Giovanni Straffelini's Blog

Riflessioni su società, ambiente, scienza.

Parto indolore? Sia una concreta possibilità

Penso sia estremamente meritoria l’intenzione di creare a Trento o a Rovereto un punto nascita dove le donne possano scegliere il parto indolore. Un centro dedicato al parto con anestesia locale (epidurale), in modo che tale opportunità sia una scelta sicura per la partoriente, una scelta programmata.

Ad oggi, come ricordato anche dalla consigliera provinciale Sara Ferrari, una delle promotrici dell’iniziativa, la possibilità del parto indolore è molto spesso legata alla disponibilità momentanea del medico anestesista: è quindi una prospettiva incerta, sulla quale la donna non può fare sicuro affidamento. Tanto che molte donne chiedono il parto indolore mediante il taglio cesareo, un’opzione però assai avversata, visto che tale operazione – un intervento chirurgico – si può fare solo su prescrizione medica. Alcuni ospedali, peraltro, adottano una interpetazione elastica di questa regola e – soprattutto nel meridione – il parto mediante taglio cesareo programmato è estremamente diffuso.

Ogni tipo di parto presenta dei vantaggi e degli svantaggi, dei rischi e dei benefici, oltre che dei costi diversificati. Pertanto, una corretta e precisa informazione è fondamentale affinché ogni futura madre possa, insieme al suo ginecologo, decidere in modo sereno e consapevole come partorire. E, come dichiarato in un’intervista dal primario di ginecologia e ostetricia dell’ospedale di Rovereto – prof. Ioppi -, la scelta del tipo di parto “deve avvenire esclusivamente nell’ottica del benessere della donna e del bambino“. Per cui se il timore della fatica del parto è fonte di sofferenza psicologica oltre che un blocco verso l’esperienza stessa della natalità, è giusto dare la concreta possibilità alla futura madre che lo desidera di ricorrere al parto indolore, possibilmente mediante anestesia epidurale.

E’ molto diffusa l’idea che il dolore sia una necessità del parto, quasi una componente integrante e nobilitante; ed è pure assai diffusa la volontà di assegnare una preferenza esclusiva ai cosiddetti metodi naturali così che l’anestesia epidurale o il parto cesareo vadano giustamente osteggiati perché “non spontanei”. Ma usando ancora le parole di Ioppi, “bisogna sempre evitare di fare del parto una disputa ideologica”: ci sono dunque molte ragioni per augurarsi che l’iniziativa trentina vada a buon fine e che la nuova struttura diventi un riferimento, anche per l’eccellenza organizzativa e tecnologica, per le donne che consapevolmente desiderano il parto indolore.

(dal Corriere del Trentino del 2 novembre 2011)

9 novembre 2011 - Pubblicato da | società | , ,

9 commenti »

  1. Penso che le donne hanno partorito naturalmente per migliaia di anni e nella stragrande maggioranza dei casi possono continuare a farlo. Se è un espediente per soffrire di meno quindi non mi piace e io non l’ho voluto: la gravidanza e il parto non sono malattie, ma avventure strepitose. Ci sono però casi in cui disfunzioni e problemi rendono il parto talmente difficile che forse un aiuto chimico può servire, e in effetti i progressi della medicina hanno fatto diminuire molto la mortalità delle donne e dei bambini. Sono eccezioni però, e non devono diventare la norma.

    Commento di Costanza Miriano | 11 novembre 2011 | Replica

  2. Credo che sia giusto che la medicina aiuti a ridurre la sofferenza e non concordo (solo per questa vola, però!) con Costanza nell’affermare che ciò che si è fatto per migliaia di anni si possa continuare a fare, ignorando il progresso scientifico. Ciò detto, bisogna usare il buon senso e, comunque, accettare queste tecniche non ad occhi bendati e per sentito dire e, soprattutto, solo se e quando non comportino alcun possibile (anche remotissimo) rischio per una vita umana. Personalmente, l’analgesia epidurale l’ho provata solo con il primo parto e NON mi è piaciuta per niente. Mi faceva impressione avere quel cateterino dietro la schiena (schiena che mi hanno dovuto bucherellare più di una volta mentre ero già nel pieno del travaglio). Poi le contrazioni si sono bloccate e mi hanno riempito di ossitocina. Meglio se avessi seguito il corso naturale del travaglio! Infatti gli atri 4 parti sono stati tutti naturali e, come dice Costanza, delle avventure strepitose! Sapere che con quel dolore (sinceramente, sopportabilissimo) si sta facendo spazio la tua creaturina, per farsi abbracciare da te, è sensazionale! Se fosse solo per la gravidanza e il parto…pregherei per avere almeno altri 20 figli!

    Commento di Lucia | 11 novembre 2011 | Replica

  3. Quello che a volte chiamiamo “progresso scientifico” spesso nasconde insidie ben più gravi dei benefici che intende portare. Non credo sia il caso dell’epidurale ma come tanti altri progressi ha dei pro e dei contro, ma concordo anch’io sul fatto che nella stragrande maggioranza dei casi sia meglio lasciar fare alla natura.

    Il ricorso sempre più frequente all’analgesia epidurale comunque, secondo me, è il frutto della crescente intolleranza sociale nei confronti del dolore e della sofferenza, come se fossero due elementi che non debbano più appartenere alla nostra vita. Eppure per secoli e secoli ci si è convissuto, e forse (ma neanche tanto) hanno contribuito molto a renderci più consapevoli della nostra limitatezza, della finitezza della nostra vita e quindi della necessità di doverci affidare a Qualcuno che desse un senso a tutto quel dolore e a quella sofferenza (ma anche alla fatica).

