Inceneritore, si o no?

Il prossimo termovalorizzatore di Torino (Gerbido). Tratterà 421mila tonellate di rifiuti all'anno e il termine previsto per la sua costruzione è febbraio 2012. Col calore dei fumi verrà generata corrente elettrica e verrà alimentato il teleriscaldamento delle abitazioni (si stima 17000 abitazioni da 100m2). Da: recycling, luglio 2010.
I rifiuti residui a valle della raccolta differenziata possono essere smaltiti in discarica o bruciati in un inceneritore. Mentre lo smaltimento nelle discariche è una pratica in voga dalla notte dei tempi, la storia degli impianti d’incenerimento è molto più recente. Il primo impianto è stato costruito negli Stati Uniti nel 1885. Ad Amburgo, in Germania, è stato avviato – nel 1893 – il primo inceneritore europeo. In Italia, il primo inceneritore è stato costruito a Lucca, nel 1962. Oggi in Italia la metà circa dei rifiuti urbani è ancora smaltita in discarica, mentre è avviato all’incenerimento il 12% dei rifiuti (contro una media europea superiore al 20%). Gli inceneritori in Italia sono una cinquantina (sono 60 in Germania, 110 in Francia, più di 30 in Danimarca e in Svizzera), localizzati soprattutto in Lombardia e e in Emilia Romagna.
Le normative europee e nazionali incentivano la transizione dallo smaltimento in discarica al modello di “prevenzione e recupero”, dove col termine recupero si intende sia il riciclo dei materiali che il recupero del contenuto energetico dei rifiuti mediante la loro combustione; tanto che l’inceneritore diventa un “termovalorizzatore”. Per questo la nuova normativa in materia di discariche non ammette, dal 1° gennaio 2007, i rifiuti con potere calorifero maggiore di 3100 kcal/kg, cioè i rifiuti che possono produrre molto calore se bruciati. Le scorie che si ottengono dopo l’incenerimento (circa il 10-15% in volume rispetto al rifiuto di partenza) sono sostanzialmente inerti e possono essere smaltite facilmente in discarica o riutilizzate in impieghi particolari.
La diffusione dei termovalorizzatori come impianti di smaltimento dei rifiuti, tuttavia, trova – soprattutto in Italia – una serie di ostacoli legati ai timori di possibili emissioni di inquinanti dal camino, come le diossine e le polveri sottili. Nel 1977, infatti, alcuni ricercatori olandesi rilevarono per primi delle tracce di diossine nei fumi di alcuni inceneritori, e in Italia questa notizia causò notevoli diffidenze, anche perché nel 1976 a Seveso si ebbe un incidente in un’industria chimica che provocò la liberazione di diossina, con un rilevante danno ambientale.
Da allora si sono moltiplicati gli studi su questi problemi e si sono sviluppate sofisticate tecnologie per il controllo degli scarichi inquinanti; oggi le normative per gli inceneritori sono molto severe, e i limiti sono più bassi di quelli relativi ad industrie che emettono fumi (anche se i volumi in gioco per gli inceneritori sono abbastanza bassi). Le preoccupazioni nell’opinione pubblica – tuttavia – sono rimaste, ed il dibattito sull’opportunità di impiegare questo tipo di impianti è ancora acceso. In Trentino la lunga strada verso la costruzione del termovalorizzatore di Ischia Podetti sembra stia volgendo al termine, anche se la sensazione generale è che non tutto sia ancora pronto. Situazioni simili sono presenti in altre regioni italiane.
Insomma: inceneritore si, o inceneritore no?
(tratto da “Che aria tira in città?“, temi editrice, 2006)


Forse la domanda non dovrebbe essere “inceneritore sì o no?” ma “inceneritore come?”
Se si parla di un impianto che deve gestire tutti i rifiuti urbani di qualunque tipo, allora probabilmente la risposta è no.
Se invece si prevede un sistema di raccolta differenziata a monte, in cui umido, carta, vetro, metalli e plastiche riciclabili sono separate e trattate a parte, e rimane da incenerire solo il residuo, allora magari basta un impianto piccolo, più facile da gestire e meno inquinante. A queste condizioni, allora è più probabile che venga accettato dai residenti.
Sono perfettamente d’accordo con te!
Queste idee le tratterò in un prossimo articolo su questo tema (sempre attuale).
grazie
L’affermazione “le ceneri sono sostanzialmente inerti” mi sembra opinabile e controversa.
Inceneritore NO !
Leggete qui http://www.nanodiagnostics.it/Nanopatologie.aspx
oppure
http://cambiamogrugliasco.blogspot.com/2010/08/dubbi-sul-termovalorizzatore-del.html
oppure
http://www.noinctorino.org/
Penso possa bastare…allora inceneritore no ! Siete d’accordo ?
Un fattore a vantaggio delle discariche: può darsi che in futuro quello che ci sembra ora non riciclabile (o non economicamente utilizzabile) diventi invece una risorsa. In quel caso, basterà scavare.
In altre parole, le discariche di ieri (e di oggi) potrebbero essere le miniere di domani.
Inizio col presentarmi: sono Aldo Olivero, Consigliere Comunale di Grugliasco, una città di 40.000 abitanti in Provincia di Torino dove sorgerà l’impianto di termovalorizzazione del Gerbido citato nel post. Data la mia giovane età non presi parte in passato alle decisioni relative al si o no all’inceneritore. Oggi i lavori sono iniziati e ben poco si può fare.
