Polveri: ora interventi mirati
Da un paio d’anni il problema delle polveri sottili è diventato meno urgente, se ne parla meno che nel recente passato. Ciò è dovuto all’effettivo calo del livello di inquinamento dell’aria in tutta la provincia, tanto che oggi le prescrizioni europee sono sostanzialmente rispettate. Tuttavia non è il momento di abbassare la guardia ma semmai di approntare interventi più mirati.
I dati dell’agenzia provinciale per l’ambiente (Appa) sono chiari: dal 2006 ad oggi il numero di sforamenti annuali della soglia giornaliera di 50 microgrammi al metrocubo è in diminuzione, e da un paio d’anni è inferiore al valore limite di 35. Con ogni probabilità cominciano a farsi sentire gli effetti di una serie di interventi strutturali di largo respiro, come il rinnovo del parco macchine e la realizzazione di alcune infrastrutture viarie che hanno spostato il traffico lontano dai centri cittadini. Ma se la situazione generale è mediamente migliorata, continuano a permanere specifiche situazioni di criticità. Vediamone alcune.
Una prima situazione critica emerge proprio dai dati dell’Appa, i quali confermano come i mesi con maggiore inquinamento siano quelli invernali quando le emissioni dalle caldaie dei riscaldamenti coprono la fetta maggiore delle emissioni totali. Per cui sono da continuare e migliorare le politiche che prevedono il controllo del funzionamento delle caldaie e la riduzione delle temperature negli edifici. Quelli pubblici hanno già iniziato a dare il buon esempio ma è necessario perseverare in questa direzione e promuovere riduzioni ancora più diffuse. Una seconda criticità deriva dal fatto che più vulnerabili all’inquinamento da polveri sottili sono i bambini. E’ quindi necessario rivolgere un’attenzione specifica ai bambini che si recano a scuola: individuando percorsi pedonali lontani dal traffico, o predisponendo interventi di pulizia delle strade presso lo scuole, dato che gran parte dell’inquinamento vicino ai marciapiedi proviene dal risollevamento delle polveri dal manto stradale. Inoltre, come è noto, l’inquinamento è sovente maggiore nei locali interni degli edifici che all’aperto; per cui è auspicabile intervenire anche dentro le scuole. Non so se la qualità dell’aria nelle scuole trentine è monitorata, ma uno studio europeo (la ricerca pilota Hese) ha evidenziato come nel 78% delle scuole controllate il livello di polveri sottili fosse superiore ai limiti, e che anche per gli altri inquinanti le cose non andassero meglio. Poiché l’esposizione prolungata può innescare effetti negativi sulla salute degli scolari, è necessario usare la massima attenzione e pedisporre adeguati sistemi di controllo delle ventilazione delle aule.
Il piano provinciale approntato per quest’inverno – e pertito il primo di novembre – prevede una stretta sui veicoli diesel senza filtro antiparticolato, e contiene anche indicazioni che aprono la strada a specifici interventi mirati. Se il trend generale di calo dell’inquinamento dell’aria è confermato, penso sia opportuno privilegiare i provvedimenti capaci di far fronte in profondità a specifiche situazioni critiche; qui ho riportato solo alcuni esempi, tra quelli da considerare per primi.
(dal Corriere del Trentino del 10 novembre 2011)


Presento qui sotto una lettera arrivata al “Corriere dell’Alto Adige” con la risposta del Direttore Enrico Franco che sottoscrivo.
Aggiungo solo un paio di cose a cominciare da una piccola esperienza. Recentemente ho avuto modo di visitare amici che abitano una casa Itea di Trento. Ebbene la temperatura interno era superiore a 25°C! Non modificabile naturalmente perché il riscaldamento era centralizzato. Si doveva stare in maglietta estiva.
Gli studi epidemiologici sull’inquinamento dell’aria hanno evidenziato chiare correlazioni statistiche tra la concentrazione di
polveri sottili e gli effetti sanitari, soprattutto a breve termine (cioè a qualche giorno dal picco di concentrazione); non sempre le polveri
sottili hanno un effetto diretto sulla salute, ma sono un accettabile indicatore del livello generale di inquinamento. Illuminanti, a questo
proposito, sono gli studi dei “padri” delle polveri sottili, Pope e Dockery (di cui parlo estesamente nel blog:
https://giovannistraffelini.wordpress.com/2011/01/31/statistiche-inquinate/).
Questi studiosi – a differenza dell’Oms – avvertono come sia ancora difficile avere certezze sul tema inquinamento, soprattutto sugli effetti a lungo periodo. Ad esempio, essi sono stati i primi a proporre possibili effetti delle polveri sull’insorgenza di tumori ai polmoni (che impiegano anni a manifestarsi) ma in un esteso recente studio hanno ammesso che non ci sono dati sufficienti per sostenerlo, visto l’effetto preponderante di altri cofattori, in primo luogo (abbondantemente) il fumo.