    Commento di Stefano Bataloni | 11 novembre 2011 | Replica

  4. Si, il progresso scientifico nasconde insidie: un aereo può essere usato per trasportare passeggeri oppure bombe. Ma il progresso scientifico ha permesso un notevole sviluppo umano. “Una volta”, quando tutto era più naturale, c’era anche un’altissima mortalità infantile, le persone vivevano molto meno di oggi e in genere morivano soffrendo molto, anche per malattie oggi banali. Non so quanti lasciano fare alla natura quando vanno dal dentista..
    Per cui, penso che una donna debba essere lasciata libera di decidere sulla modalità del parto. Rispetto ovviamente tantissimo le donne che prediligono il parto vaginale ma vorrei che le donne che desiderano partorire senza dolore possano farlo in libertà e sicurezza, potendo scegliere in modo sicuro e sereno.
    Certo, sono d’accordo con Stefano sul fatto che la tendenza tutta moderna di escludere il dolore e la sofferenza dalla nostra vita, di nasconderli sotto il tappeto facendo finta che non esistono, sia sbagliata; dolore, sofferenza e morte sono parte integrante della nostra vita, e per chi crede fanno parte di un disegno più grande di noi.
    Di questo è giusto (doveroso direi) esserne consapoveli; ma ciò non significa che quando il dolore e la sofferenza si possono evitare (usando possibilità che abbiamo a disposizione in modo consolidato come le procedure anestetiche), non si debba fare e – tantomeno – si obblighi gli altri (in modo diretto o indiretto) a non farlo.
    Come ahimè spesso succede alle donne che desiderano il parto indolore e che negli ospedali non trovano i giusti appoggi e le giuste possibilità per poterlo fare serenamente.

    Commento di Giovanni Straffelini | 11 novembre 2011 | Replica

  5. Non sono affatto contrario al progresso tecnologico né tantomeno nostalgico dei “bei tempi andati”. Sono convinto che il progresso (laddove è arrivato) abbia portato maggiore longevità e minore mortalità infantile e anche sofferenze inutili (come il caso dei malati terminali) che, evidentemente, questo sia un bene.
    Quando ho detto che sarebbe meglio lasciar fare alla natura nella maggioranza dei casi mi riferivo (come Costanza) al parto.

    Però il pericolo è nel progresso fine a sé stesso o guidato da falsi valori.

    Commento di Stefano Bataloni | 11 novembre 2011 | Replica

  6. “Penso che le donne hanno sofferto di mal di denti per migliaia di anni e nella stragrande maggioranza dei casi possono continuare a farlo”.

    Si può sostituire “mal di denti” con mal di testa, infezione, artrite, tumore, quel che vi pare.

    Si può sostituire “donna” con “uomo”, o con un neutro “essere umano”.

    Benissimo, torniamo all’ età della pietra e facciamola finita con questo progresso scientifico così vituperato, che tanto, poi, a che serve?

    O forse no, non vi sta bene, rivogliamo il dentista e gli antibiotici e il moment, e la mistica da 4 soldi sulla sopportazione del dolore può rimanere confinata solo al parto e alle donne perché tanto “si è sempre fatto così”.

    Grazie a Giovanni Straffelini per questo post.

    Commento di Cristiana Castaldo | 15 gennaio 2012 | Replica

  7. Il parto è un’esperienza personalissia e soggettiva come il sesso, per cui dubito che qualcuno si sentirebbe mai in diritto di dire ad un’altra persona che cosa fare e cosa no. Invece incredibilmente accade. Vorrei che tutti fossero più consapevoli di che cosa può diventare un parto per alcune donne, magari leggendo testimonianze come questa: http://ilmioparto.blogspot.com/2010/06/la-vera-vittoria-sei-tu.html (da leggere fino in fondo per favore).

    Commento di maiacalenda@gmail.com | 15 gennaio 2012 | Replica

  8. La signora Miriano, sono andata a vedere che persona è, ha 4 figli.
    Avrà partorito cantando l’Aida suppongo, o anzi “Quando busserò”. Beata lei.
    Per ora ho trovato donne che hanno detto “che figata” partorire con l’analgesia, dopo aver aver provato quanto è strepitoso proprio per niente normalmente.
    Per me ognuna è libera di fare quello che sente, ma quel “non devono diventare la norma” mi ha davvero infastidito.

    Ottimo il post dell’autore

    Commento di valeria | 16 gennaio 2012 | Replica

  9. Carissime, grazie dei messaggi e anche dei complimenti.
    Confesso che ho scritto l’edit per il giornale e poi per il blog anche per una sorta di espiazione.
    Si, prima dell’esperienza della nascita di Beatrice, e quindi dell’esperienza della gravidanza e del parto di mia moglie, anch’io affrontavo il problema con un certo distacco.
    Veramente, ora che ho condiviso la bellezza e i problemi della gravidanza di Beatrice (che speriamo di replicare con tutto il cuore) capisco come molte donne possano sentirsi sole e incomprese davanti a questo problema.
    Anche da alcuni commenti che ho ricevuto (sul blog e nelle discussioni di persona) mi sono accorto come l’intera tematica sia trattata spesso con inaspettata sufficienza da parte di molti uomini, come dicevo, e – ahimè – anche da parte di molte donne.
    Anche questo aspetto mi ha colpito molto.
    Mi auguro ora che il parto indolore diventi sempre più una possibilità di scelta per tutte le donne che lo desiderano, anche con il pagamento di un ticket se proprio è necessario (per chi può per metterselo); mi auguro anche che gli ospedali, i ginecologi e le ostetriche (anche loro, ebbene si) la smettano di opporre resistenza (diretta o subdola) a questa opportunità in nome di un naturalismo o altra ideologia che non capisco.

    Commento di giovannistraffelini | 18 gennaio 2012 | Replica


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