Giovanni Straffelini's Blog

Riflessioni su società, ambiente, scienza.

Buon 2012!

Auguro a tutti gli amici e ai lettori del blog (che ringrazio), un ottimo e lieve 2012!
Come consueto, allego la classifica dei dieci articoli più cliccati nel 2011. Buona lettura.

1) Referendum acqua: si o no?

2) Lo strano caso delle lampadine fluorescenti

3) Innovazione estetica 2.o

4) Ingegneria e test di ingresso

5) Il tritarifiuti

6) Vita di campagna o vita di città?

7) La cistite, questa (s)conosciuta

8) L’anima secondo la scienza

9) Il servizio ai clienti

10 ) Inceneritore, si o no?

27 dicembre 2011 Pubblicato da | cultura, società | 1 commento

Tfr: si o no?

Beppe Scienza, dell'Università di Torino, ha scritto un interessante saggio sulla questione Tfr-fondi pensione.

Nel 2007  i lavoratori del settore privato hanno potuto (dovuto..) scegliere a chi destinare il proprio Tfr (“Trattamento di fine rapporto” o “liquidazione”); hanno deciso, cioè, se lasciarlo in azienda o consegnarlo ad un fondo pensione. I dati dicono che molti lavoratori hanno optato per i fondi pensione; il risultato è, a mio parere, un po’ inatteso, viste – da una parte – le incognite che poco o tanto l’adesione ai fondi comporta e – dall’altra –  la necessità di mantenere una giusta prudenza in campo economico soprattutto in tema di pensioni.

Come evidenziato da molti economisti, infatti, la decisione di destinare il proprio Tfr ad un fondo pensione implica l’esposizione ai rischi del mercato, dipendentemente dalle caratteristiche del fondo scelto. Il Tfr lasciato in azienda, invece, garantisce un rendimento sicuro e sostanzialmente al riparo dell’inflazione. E’ ben vero che l’adesione ai fondi pensione comporta dei vantaggi fiscali e che negli anni passati il mercato finanziario è continuato a crescere ed i fondi hanno reso circa un punto percentuale in più del Tfr, ma questo non assicura che il trend positivo possa continuare pure in futuro; gli eventi di questi ultimi mesi mostrano drammaticamente quanto ciò sia vero. Vediamo alcuni numeri relativi al Trentino dove 122.000 lavoratori hanno aderito al Laborfonds rinunciando così al Tfr. Il 79% degli aderenti, scrive Marco Parisi su QT, ha sottoscritto la linea bilanciata del fondo la quale ha reso il 2,6% dal marzo 2001 al marzo 2011, ben meno del Tfr che si è rivalutato del 3,03%. E le prestazioni da marzo ad oggi sono state sicuramente ancora peggiori visto il triste andamento della borsa.

Non va peraltro sottaciuto che ci sono anche alcuni aspetti della legge abbastanza svantaggiosi per chi aderisce ai fondi pensione. Ne elenco un paio: al momento della pensione solo metà del capitale maturato nel fondo potrà essere incassato (invece del totale come nel caso del Tfr) e l’altra metà andrà a costituire una rendita vitalizia; in caso di licenziamento, con il Tfr si può riscattare la propria posizione e disporre immediatamente di denaro contante, mentre questo non è subito possibile possedendo un fondo pensione. Come suggerito a suo tempo dal prof. Giavazzi sul Corriere della Sera, sarebbe stato anche opportuno correggere alcune evidenti anomalie della legge, come i vincoli che limitano la libertà di scelta e riducono la concorrenza tra i diversi fondi.

Per quanto detto sono convinto che una parte non trascurabile di lavoratori continuerà a tenersi il proprio Tfr: chi ha una ridotta propensione al rischio, infatti, preferirà sempre la tranquillità economica alla scommessa di maggiori guadagni, con la consapevolezza che potrà investire liberamente il proprio Tfr (o parte di esso) in una rendita vitalizia anche dopo che sarà andato in pensione.

