Statistiche e povertà
In tema di ricchezza e povertà, si nota spesso una contraddizione tra i risultati delle statistiche rimarcate sui giornali che proiettano il Trentino (e molte regioni del nord Italia) ai primi posti in Italia per quanto riguarda la qualità della vita, e le molteplici testimonianze “sul campo” di disagi diffusi, anche nel ceto medio della popolazione. Da dove deriva questo disaccordo?
I motivi sono molti. Quello principale, a mio avviso, va ricercato nell’impossibilità di rappresentare in modo semplificato un sistema – la società – per sua natura molto complesso. Le impressioni sul campo, quindi, possono essere dei campanelli d’allarme che avvisano di nuove o vecchie criticità ma non sono necessariamente rappresentative di un fenomeno rilevante. Analogamente, gli indicatori statistici troppo semplificati, anche se ricavati da studi ampi ed articolati, forniscono un quadro per forza di cose sfuocato della società e non vanno sicuramente sopravalutati.
Un indicatore statistico molto utilizzato negli studi sul “welfare” è la percentuale di popolazione con un reddito inferiore ad un certo valore medio. In base ad esso il Trentino è spesso etichettato come “un’isola felice”, creando – come detto – non pochi malintesi e discussioni. La debolezza di tale approccio è tuttavia chiara. Per analizzare le disuguaglianze nelle condizioni di vita è necessario, infatti, tener conto anche delle condizioni abitative delle persone, del loro stato di salute e delle caratteristiche dei beni posseduti, che possono garantire altre risorse in aggiunta al reddito.
Con un approccio di questo tipo, una recente ricerca coordinata dall’Istituto Cattaneo ha evidenziato che sempre meno persone vivono, oggi, in condizioni “medie” di vita. Alcune persone che appartenevano al cosiddetto “ceto medio” hanno raggiunto, negli ultimi anni, condizioni d’elevato benessere, mentre molte altre – soprattutto tra gli impiegati – sono scese verso livelli di disagio materiale. Tale analisi conferma, in questo caso, i segnali che provengono dal territorio, evidenziando come esistono effettivamente condizioni critiche anche tra chi ha un’occupazione classificabile da ceto medio. Condizioni destinate a crescere, se perdurerà ancora a lungo lo stato di incertezza economica con la perdita di valore di una notevole fetta del risparmio delle famiglie.
Le percezioni personali sul campo e le analisi statistiche (quelle approfondite non quelle troppo semplificate) devono insomma lavorare insieme. Le prime lanciano i segnali. Le seconde ne verificano la consistenza anche quantitativamente, e diventano un supporto fondamentale per calibrate – ce lo augurialo – i successivi interventi operativi.
(elaborato da un edit sul Corriere del Trentino del 13 gennaio 2007)
Parto indolore? Sia una concreta possibilità
Penso sia estremamente meritoria l’intenzione di creare a Trento o a Rovereto un punto nascita dove le donne possano scegliere il parto indolore. Un centro dedicato al parto con anestesia locale (epidurale), in modo che tale opportunità sia una scelta sicura per la partoriente, una scelta programmata.
Ad oggi, come ricordato anche dalla consigliera provinciale Sara Ferrari, una delle promotrici dell’iniziativa, la possibilità del parto indolore è molto spesso legata alla disponibilità momentanea del medico anestesista: è quindi una prospettiva incerta, sulla quale la donna non può fare sicuro affidamento. Tanto che molte donne chiedono il parto indolore mediante il taglio cesareo, un’opzione però assai avversata, visto che tale operazione – un intervento chirurgico – si può fare solo su prescrizione medica. Alcuni ospedali, peraltro, adottano una interpetazione elastica di questa regola e – soprattutto nel meridione – il parto mediante taglio cesareo programmato è estremamente diffuso.
