Giovanni Straffelini's Blog

Riflessioni su società, ambiente, scienza.

L’origine dell’anima (secondo la scienza)

Cicogne

Il problema dell’origine dell’anima (il tema è stato introdotto qui) coinvolge diverse fasi: l’origine della vita, l’evoluzione degli esseri viventi e la sviluppo di ogni singolo essere vivente. E’ conveniente inquadrarlo tenendo presente il secondo principio della termodinamica (l’entropia totale dell’universo – cioè il grado di disordine dell’universo – è in continuo aumento; il contenuto di entropia di un sistema – di qualunque complessità – può pertanto diminuire solo in presenza di un intervento esterno, poiché un sistema chiuso evolve spontaneamente solo verso stati di maggiore disordine) e la metafora del “diavoletto di Maxwell” già introdotta. Riprendiamo le domande che erano emerse:

1) Chi fornisce le giuste informazioni operative alle cellule degli esseri viventi che si stanno fecondando? E poi durante la crescita verso complessità morfologiche maggiori, fino al passaggio da anima vegetale/animale a quella razionale?
2) E ancora prima: come ha avuto origine la vita (e quindi l’anima della materia vivente, nelle sue diverse forme)? Come ha fatto l’estropia a vincere sulla natura senza vita, in un universo che procede verso l’aumento continuo del disordine?

La scienza, è evidente, deve proporre risposte che necessariamente escludono l’ipotesi di un intervento creatore esterno non fisico (cioè della cosiddetta ‘ipotesi di Dio’). Quali risposte propone?

Consideriamo dapprima lo sviluppo di un essere vivente. Per la scienza, come risultato del processo evolutivo, nel Dna delle cellule fecondate sono contenute tutte le informazioni necessarie per la crescita di ogni essere vivente e la distinzione delle sue parti. La funzione conoscitiva è quindi contenuta nel Dna delle cellule, e gli enzimi adibiti alla crescita fanno la parte dei “diavoletti di Maxwell”. In base a tale meccanismo gli esseri viventi possono realizzare se stessi e quindi conservare e moltiplicare la specie, potendo trasmettere tutte le informazioni necessarie da una generazione all’altra. L’estropia proviene dall’esterno sotto forma di cibo (e quindi dal sole che ha attivato la sintesi clorofilliana per produrlo), e l’entropia dell’universo aumenta grazie al calore che è riemesso nell’ambiente. Per usare la definizione del noto biologo Mario Ageno, gli esseri viventi sono “sistemi coerenti dotati di programma”, alimentati in continuazione dall’esterno “da un flusso di energia in forma pregiata che ne ricostituisce la dotazione interna, man mano che questa viene dissipata e ceduta all’ambiente in forma di calore”.

Durante lo sviluppo si realizza anche la transizione verso l’anima razionale, nel senso che nel sistema neuronale dell’essere umano, sotto la guida dell’informazione genetica, dell’interazione con l’ambiente e anche di una componente probabilistica dovuta ad una certa casualità nelle interazioni alle sinapsi, si formano tutte i grafi/anelli necessari per la nascita della coscienza e del linguaggio.

Per quanto riguarda l’origine della vita sulla terra, per la scienza la vita ha avuto inizio con la formazione casuale della cellula ancestrale. Nel brodo primordiale è accaduto (almeno una volta) un evento, altamente improbabile, che ha portato dapprima alla formazione dei primi mattoni chimici della vita, a partire da molecole più semplici e sotto l’azione di scariche elettriche o radiazioni, e poi alla prima molecola replicabile. Il brodo primordiale può quindi essere considerato come un sistema complesso all’interno del quale si è realizzata un’attività ordinatrice. Dal punto di vista dell’estropia ciò può essere giustificato dal fatto che il sistema è stato soggetto ad un continuo flusso di energia degradante, così che l’universo è andato incontro ad un aumento di entropia in perfetta ubbidienza alla seconda legge della termodinamica. Ma quale sistema informativo (quale diavoletto di Maxwell) ha permesso l’aumento locale di estropia?

