Giovanni Straffelini's Blog

Riflessioni su società, ambiente, scienza.

Il tritarifiuti

 

Principio di funzionamento del tritarifiuti (figura tratta da: http://www.loschiaffo.org/)

Un po’ in tutta Italia si stanno raggiungendo livelli elevati di raccolta differenziata, e si stanno quindi producendo notevoli flussi di materiale da riciclare, come carta, plastica ed organico umido. Di questi materiali, l’organico è quello che presenta le maggiori difficoltà di gestione: ad esempio, la gran parte dell’organico prodotto in Trentino è portato fuori provincia perché gli impianti di compostaggio locali sono insufficienti e hanno spesso non poche difficoltà operative. Inoltre, il compost prodotto ha – in generale – una difficile collocazione sul mercato se non è di elevata qualità. Appare quindi lecito chiedersi: ci sono possibilità di smaltimento dell’umido alternative al trattamento in impianti di biocompostaggio?

 

In effetti, oltre al compostaggio in casa dell’organico umido – che è l’alternativa migliore ma non sempre praticabile – esiste un’altra possibilità: lo smaltimento, sempre in casa, mediante i “dissipatori” di rifiuti alimentari, detti anche tritarifiuti. Sono, questi, degli apparecchi applicati sotto i lavelli di cucina, che sminuzzano i rifiuti organici (tranne quelli fibrosi, come le bucce di banana) e ne permettono lo scarico nella rete fognaria. Oggi i dissipatori sono presenti nel 55-60% delle abitazioni statunitensi e sono molto diffusi in alcuni Stati, come il Brasile e l’Australia. Sono invece poco diffusi in Europa (solo in Inghilterra sono abbastanza usati), a causa di timori legati a possibili problemi gestionali e, soprattutto, di inquinamento ambientale. Numerosi studi, tuttavia, hanno escluso problemi ambientali. Nella città di New York, ad esempio, i dissipatori sottolavello erano stati vietati nel 1994 ma sono stati riammessi nel 1997, dopo che è stata verificata l’assenza di impatti negativi sulle strutture e sull’ambiente. Anche in Italia l’uso dei dissipatori non era ammesso per legge prima del 2002, quando è stato reso possibile da un’opportuna modifica legislativa.

Certo, l’uso di questi apparecchi implica alcuni svantaggi: un esborso economico per il loro acquisto, un aumento dei costi di trattamenti degli scarichi reflui, la necessità di verificare la capacità funzionale della rete abitativa ed urbana. Ma, come visto, i benefici che si possono ottenere sono molteplici, e non sarebbe quindi da trascurare l’idea che almeno i territori con pressanti problemi di smaltimento dei rifiuti (come il Trentino) promuovessero una sperimentazione su larga scala di questa alternativa, per verificare se essa è in grado di diventare – anche da noi come in altri Stati – un metodo efficace per la riduzione dei rifiuti e per lo smaltimento della loro frazione quantitativamente più importante.

(dal Corriere del Trentino del 18 marzo 2008)

PICCOLO SONDAGGIO: Chi ha provato il tritarifiuti? Quali suggerimenti-consigli?

30 settembre 2010 - Pubblicato da | rifiuti

13 commenti »

  1. Non l’ho mai provato ma ne ho spesso discusso pro e contro, in varie sedi. Tra i pro, quelli indicati da Giovanni; teniamo presente che in molte aree spesso i depuratori girano a carico organico piuttosto basso rispetto alle condizioni di progetto. Se un impianto è stato progettato per le caratteristiche delle utenze domestiche e soprattutto industriali di venti o trent’anni fa, oggi si trova abbastanza sovradimensionato per le portate idrauliche ma ancora di più per il carico di sostanza da digerire (BOD); se ai tempi i gestori non gradivano il forte surplus derivante dai trituratori, oggi non ne sarebbero del tutto spiaciuti; anche perchè i residui alimentari ribilanciano un po’ l’azoto proteico. Teniamo presente che molti impianti hanno installato o stanno studiando la possibilità di inviare l’umido direttamente ai digestori, per produrre biogas, ma il problema è quello di dover accogliere, omogeneizzare, riprocessare i sacchetti, mentre con il trituratore si scaricano gli oneri a monte ed il refluo arriva già pronto.