Ogni tipo di parto presenta dei vantaggi e degli svantaggi, dei rischi e dei benefici, oltre che dei costi diversificati. Pertanto, una corretta e precisa informazione è fondamentale affinché ogni futura madre possa, insieme al suo ginecologo, decidere in modo sereno e consapevole come partorire. E, come dichiarato in un’intervista dal primario di ginecologia e ostetricia dell’ospedale di Rovereto – prof. Ioppi -, la scelta del tipo di parto “deve avvenire esclusivamente nell’ottica del benessere della donna e del bambino“. Per cui se il timore della fatica del parto è fonte di sofferenza psicologica oltre che un blocco verso l’esperienza stessa della natalità, è giusto dare la concreta possibilità alla futura madre che lo desidera di ricorrere al parto indolore, possibilmente mediante anestesia epidurale.
E’ molto diffusa l’idea che il dolore sia una necessità del parto, quasi una componente integrante e nobilitante; ed è pure assai diffusa la volontà di assegnare una preferenza esclusiva ai cosiddetti metodi naturali così che l’anestesia epidurale o il parto cesareo vadano giustamente osteggiati perché “non spontanei”. Ma usando ancora le parole di Ioppi, “bisogna sempre evitare di fare del parto una disputa ideologica”: ci sono dunque molte ragioni per augurarsi che l’iniziativa trentina vada a buon fine e che la nuova struttura diventi un riferimento, anche per l’eccellenza organizzativa e tecnologica, per le donne che consapevolmente desiderano il parto indolore.
(dal Corriere del Trentino del 2 novembre 2011)
Polveri e TIR
Gli interventi di limitazione al traffico per combattere il problema delle polveri sottili sono ovunque oggetto di aspre discussioni. In Francia e in Spagna questi interventi sono rari e in Germania coinvolgono soprattutto i mezzi pesanti, piuttosto che tutti i veicoli come avviene in Italia. In molte regioni tedesche, infatti, è sovente adottato il blocco dei camion con peso superiore a 3,5 tonnellate, nelle ore notturne e su alcune strade ad alto scorrimento. Vale la pena approfondire le motivazioni che stanno alla base di questi interventi, per capire se potrebbero essere efficaci anche sul nostro territorio.
I camion pesanti sono dotati di motori alimentati a gasolio, che inquinano di più dei motori a benzina. Una recente ricerca ha valutato il numero di polveri sottili emesse dai veicoli per ogni chilometro percorso, mediante misure eseguite al lato delle strade. I risultati hanno evidenziato come i veicoli a gasolio emettono un numero di polveri, con dimensioni inferiori ad 1 micrometro, che è ben 600 volte superiore a quello emesso dai veicoli a benzina. La ricerca ha inoltre mostrato il ruolo negativo della velocità di transito – quanto maggiore è la velocità, tanto maggiore è il numero di polveri sottili emesse nell’atmosfera – e come inquinino molto di più i veicoli pesanti, come – appunto – i camion, delle automobili. Questi risultati sperimentali, quindi, giustificano pienamente le decisioni adottate in Germania di vietare il traffico ai veicoli pesanti e sulle strade a maggiore scorrimento, anche se esse suscitano forti discussioni a causa dei problemi che comportano, e il divieto è quindi spesso limitato alle sole ore notturne.
Questo tipo di interventi potrebbe rivelarsi efficace anche sul nostro territorio, visto che una ricerca condotta dall’Università di Trento ha evidenziato che nell’area urbana di Trento oltre l’80% delle polveri sottili dovute al traffico deriva dai motori a gasolio e che, di queste, circa la metà proviene dai veicoli pesanti. Evidentemente, gli interventi dovrebbero tener conto dell’influenza dei venti sulla dispersione delle polveri e potrebbero anche prevedere esenzioni ai mezzi dotati di opportuni filtri allo scarico.
Tuttavia, fintantoché il problema delle polveri sottili verrà considerato solo una questione da affrontare a livello comunale sarà difficile adottare dei provvedimenti strutturali di questo tipo che, per forza di cose, hanno un respiro che supera i singoli comuni, dato che dovrebbero coinvolgere il traffico sul corridoio autostradale del Brennero e le principali strade statali del Trentino.
(dal Corriere del Trentino del 24 gennaio 2006)