(elaborato da un editoriale sul Corriere del Trentino del 13 luglio 2007)

20 dicembre 2011 Pubblicato da | società | , | 2 commenti

Timori esagerati

La costruzione del termovalorizzatore in Trentino è ormai diventata una telenovela, con sempre nuovi protagonisti e continui colpi di scena. Le preoccupazioni, invece, sono sempre le stesse: l’inquinamento atmosferico causato dalle emissioni dal camino. Questi timori, tuttavia, appaiono a mio giudizio esagerati visti i notevoli progressi raggiunti nelle tecnologie di trattamento delle emissioni, come mostrato anche da un recente documento del ministero tedesco per l’Ambiente che ha evidenziato come gli attuali termovalorizzatori “non sono più significativi in termini di emissioni di diossine, polveri sottili e metalli pesanti”.

Questo documento, datato settembre 2005, evidenzia come già nel 2000 i termovalorizzatori emettevano, in Germania, meno dell’uno percento della diossina totale emessa nell’ambiente, a conferma del loro ruolo trascurabile rispetto ad altre fonti come l’industria metallurgica e i riscaldamenti domestici. A questo proposito va anche sottolineato che una recente ricerca condotta al Politecnico di Milano ha mostrato come l’utilizzo delle migliori tecnologie di filtrazione permette di ridurre le emissioni di diossine a valori inferiori al contenuto di diossine nei rifiuti inceneriti; non è quindi sbagliato affermare che un termovalorizzatore dotato di opportuna tecnologia può comportarsi da “distruttore” di diossine. Le attuali tecnologie di filtrazione dei fumi permettono inoltre di ridurre al minimo le emissioni di polveri sottili (intorno a 1 mg/m3). Bruciando i rifiuti, inoltre, un termovalorizzatore produce energia elettrica e termica, che non deve quindi essere prodotta dalle centrali tradizionali. Siccome queste centrali sono più inquinanti, con i termovalorizzatori si riduce la quantità di polveri (e anche di metalli pesanti) emessa nell’ambiente. In Germania, ad esempio, grazie all’attività di 66 termovalorizzatori si evita l’emissione in ambiente di 5000 tonnellate di polveri all’anno, che non sono poche se si confrontano alle 171000 tonnellate di polveri totali emesse (soprattutto dal traffico e dagli impianti di riscaldamento, come ben noto).

Un’ultima osservazione riguarda l’emissione di CO2, che è un gas serra e che deve essere limitata in ottemperanza agli accordi del protocollo di Kyoto che anche l’Italia ha sottoscritto. Con l’incenerimento dei rifiuti si ha la produzione di CO2, ma anche nelle discariche si ha l’emissione di gas serra (il metano, che è molto più potente della CO2 per quanto riguarda l’effetto serra). L’incremento della termovalorizzazione dei rifiuti in Italia ha portato quindi ad una diminuzione delle emissioni di gas serra tra il 1990 ed il 2002 e il settore rifiuti è uno dei pochi che ha ottenuto questo risultato positivo.

Anche le associazioni ambientaliste sono sempre più favorevoli all’utilizzo dei termovalorizzatori (sono favorevoli Italia Nostra, il Wwf e Legambiente, come riportato recentemente da La Repubblica), a conferma che questa pratica di gestione dei rifiuti è oggi ritenuta adeguatamente pulita. Naturalmente non sono tutte rose e fiori, ma c’è da augurarsi che nel dibattito trentino trovino giusto spazio anche queste considerazioni, e che la gestione locale dei rifiuti venga chiusa con l’incenerimento invece di “chiuderla”, come si fa ora, trasportando i rifiuti – magari sotto falso nome… – nelle regioni vicine.

(da in editoriale sul Corriere del Trentino del 25 marzo 2006)

Rendering del nuovo inceneritore di Bolzano.

7 dicembre 2011 Pubblicato da | ambiente, rifiuti | Lascia un commento

   

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