    I problemi sono: cosa ci butterebbe un utente mediamente impreparato dal punto di vista tecnico e culturale come il cittadino medio nostrano? Poi, per l’utente, ci sarebbe la difficoltà di collocare l’aggeggio in spazi cucina non progettati per quello (dove metti tutte le cianfrusaglie che di solito ingombrano il sottolavello?), a volte la necessità di cambiare il lavello stesso per avere una luce maggiore nello scarico e, non da ultimo, la rumorosità (del tipo a “rigurgito di alce”) nel momento in cui interviene.

    Commento di Sergio Palazzi | 30 settembre 2010 | Replica

    • Il problema VERO è che i rifiuti sono un business e chi li gestisce non ha nessun interesse che questi calino, anzi semmai è il contrario: più rifiuti da smaltire più soldi!. La prova incontrovertibile è lo “sconto” che AMNU pratica a chi si fa il compostaggio in casa, ben 5 euro! Al mese? All’anno! Allora di che stiamo a parlare?

      Commento di aghezz | 13 dicembre 2010 | Replica

      • Si, sull’importanza della riduzione sono d’accordo e ne parlerò quanto prima in un post specifico.
        Sul tema dello sconto di soli 5 euro all’anno per chi fa il compostaggio abbiamo già parlato facendo un conto alla buona: ogni persona produce mediamente 190 kg di rifiuto organico all’anno; il costo di smaltimento per il gestore è intorno a 80 Euro a tonnellata (nel passato forse era meno); il risparmio in un anno è quindi di 15 Euro e lo sconto di 5 euro è poco ma non clamorosamente poco.
        Sulla tariffa rifiuti incidono molto, evidentemente, i costi fissi.
        Naturalmente la questione potrebbe assumere un contorno “politico” qualora si decidesse di incentivare il compostaggio.

        Commento di giovannistraffelini | 13 dicembre 2010 | Replica

  2. [...] Vai alla fonte Condividi questo post: [...]

    Pingback di Il tritarifiuti- Rivistaeuropea | 30 settembre 2010 | Replica

  3. Propongo alcune riflessioni a ruota libera, alcune prese navigando su internet:

    1) Vantaggi tritarifiuti (da internet):
    - Maggiore igiene in cucina, eliminazione di cattivi odori e insetti.
    - Viaggi meno frequenti col sacchetto che diventa leggero,inodore e non gocciola più, la riduzione dei rifiuti al cassonetto supera il 50% in peso.
    -Ambiente più sano anche in città, i rifiuti umidi sono i più fastidiosi per cattivi odori e sacchetti aperti da animali randagi.

    Commento: Direi che anche a Trento con la nuova differenziata si sta presentando il discorso animali randagi (meglio: topi) perché anche il sacchetto blu con la plastica attira gli animali visto che non sempre i recipienti sono puliti.

    2)Da internet: “La Guardia di Finanza denuncia per truffa due venditori di tritarifiuti. Saranno anche il massimo sul fronte dello smaltimento-rifiuti, come si legge nelle decine di offerte vie Internet, ma i «tritarifiuti», «biotrituratori» o «dissipatori» – chiamateli come volete – sono finiti sotto la lente della Finanza: le Fiamme Gialle della compagnia di Orbassano stanno raccogliendo la documentazione disponibile; due i venditori già indagati per truffa”. Infatti, in alcune regioni pare siano fuorilegge. “Il problema riguarda non solo le tubature condominiali, ad alto rischio di intasamento, ma anche la rete fognaria”

    Commento: La dotazione idrica è dell’ordine di 300 litri per abitante/giorno. Per triturare la propria frazione organica, un abitante ha bisogno di 5 litri al giorno aggiuntivi (solo 1.5% in più). In Trentino – ad esempio – negli ultimi venti anni si è lavorato molto per separare le acque nere dalle acque bianche (condizione essenziale per l’introduzione del tritarifiuti). Per quanto riguarda le condotte di scarico domestiche non si può certo pensare che siano sottodimensionate, come spesso si dice.

