ai contropiedi, fanno più tiri in porta e dunque più gol, e tendono ad essere vincenti.
Completare tanti passaggi è dunque una buona cosa, anche se l’arma più potente è: evitare di perdere palla (che può condurre facilmente alla sconfitta).
In ogni caso per vincere il campionato non basta la massima efficienza (fare poco ma farlo bene), occorre fare molto: molto possesso palla (più dell’avversario, dunque più del 50% in media), finalizzato ai tiri in porta (ovviamente l’efficienza non guasta..).

Gli stipendi dei giocatori
I soldi contano: spendere in un anno meno della media delle squadre del campionato significa alta probabilità di retrocessione.
I giocatori bravi costano di più (più gli attaccanti dei difensori..), ma la criticità maggiore è l’anello debole. Sono più influenti i giocatori scarsi che quelli forti. Dunque è più importante investire (pagare di più) nel ruolo più debole che sostituire un giocatore già adeguatamente forte (trascurando naturalmente l’effetto di indebolimento dell’avversario).
Stipendi dei giocatori e posizione in classifica vanni di pari passo con una dipendenza lineare e molto significativa.

Le espulsioni
Sono dannosissime. Subire un’espulsione riduce di 1/3 l’aspettativa media di punti ad incontro. Giocare in 10 contro 11 significa spesso la sconfitta.
I giocatori più scarsi (meno precisi nei passaggi, etc.) sono quelli che in media ricevono più cartellini rossi (anche i giocatori provenienti da stati poveri e con alto conflitto sociale tendono ad essere più fallosi in campo).
Un’espulsione pesa tanto quanto il fattore campo.

Le sostituzioni (e allenatore)
Quando una squadra è in svantaggio, l’allenatore dovrebbe fare il primo cambio entro il 58° minuto, il secondo entro il 73°, il terzo entro il 79°. Se una squadra non sta perdendo, non è importante quando è fatta lo sostituzione.
Infatti, una situazione di svantaggio è spesso dovuta all’anello debole che va dunque individuato e sostituito (almeno con un cambio fresco) prima possibile.
Con questa regola c’è il 52% di probabilità di rimontare (almeno al pareggio).
In ogni caso, l’allenatore non svolge un ruolo particolarmente importante, e può incidere per un 19% dei punti totalizzati da una squadra (nel breve periodo del campionato; sul lungo termine l’allenatore può contare di più, scoprendo e formando i giocatori).
Notare che anche nel calcio vale il principio della ‘regressione verso la media’: se un allenatore (ma anche un giocatore, e la squadra) un anno fa particolarmente bene, è assai probabile che l’anno successivo faccia meno bene, tendendo verso un comportamento medio generale (in riferimento alla categoria).
Da questo punto di vista serve poco cambiare l’allenatore: in genere si sostituisce dopo una striscia di sconfitte consecutive, per cui è normale che – dopo la sostituzione ma indipendentemente dalla sostituzione – la squadra cominci a migliorare. In genere sostituire l’allenatore comporta solo un effetto placebo.

Calci di rigore
8% dei gol (66% su azione; 2.8% su punizione; molti casuali..)
probabiltià di segnare da un tiro in porta su azione: 12%
probabilità di segnare su rigore: 77%
Il giocatore che ha paura sbaglia di più: la paura si veda da cosa fa dopo che ha posizionato la palla: se il giocatore non si gira ma indietreggia rimanendo rivolto verso il portiere in senso di sfida ha maggiore probabilità di segnare.
“Lotteria dei calci di rigore”: la squadra che batte per prima vince in oltre il 60% dei casi.