Giovanni Straffelini's Blog

Riflessioni su società, ambiente, scienza.

Statistiche e povertà

povertà relativa nelle diverse regioni italiane (2005)

In tema di ricchezza e povertà, si nota spesso una contraddizione tra i risultati delle statistiche rimarcate sui giornali che proiettano il Trentino (e molte regioni del nord Italia) ai primi posti in Italia per quanto riguarda la qualità della vita, e le molteplici testimonianze “sul campo” di disagi diffusi, anche nel ceto medio della popolazione. Da dove deriva questo disaccordo?

I motivi sono molti. Quello principale, a mio avviso, va ricercato nell’impossibilità di rappresentare in modo semplificato un sistema – la società – per sua natura molto complesso. Le impressioni sul campo, quindi, possono essere dei campanelli d’allarme che avvisano di nuove o vecchie criticità ma non sono necessariamente rappresentative di un fenomeno rilevante. Analogamente, gli indicatori statistici troppo semplificati, anche se ricavati da studi ampi ed articolati, forniscono un quadro per forza di cose sfuocato della società e non vanno sicuramente sopravalutati.

Un indicatore statistico molto utilizzato negli studi sul “welfare” è la percentuale di popolazione con un reddito inferiore ad un certo valore medio. In base ad esso il Trentino è spesso etichettato come “un’isola felice”, creando – come detto – non pochi malintesi e discussioni. La debolezza di tale approccio è tuttavia chiara. Per analizzare le disuguaglianze nelle condizioni di vita è necessario, infatti, tener conto anche delle condizioni abitative delle persone, del loro stato di salute e delle caratteristiche dei beni posseduti, che possono garantire altre risorse in aggiunta al reddito.

Con un approccio di questo tipo, una recente ricerca coordinata dall’Istituto Cattaneo ha evidenziato che sempre meno persone vivono, oggi, in condizioni “medie” di vita. Alcune persone che appartenevano al cosiddetto “ceto medio” hanno raggiunto, negli ultimi anni, condizioni d’elevato benessere, mentre molte altre – soprattutto tra gli impiegati – sono scese verso livelli di disagio materiale. Tale analisi conferma, in questo caso, i segnali che provengono dal territorio, evidenziando come esistono effettivamente condizioni critiche anche tra chi ha un’occupazione classificabile da ceto medio. Condizioni destinate a crescere, se perdurerà ancora a lungo lo stato di incertezza economica con la perdita di valore di una notevole fetta del risparmio delle famiglie.

Le percezioni personali sul campo e le analisi statistiche (quelle approfondite non quelle troppo semplificate) devono insomma lavorare insieme. Le prime lanciano i segnali. Le seconde ne verificano la consistenza anche quantitativamente, e diventano un supporto fondamentale per calibrate – ce lo augurialo – i successivi interventi operativi.

(elaborato da un edit sul Corriere del Trentino del 13 gennaio 2007)

24 novembre 2011 - Pubblicato da | società

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