    3) SE IN UN QUARTIERE MODERNO (DOTATO DI FOGNATURA IDONEA) SI USASSE IL TRITARIFIUTI, SI DISATTIVEREBBE IL CIRCUITO DI RACCOLTA DIFFERENZIATA DELL’ORGANICO (CHE HA I SUOI COSTI AI QUALI VA AGGIUNTO IL COSTO DEL TRATTAMENTO DI TALE MATERIALE IN UN IMPIANTO DI TRATTAMENTO BIOLOGICO). QUINDI A FRONTE DI ALCUNI COSTI IN PIU’ CE NE SONO ALTRI IN MENO.
    E NON CI SAREBBE UN AUMENTO DI MATERIALI RESIDUI DA MANDARE A
    DISCARICA, DATO CHE IL TRATTAMENTO PRESSO IL DEPURATORE PORTEREBBE AD UN INCREMENTO DI PRODUZIONE DI FANGHI CHE ALLO STATO ATTUALE DEVONO AVERE UNO SMALTIMENTO DIVERSO DALLA DISCARICA (COMPOSTAGGIO, VALORIZZAZIONE ENERGETICA, …).

    4) C’è anche chi usa un metodo assai particolare: mette l’umido in un secchio e lo sminuzza con un mini pimer e poi verso il tutto nel cesso…

    Commento di Guido S. | 16 ottobre 2010 | Replica

    • Beh, il n. 4 mi pare proprio deprecabile da ogni punto di vista.

      Il resto dei problemi, incluso – o per primo – quello dei truffatori e taroccatori, esiste.

      Commento di Sergio Palazzi | 16 ottobre 2010 | Replica

      • e cosa ci sarebbe di deprecabile?

        Commento di cinzia | 17 marzo 2011 | Replica

        • Se la fognatura non ha una sufficiente capacità, caricarla eccessivamente scaricando l’umido nel cesso può comportare gravi disfunzionamenti, che si ripercuotano su tutti gli utenti.
          Naturalmente ciò non accade se le condotte domestiche e le fognature sono adeguatamente dimensionate; come già detto, nei quartieri moderni di solito tali condotte non sono certo sottodimensionate.

          Commento di giovannistraffelini | 21 marzo 2011 | Replica

  4. Si, concordo che smaltire l’umido in bagno è quantomeno deprecabile!
    Riporto qui un commento che era arrivato al “Corriere del Trentino”, quando il pezzo era stato pubblicato sul giornale:

    Ho letto con grande interesse l’articolo di Giovanni Straffelini sul tritarifiuti domestico. Rispolvero il mio modesto diplomino di “progettista di impianti di scarico domestici” ottenuto, peraltro molto facilmente, a Pfäffikon, Zurigo, Svizzera, nel lontano 1972 e provo a pensare come riuscire a coniugare gli impianti esistenti
    con un moderno tritarifiuti. Sono molto perplesso: credo che l’utilità di questo apparecchio consista in quella di chi lo vende, chi lo installa e chi ne cura la manutenzione. Il problema del materiale di scarico viene spostato solo di qualche chilometro.
    E’ infatti difficile pensare che il tritarifuiti possa far sparire l’umido: ce lo ritroveremo molto allungato nelle vasche del depuratore con aumento dei costi e con materiali residui da smaltire in discarica. E se a qualcuno sfugge la buccia di una banana corre il rischio di dover attendere il tecnico manutentore (non gratuito) per sbloccare l’apparecchio. Già il costo dell’apparecchio lo mette nella disponibilità solo di consumatori più disposti a spendere ed il consumo elettrico, e quindi la dispersione energetica, risulta rilevante anche ai fini dell’inquinamento degli impianti di produzione elettrica a combustibili fossili.
    Non ultimo il dimensionamento dei normali impianti di scarico domestici attuali: sicuramente sottodimensionati per gravarli anche del passaggio di una miscela semiliquida che prevede per di più un maggior consumo di acqua e quindi una più alta tassazione dei consumi e degli smaltimenti.
    Mettendo insieme questi fattori possiamo dedurre che il maggior (forse l’unico) risparmio energetico viene ottenuto col compostaggio casalingo, ove possibile, che da solo annulla grandi sprechi energetici.
    I costruttori di tritarifiuti, i venditori, gli installatori, i manutentori, gli impiantisti, gli addetti ai depuratori con tutto quello che ci stà intorno, i gestori di acquedotti e di reti fognarie con tutta la loro rete tecnico-burocratica di manutenzione, controllo ed esazione sono convinto che sia meglio attendano momenti più propizi per sprecare tempo e denaro.A meno che non tendiamo a risolvere i problemi economici italiani con una spinta consumistica praticamente fine a sé stessa.
    Giorgio Pisetta