(continua)

(tratto da “La questione dell’anima”, Il Margine, n° 10, 2009)

1 agosto 2010 - Pubblicato da | scienza, scienza&fede

9 commenti »

  1. A parte il fatto che il concetto di Anima è talmente vago e indefinito ed indefinibile, non abbiamo nessuna prova, nessun indizio, niente, che ci possa far pensare al fatto che esiste un qualcosa come l’anima e in ultima analisi alla vita dopo la morte, perché è per questo che l’uomo si arrovella su discorsi di questo tipo. Senza andare a cercare in cielo affinità con l’anima e la volta celeste, stando qui con i piedi per terra, (alcuni filosofi associavano la coscienza morale -e dunque l’anima- a qualcosa di divino e di celeste, a qualcosa di mandatoci da Dio), sappiamo solo che la vita vuole vivere, che si è evoluta da “forme elementari”, ad organismi altamente complessi che hanno differenziato strutture e funzioni che si svolgono in una sola cellula e che i nostri geni si mescolano come in una lotteria fra individui differenti per dare origine a discendenti che abbiano mutazioni favorevoli alla sopravvivenza (altrimenti ci auto- cloneremmo).
    Esiste un essere vivente che si clona da sé da 43.000 anni, ed è una pianta, ma ha avuto un “culo” pazzesco a resistere uguale a sé stessa per tutto questo tempo. Ha investito tutto nell’immortalità, ma non è detto che duri ancora a lungo!

    Commento di Emiliano | 6 agosto 2010 | Replica

  2. Non è ben chiaro che cosa s’intenda per “anima”. E’ una parte della psiche? E’ un’essenza al di là della psiche e del corpo e che permane dopo la morte? E’un’energia che consente al complesso psico-fisico di funzionare (e quindi anche ai geni?).
    C.G.Jung diceva che l’anima, per il maschio, è la sua controparte psichica femminile, mentre, nella donna, è la sua controparte psichica maschile (“l’animus”); però questo è un ragionamento interamente psicologico.
    Per me, l’anima è quella forza che sta dietro a tutto quello che facciamo, l’abbandono, l’onestà verso se stessi,
    la “verità interiore”: allora tutto quello che facciamo lascerà un segno, altrimenti tutto è realmente polvere, negazione dell’”anima”.
    Nella mia ignoranza, non trovo altre definizioni della cosiddetta anima: se la cerco, non la trovo, perchè essa non è un organo fisico e nemmeno una componente del sistema del pensiero, viene prima. Forse ha più un collegamento con l’intuizione, ma non ne sono certo.
    Ripeto, se cerco l’anima, non la trovo, ma sono certo che essa esiste e determina la nostra vita, il nostro destino.

    Commento di Gianni | 6 agosto 2010 | Replica

  3. Grazie dei vostri interventi!
    Con “anima” in genere si considera ciò che distingue gli esseri viventi dalla materia inanimata. E’ un concetto strettamente legato a quello di coscienza, cioè alla capacità di reagire agli stimoli esterni con una certa consapevolezza, capacità che è propria degli essei viventi. Delle persone, naturalmente, che hanno consapevolezza di sé; degli animali e – se vogliamo – anche delle piante, che possono mostrare un barlume di comportamento ad esempio avvicinandosi o allontanandosi ad una fonte luminosa.
    Scientificamente parlando, gli organismi viventi sono sistemi complessi ad alta complessità (costituiti dalle cellule) e l’anima-coscienza è un epifenomeno che emerge da questo sistema complesso. L’anima-coscienza acquisisce quindi le connotazioni tipiche dell’essere vivente: nelle persone, il carattere o lo “spirito” è modellato da informazioni ereditarie (genetiche) e dall’interazione con l’ambiente (le relazioni e così via).
    Ma all’interno di questo quadro scientifico (il tema dell’origine dell’anima lo tratterò anche in un secondo post che completa questo), è tutto chiaro o ci sono interrogativi aperti?
    E che spazio può avere (se ce l’ha) un intervento trascendente?

    Commento di giovannistraffelini | 7 agosto 2010 | Replica

  4. @emiliano

    l’anima esiste eccome ed è una cosa tangibilissima… ti senti anima come ti senti corpo e come ti senti mente… se non lo provi o non lo conosci non vuol dire che non estite…

    Commento di Tommaso | 9 agosto 2010 | Replica

  5. Direi che l’anima è diversa dalla coscienza. E’ strettamente ad essa intrecciata, ma, in qualche modo, viene prima di essa. Ha a che fare con il nostro spirito più profondo, determina il nostro atteggiamento interiore verso le cose e i fatti della vita, come dire, il nostro carattere più profondo. Forse è quella che lascia le cosiddette “tracce karmiche”. E’quella forza che, negli anni della vita, pur evolvendosi, determina come siamo realmente, davanti a noi stessi: direi che è il nostro specchio.

