A tutto gas..
Negli ultimi mesi si è registrato un generale calo delle emissioni inquinanti, comprese quelle di CO2, il noto gas serra. Responsabile di ciò è – in gran parte – la crisi economica, che ha ridotto il consumo di combustibili fossili. E’ evidente che non è il caso di rallegrarsi troppo: la crisi non fa bene a nessuno, e appena l’economia si riprenderà le emissioni ricominceranno a crescere se non si promuovono efficaci strategie di contenimento.
Il tema dell’approvvigionamento energetico e dell’inquinamento dovuto alla produzione di energia è assai intricato, e coinvolge la gestione delle fonti fossili – che coprono gran parte del fabbisogno ma sono in via di esaurimento e sono inquinanti – la produzione da fonti rinnovabili e il risparmio energetico. La crisi economica pone pesanti vincoli di bilancio che inducono a riflettere sulle diverse politiche energetiche adottate sia a livello nazionale che locale. Per chiarire la questione vorrei focalizzare l’attenzione su due esempi eclatanti.
Il primo riguarda una “nuova” fonte rinnovabile, il fotovoltaico, su cui si è molto puntato negli anni recenti con una nutrita serie di incentivi (il Conto Energia) visto che la tecnologia non è economicamente competitiva. Ora la crisi sta colpendo anche le maggiori aziende europee del settore, per cui siamo al paradosso che gli incentivi pubblici stanno favorendo soprattutto le industrie cinesi. Penso pertanto che sarebbe saggio rimodulare gli obiettivi e privilegiare una politica di lungo periodo che punti soprattutto sulla ricerca scientifica, in modo da concorrere allo sviluppo di soluzioni che possano rivelarsi realmente competitive in un prossimo futuro (che si spera non troppo lontano). Il secondo esempio riguarda una risorsa matura ma molto versatile: il metano. Il metano è un combustibile fossile e pertanto la sua combustione emette CO2. Ma il suo impatto ambientale è assai inferiore a quello dei derivati del petrolio e del carbone. Inoltre è ancora disponibile in grande quantità e, grazie alla rivoluzione introdotta da un nuovo metodo di trasporto basato sul metano “liquido”, può essere importato in modo sempre più diversificato. Il metano è oggi largamente usato negli impianti domestici e nella produzione di energia elettrica, e potrebbe essere usato più proficuamente anche nei trasporti, con indubbi vantaggi economici e ambientali. La diffusione delle automobili a metano è infatti assai limitata per diversi motivi, non ultimo la scarsa disponibilità di stazioni di rifornimento. Certo, l’uso dei veicoli a metano è già ora in qualche modo favorito (le automobili a metano, ad esempio, non sono in genere fermate nei giorni di criticità per inquinamento da polveri sottili) ma molto può essere ancora fatto: favorendo la costruzione di nuovi centri di distribuzione e promuovendo ulteriormente l’uso di veicoli a metano nel trasporto pubblico; ciò costituirebbe un vantaggio immediato per l’inquinamento e anche una modo per promuovere la tecnologia.
Il problema energetico e delle emissioni inquinanti è una delle sfide più importanti che abbiamo davanti. La crisi che stiamo vivendo spinge tutti a razionalizzare al meglio le risorse disponibili: penso possa essere oculato puntare sulla ricerca scientifica nel caso delle tecnologie più promettenti per il futuro, e promuovere con convinzione l’uso pratico delle migliori tecnologie consolidate – come il metano – anche se tali tecnologie non sono la soluzione ideale.
(dal Corriere del Trentino del 27 gennaio 2012)



Sono d’accordo, ma credo che vada evidenziato che il metano non è solo fossile, perchè può essere prodotto: il biometano è metano che deriva dalla (fermentazione?) del letame e dai rifiuti. Oggi questo metano viene disperso e la cultura della speculazione o dell’ignoranza politica e tecnica (in certi casi che conosco) impedisce agli agricoltori di trasformare l’inquinamento in guadagno personale (ma onesto) ed ambientale.
e’ possibile (che il metano sia il futuro – nota admin), anzi e’ auspicabile. Vedo pero’ che mentre Fiat e ENI vanno su quella strada, a2a, Enel, Renault e altri seguono la via dell’auto elettrica, mentre qualche produttore tedesco o giapponese ha valutato l’idrogeno. pare essere ancora una questione di uovo e gallina. Senza rete di distribuzione di carburante niente auto e senza auto niente rete…
Il governo ha per fortuna tagliato i fondi per il fotovoltaico: ora incassano i 2/3 degli incentivi e in futuro 1/6 (su un totale dimezzato). E farà pure scendere il valore unitario dell’incentivo! Bene così, anche se è ancora poco.. Basti pensare che l’Italia concede 313 E l’anno per MWh contro i 162 della Germania e i 92 della Francia! Con gli incentivi, poi, che nel fotovoltaico per l’85% finiscono ad imprese straniere…
Grazie Antonio dei tuoi numeri, molto utili per capire.
Anche la Provincia di Trento (PAT) ha deciso di azzerare i contributi per il fotovoltaico che dava in aggiunta a quelli statali: 5000 impianti finanziati negli ultimi tre anni.. e basta guardarsi intorno per capire CHI ha ricevuto questi lauti finanziamenti.. di sicuro non il comune cittadino con il suo semplice appartamentino e zero spazi per i pannelli.
Il fatto che la PAT, sempre attenta agli incentivi in attività “sostenibili”, abbia deciso di fare questi tagli mi sembra assai indicativo del sentiment generale sulla situazione economica che stiamo vivendo.