In generale (anche se qualcuno ultimamente mi ha annoverato tra i sostenitori del no…) sono sempre stato favorevole alla costruzione dell’impianto, con alcune riserve. Una riguardante la localizzazione, problema che non tratto in questa sede perché probabilmente a voi non interessa. La seconda riguardante le reali emissioni, in particolare quelle dei PM 2,5, ovvero nanoparticelle che a detta di molti sono la principale causa di molte malattie per via del fatto che non riescono ad essere correttamente filtrate.
Ho contattato enti, associazioni e singole persone sia del fronte del si che del no, e dopo mesi di raccolta dei documenti devo dire che alcuni dubbi sono stati fugati e altri no.
TRM, la società che costruisce il nostro impianto, afferma che i filtri riusciranno ad abbattere tutti gli inquinanti, compresi i microinquinanti, di circa il 99% (le più recenti tecnologie di filtro a maniche paiono abbattere del 99,9% i PM 2,5). Da un parere di Medicina Democratica pare però che questo dato sia leggermente inferiore (99,7%) e che in altri paesi richiedano limiti ben più severi (99,99%). Un medico oncologo ha però commentato sul mio blog dicendo che, ad oggi, non esiste documento che possa definire causa/effetti dei nano inquinanti sul corpo umano.
Quanto al rischio di cancro dovuto all’esposizione al termovalorizzatore, la società TRM dichiara un fattore di rischio pari a 3,18 * 10-6 (3,18 casi di tumore aggiuntivi per milione di persone con una aspettativa di vita di 70 anni). Negli Stati Uniti l’EPA, l’agenzia di protezione ambientale, dichiara significativo un rischio di quando è superiore a 1 * 10-6 (1 caso aggiuntivo per milione di persone esposte). La legge per le bonifiche ambientali (Dlgs 152/06) prevede ad oggi 1 * 10-6 e l’impianto del TRM parrebbe non rispettare tale limite. Ma sulla questione sto ancora indagando e attendendo altre risposte da TRM. La società costruttrice dichiara contenuti tali fattori di rischio.
Uno studio fatto dal Politecnico di Torino afferma che la costruzione del termovalorizzatore avrà ricadute (quasi) positive sull’ambiente. In estrema sintesi, stando ad un loro calcolo sul modello Externè, la quantità di inquinanti emessa dal termovalorizzatore sarà inferiore a quella emessa dalle utenze (caldaie, centrali per la produzione di energia elettrica, ecc) che il termovalorizzatore stesso permetterà di spegnere. Molti contestano la bontà dello studio, altri il modello di calcolo, ma non ho competenze necessarie attualmente per confutare tale studio. In questi giorni dovrei averlo nella sua forma integrale.
La mia attuale posizione politica è orientata verso l’impegno perché possa esserci in futuro un’attenta analisi dei dati emissivi dell’impianto e delle ricadute sulla salute. In parole povere, controllare accuratamente e frequentemente cosa sputerà fuori il camino e tenere ben rizzate le antenne per capire se aumentano tumori o malattie respiratorie. Ecco perché sto studiando con attenzione lo studio del cosiddetto “bianco ambientale” (l’attuale situazione della salute nel territorio interessato) e approfondendo gli aspetti legati alla pubblicizzazione dei dati una volta entrato in funzione l’impianto. Questa mia posizione è dovuta sia al fatto che ormai la macchina per la costruzione è partita e non la ferma più nessuno, sia perché, nonostante validi ed approfonditi studi pro e contro, è davvero difficile prendere una posizione netta e fugare tutti, ma davvero tutti, i dubbi. Guardando all’estero si vede un po’ di tutto: da Montecarlo che ha un termovalorizzatore in piazza e dove nessuno si preoccupa a paesi fortemente contrari ad altri che hanno interessantissimi mix. In generale, però, ogni caso è a se stante per via della conformazione del territorio e della composizione della popolazione.
In questi mesi ho raccolto moltissima documentazione e se foste interessati potrei fornirvela.
Spero, nel mio piccolo, di essere stato utile e rimango ovviamente a disposizione per qualsiasi domanda.
Ringrazio molto Aldo Olivero per il suo intervento che mi pare molto chiaro e penso utile per confrontare le diverse realtà.
Relativamente alla discussione che ha coinvolto la realizzazione dell’inceneritore di Torino (Gerbido), una serie di interventi sono stati pubblicati sul sito l’eco di Torino. Li segnalo volentieri qui sotto:
http://www.ecoditorino.org/la-parola-ai-lettori—inceneritore-al-gerbido-non-rispettato-il-diritto-alla-salute.htm
http://www.ecoditorino.org/la-parola-ai-lettori—inceneritore-al-gerbido-no-alle-nanoparticelle.htm
http://www.ecoditorino.org/termovalorizzatore-al-gerbido-saitta-ora-non-ci-sono-piu-ostacoli-.htm
http://www.ecoditorino.org/termovalorizzatore-del-gerbido-ravello-ho-ereditato-una-situazione-drammatica.htm
http://www.ecoditorino.org/gerbido-termovalorizzatore-respinti-13-ricorsi-si-fara.htm
Sull’inceneritore di Parma… http://bit.ly/bmzT90