    Commento di Gianni | 9 agosto 2010 | Replica

  6. Forse mi sono espresso male: con “coscienza” intendo la consapevolezza, la proprietà degli esseri viventi di reagire alle stimolazioni esterne. Identificare l’anima con la coscienza (così intesa) – o, analogamente, la mente, l’Io, il cervello etc etc – è tutto ciò che la scienza può fare.
    L’anima-coscienza è, come dicevo, un epifenomeno e gli stati mentali che lo realizzano possono assumere diverse forme, diverse caratteristiche (di immaginazione, di comportamento morale..).
    Se si pensa che l’anima sia “più di questo”, bè bisognerebbe definire questo di più, esplicitarlo in modo chiaro e osservabile con gli strumenti del metodo scientifico. Altrimenti rimangono idee, percezioni, cose interessanti ma che con la scienza hanno poco a che fare.
    Anticipo che proverò anch’io a fare questo passo avanti, a vedere se l’anima è “più di questo”; cercando almeno di NON essere in contrasto con la scienza (che è il massimo che, a mio modo di pensare, si possa fare senza cadere nella mitologia).

    Commento di giovannistraffelini | 9 agosto 2010 | Replica

  7. La scienza analizza la materia e tutto quello che è osservabile direttamente o mediante macchine. L’anima sfugge a questa possibilità: è un concetto di origine religiosa e di esso si è occupata anche la psicologia. E’ un’entità di tipo spirituale in senso lato, influenza fortemente l’io, intrecciandosi ad esso, come anche alla nostra sfera emotiva, ma non è rintracciabile. Non so se vi siano connessioni neuronali che si possano, in futuro, riconoscere e accreditare a un qualcosa che si possa definire “anima”. Credo che non sarà possibile: è un aspetto della nostra mente, una forza che, per convenzione, si definisce in quel modo. Se sia determinata da equilibri chimici del cervello, non lo so: è la solita questione dell’uovo e della gallina (spero di non aver scritto troppe stupidaggini).

    Commento di Gianni | 9 agosto 2010 | Replica

  8. Come si fa a misurare qualcosa di intangibile..?! secondo me il metodo scientifico non potrà mai essere applicato a queste cose. Ed è giusto così. Gli scienzati vorrebbero misurare e conoscere con la mente ciò che mente non è.. stiamo parlando di qualcosa che non risponde alle regole di questo “mondo”.

    Commento di Tommaso | 25 agosto 2010 | Replica

  9. Il nocciolo è proprio questo: l’anima è “intangibile”, “un’entità spirituale”, “qualcosa che non risponde alle regole di questo mondo”… Se osserviamo il mondo con un occhio oggettivo (scientifico) l’anima, così intesa, non esiste, è una nostra invenzione (come certe cose paranormali o magiche).
    Il quadro che ho proposto nei diversi post qui pubblicati è il massimo (diciamo così) che può fare la scienza: associare il comune senso dell’idea di anima a quello di coscienza, cioè della consapevolezza del mondo.
    Ora, pensiamo alle piante o ai microbi: il loro livello di coscienza è bassissimo, al massimo reagiscono alla radiazione solare o a qualche sostanza chimica. Ma negli animali le cose sono già diverse: certo, il grado di coscienza (o di animatezza) di un pesce rosso o di una zanzara è basso; ma in conigli e poi cani, gatti, scimmie… bè il loro grado di coscienza aumenta di sicuro (alcuni ritengono che i bonobo abbiano un minimo di psicologia intuitiva); e infine gli uomini (homo sapiens), con il livello di coscienza più elevato (magari bassino nei bimbi appena nati e maggiore negli adulti).
    Insomma non sorprende che la coscienza si possa in qualche modo misurare con metodi scientifici; ci ha provato, ad esempio, il neuropsichiatra Tononi, di origine trentina, in “Galileo e il fotodiodo”.

    PS: confesso che ho un’idea di anima “trascendente” e, se vogliamo, “religiosa”; ma di questo parlerò più avanti, per chi avrà la voglia e pazienza di seguire il mio ragionamento; ragionamento che ha bisogno di uno sforzo iniziale di feroce ossservazione della realtà dei fatti

    Commento di giovannistraffelini | 6 settembre 2010 | Replica


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