    Commento di giovannistraffelini | 16 ottobre 2010 | Replica

  5. Sul Corsera di martedì 26 ottobre si citano le dichiarazioni del vicesindaco di Lucca Giovanni Pierami sulla “distribuzione gratuita di tritatutto da lavello che invia i rifiuti organici nei depuratori. Lì, filtrati, vengono utilizzati per la produzione a gas di energia elettrica”.
    E’ proprio ciò che auspico nell’editoriale.

    Commento di giovannistraffelini | 28 ottobre 2010 | Replica

  6. A Lucca avranno fatto delle valutazioni economiche molto accurate se pensano di distribuirli a tutti.

    Lucca fa 84000 abitanti, diciamo 30000 utenze ad essere buoni. Sulla scala delle fornitura magari si scende sotto i 100 € compreso degli accessori più semplici, 3 milioni, suvvia! Mica che possiamo scegliere un modello al top di gamma, certo, se no si va al triplo e oltre…
    Probabile che possa costare di meno che fare il frullatore centralizzato in impianto (con il necessario corredo di vasche&pesciolini&tanti fiori di lillà).
    E l’installazione sta all’utente, suppongo, come pure gli adattatori per i lavelli in ceramica, o la sostituzione con quelli d’acciaio che fan così moderno. Sennò gli vanno attaccati altri 100€ minimo, a farlo fare ad una impresa esterna, e poi i tempi sarebbero ingestibili.

    Sul discorso dei rifiuti “filtrati” ho qualche dubbio che mi incuriosisce. Ma magari ha riportato male il cronista.

    Il maggior consumo d’acqua ed elettrico va a carico dell’utente e non del gestore, ok anche questo alle casse comunali non dispiace. Sono certo che l’avranno detto preventivamente ai cittadini.
    Posso supporre che in prospettiva la spesa investita si ripaghi, anche se non so in quanto tempo; se il comune gestisce o ha una quota dell’impianto, sicuramente ha il suo ritorno anche perchè permette di rivedere tutto l’impianto tariffario… chi garantisce la “bancabilità” dell’operazione dato l’esborso iniziale, con questi chiari di luna?

    Però, però, hai visto mai che il sindaco i conti li ha fatti ben benino ed è davvero più concreto di tanti altri?

    Poi, certo… Lucca è una città di costruzione recente, con gli scarichi (e gli alloggi) sovradimensionati a scala texana, quindi non avranno di sicuro nè il problema dell’ingombro dell’oggetto nè quello dell’intasamento dei tubi. Neppure quello delle linee elettriche visto che uno piccolo in fondo assorbe solo un 350 – 400 W aggiuntivi (che protezione IP deve avere la derivazione elettrica per essere a norma? basta quella della lavastoviglie? o tanto ci pensa il sor Gino dirimpettaio che l’è bravino di molto con tutti i lavoretti, una bella tripla sulla piattina e la norma CEI chi l’ha vista l’ha vista?).
    I lucchesi poi, vista la ieratica serenità per cui i toscani vanno celebri, non leticheranno mai a causa dei rumori del vicino.

    … nevvero?…

    Insomma, l’ho detto anch’io che mi fa piacere. Bene così.

    Commento di Sergio Palazzi | 28 ottobre 2010 | Replica

  7. Ma quanto costa esattamente un tritarifiuti?

    Questo: http://www.naturemill.com/ sarebbe un’alternativa credibile?

    Commento di massimo | 6 novembre 2010 | Replica

  8. Io non l’ho comprato ma in internet si trovano diverse quotazioni.
    Il sistema di compostaggio domestico può essere utile (previa verifica degli odori che magari emette..) a chi usa il compost. Altrimenti è necessario eliminare l’organico e il tritarifiuti è senz’altro un’opzione percorribile (con vantaggi e svantaggi, naturalmente).

    Commento di giovannistraffelini | 15 novembre 2010 | Replica


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