Va da sè, continunano Pope e Dockery, che è assai difficile trarre indicazioni operative dalle informazioni che oggi abbiamo. Pertanto, prendersela sempre col “traffico” (e col mercatino di Natale..) non è giustificato e pare (sottolineo) pare rispondere più che altro a convinzioni preconfezionate.
Egregio direttore,
l’inquinamento atmosferico con le sue conseguenze sull’ambiente e sulla salute è certamente argomento complesso, con una letteratura scientifica che si divide su cause e soluzioni, ma certamente qualche base scientifica certa ci sentiamo di doverla sottolineare e di dover purtroppo dissentire dalle considerazioni rassicuranti dell’editoriale di Giovanni Straffelini apparso sul Corriere dell’Alto Adige di venerdì 25 novembre (Inquinamento, gli interventi ora siano mirati).
Vorremmo fosse così, che la tecnologia ci potesse rassicurare, ma crediamo invece che soltanto una riduzione degli sprechi (energetici soprattutto) nonché dei comportamenti della mobilità e dei consumi potranno modificare realmente le cose. Dire che il calo delle concentrazioni di Pm10 e Pm2,5 significhi un calo dell’inquinamento atmosferico ci pare una grossolana semplificazione. L’inquinamento atmosferico è qualcosa di complesso, dove le sostanze sono in continua modificazione: molte di quelle presenti nemmeno si riescono a riconoscere e altre, che vanno a coniugarsi fra loro, formano composti il cui effetto non è noto. È un fenomeno dinamico, con molte variabili. Come medici possiamo dire che, in considerazione dei casi clinici e della salute dei cittadini, ciò che interessa tutti noi, le notizie non sono affatto confortanti(dati Oms 2010).
Potremmo citare numerosissima letteratura scientifica. Sempre più sono gli studi che mettono in rapporto diverse patologie e l’inquinamento: non solo tumori, con un aumento preoccupante di quelli infantili, ma anche disturbi neurologici, disturbi della procreazioni, malformazioni infantili, ma anche patologie cardio-respiratorie acute e croniche. Da rilevare inoltre un grande aumento di affezioni delle prime vie respiratorie, forme allergiche nei bambini e patologie croniche negli anziani, patologie solitamente non mortali, ma invalidanti con gravi ricadute sui pazienti nonché sui costi sanitari complessivi.
Rimanendo nel campo delle polveri sottili è vero che calano le Pm10 (le polveri più grossolane), ma non bisogna abbassare la guardia, anche perché, se il valore limite di legge della soglia giornaliera per le Pm10 è di 50 mcg/m3, quello dell’Oms è di 20 mcg/m3. Ma esiste un vero limite di pericolosità per la salute?
Pochi sono i dati rilevati sulle Pm2,5 e nessuno sulle polveri ultrafini (inferiori a 0,1 micron), che sono le più piccole e che causano i danni maggiori. Dati precisi evidenziano invece, almeno in provincia di Bolzano, uno sforamento medio superiore ai limiti degli ossidi di azoto e rimangono preoccupanti i livelli di ozono estivo, benzene, benzopirene.
Se poi il calo delle Pm10 sia effettivamente dovuto alle flebili misure anti-traffico è da verificare; certo una grossa mano è venuta da un’altra variabile del gran gioco dell’inquinamento: la meteorologia che, manifestando un netto aumento della ventilazione, ha fatto un’opera di pulizia atmosferica. Concordiamo con il professor Straffelini quando dice che bisogna agire con provvedimenti mirati, per esempio riducendo drasticamente tutti quegli eventi che provocano grandi aumenti di inquinanti da traffico. E pensiamo subito al mercatino di Natale.
Pierluigi Gaianigo, Claudio Vedovelli, BOLZANO
Cari dottor Gaianigo e Vedovelli,
a me non pare che l’editoriale del professor Straffelini fosse banalmente rassicurante. In realtà invitava a non abbassare la guardia e, soprattutto, a preoccuparsi dei bambini che sono i più colpiti dall’inquinamento. Se tuttavia non ispirarsi al catastrofismo cosmico significa essere rassicuranti, allora avete ragione.
Personalmente, credo sia necessario ripensare il nostro modello consumistico, riducendo gli sprechi come, ad esempio, riscaldare i locali pubblici lasciando le porte aperte per invitare i clienti a entrare (compito finora assolto benissimo dalle vetrine e dalle insegne). Ma dipingere un mondo in cui siamo sempre più in pericolo quando l’età media continua ad aumentare non mi pare la via migliore.
Gli inquinanti dell’aria costituiscono un «cocktail» di sostanze, per molte delle quali, come il biossido di zolfo e il benzene, il calo osservato negli ultimi anni è peraltro ancora più pronunciato di quello delle polveri sottili. È vero, dunque, l’inquinamento è un fenomeno complesso. Proprio per questo non può essere affrontato in maniera né semplicistica, né allarmistica: penso occorra accettare ragionevoli compromessi che garantiscano una buona qualità della vita sotto tutti i punti di vista.