Il “DIMTI News” al via!
In settembre esce il primo numero del DIMTI News, una rivista di informazione del Dipartimento di Ingegneria dei Materiali e Tecnologie Industriali (DIMTI) dell’Università di Trento.
La rivista sarà distribuita anche in forma cartacea: alle aziende, scuole, organizzazioni culturali, istituzioni politiche, laureati .. e a tutti coloro che ne faranno richiesta.
Perchè abbiamo deciso di lanciare questa nuova iniziativa?
Lo spiega bene il Direttore, prof. Claudio Migliaresi, nel suo editoriale d’apertura: per poter meglio comunicare le nostre attività, potenzialità, iniziative e per avere un riscontro da chi è interessato, così da attivare nuove collaborazioni di ricerca scientifica e imparare anche, se il caso, dalle osservazioni. Infatti, è nostra forte intenzione crescere e migliorare, e contribuire al rilancio economico del territorio e nazionale in un settore, l’Ingegneria dei Materiali, che sappiamo essere importante per l’innovazione; oltre che, naturalmente, contribuire alla valorizzazione professionale dei giovani laureati e dottorati in Ingegneria dei Materiali.
Il primo numero del Dimti News è scaricabile qui in formato pdf:
e anche dal sito della Facoltà di Ingegneria.
Ho l’onore e l’onere di coordinare questa iniziativa insieme ad una valida redazione e una competente Divisione Comunicazione: ci aspettiamo segnalazioni, commenti, suggerimenti. E’ il primo numero: vorremmo migliorarlo e ampliarlo sempre più affinchè diventi nei fatti un efficace strumento di dialogo e comunicazione.
Presentazione dell’iniziativa sul “Corriere del Trentino”:
L’origine dell’anima – seconda parte
Per la scienza non c’è stato bisogno, in questo caso, di alcun sistema informativo progettato dall’esterno, perché l’evento è stato spontaneo e reso possibile dalla “magia dei grandi numeri”, per usare la definizione di Richard Dawkins, e del lungo tempo a disposizione. Nell’universo ci saranno un miliardo di miliardi di pianeti: anche se la vita avesse potuto nascere solo su un pianeta su un miliardo, argomenta Dawkins, “la vita sarebbe sorta su un miliardo di pianeti, uno chiamato Terra”.
Poi, è stata la selezione naturale a costituire l’algoritmo cieco che ha prodotto la crescente complessità biologica degli esseri viventi che oggi conosciamo, dalla cellula ancestrale alla mente umana. E ciò mediante processi biologici di duplicazione del Dna che, procedendo con errori casuali, hanno indotto i necessari fenomeni di adattamento all’ambiente. Processi che, a fronte di una necessaria immissione di energia dall’esterno (dal sole), sono stati in grado di vincere l’entropia in modo spontaneo, in seguito a fluttuazioni statistiche locali. Due transizioni appaiono particolarmente critiche e hanno comportato un notevole aumento locale di estropia: la formazione della cellula eucariota (con il nucleo, i mitocondri e altri componenti assenti nelle cellule procariote, come nei batteri), e la formazione dell’anima razionale. In entrambi i casi l’estropia è venuta evidentemente dal sole, e non c’è stato bisogno di alcun diavoletto di Maxwell ma è stata la casualità, favorita sempre dalla magia dei grandi numeri, a indurre le transizioni.
Pertanto noi tutti ci troviamo qui, nell’universo che conosciamo, non come risultato di un progetto ma perché, in modo spontaneo e secondo modalità causali, si è originata la vita, che è poi evoluta verso la biodiversità odierna. Tutto poteva andare in moltissimi altri modi (e in tutti questi casi non saremmo probabilmente esistiti), ma la strada dell’evoluzione ha scelto il percorso che ha portato alle condizioni attuali.
Molti scienziati ritengono che si possa stabilire un parallelo tra i sistemi complessi dove è nata la vita (il brodo primordiale) e poi si è evoluta (gli organismi procariotici) e i sistemi complessi non viventi, lontani dalle condizioni di equilibrio e attraversati da un flusso stazionario di energia degradante. In tali sistemi non viventi, fluttuazioni locali anche minime possono condurre ad un aumento di estropia del sistema in modo spontaneo, raggiungendo quindi uno stato stazionario di ordine che prima non c’era. Queste idee hanno rilanciato certe convinzioni “vitalistiche”, secondo le quali la progettazione, realizzazione e crescita degli esseri viventi (tutte attività che necessitano di molte informazioni) sarebbero sospinte “dal basso”, da un’indefinita tensione interna verso la vita e l’ordine. Sebbene recentemente la teoria del non equilibrio abbia ottenuto alcuni successi nello spiegare particolari fenomeni in sistemi organici semplici, tale ipotesi appare comunque scientificamente inconsistente ed è sicuramente inutile all’interno del discorso sull’origine della vita, perché non fa altro che spostare all’ambiente la necessaria casualità. E’, infatti, sempre opera del caso il raggiungimento dei parametri ambientali necessari, “tutti, al momento giusto, e nell’ordine richiesto, attraverso i relativi valori critici” (Mario Ageno). Il principio vitalistico, peraltro, non è accettabile scientificamente, perché la materia animata e quella inanimata sono costituite dagli stessi elementi chimici.
Riepilogando:
Con “anima” si intende ciò che distingue gli esseri viventi dalla materia inanimata. E’ un concetto strettamente legato a quello di coscienza cioè alla capacità di reagire agli stimoli esterni con una certa consapevolezza, capacità che è, appunto, propria degli esseri viventi. Delle persone, naturalmente, che hanno consapevolezza di sé; degli animali e – se vogliamo – anche delle piante, che possono mostrare un barlume di comportamento ad esempio avvicinandosi o allontanandosi ad una fonte luminosa.
Gli organismi viventi sono sistemi complessi e ad alta complessità e l’anima-coscienza è un “epifenomeno” che emerge da tale sistema complesso e in particolari dalle interazioni, dalle “informazioni” che vengono scambiate medianti le connessioni tra i singoli elementi del sistema. L’anima-coscienza acquisisce quindi connotazioni tipiche dell’essere vivente; nelle persone (dove il sistema complesso è localizzato nel cervello), il carattere o l’Io è modellato da informazioni ereditarie e dall’interazione con l’ambiente (le relazioni e così via).
Ma all’interno di questo quadro scientifico, è tutto chiaro o ci sono interrogativi aperti?
E che spazio può avere (se ce l’ha) un intervento trascendente? La scienza ha eliminato il concetto teologico di anima, come paventato da molti teologi?
(tratto da “La questione dell’anima”, Il Margine, n° 10, 2009)
L’origine dell’anima (secondo la scienza)
Il problema dell’origine dell’anima (il tema è stato introdotto qui) coinvolge diverse fasi: l’origine della vita, l’evoluzione degli esseri viventi e la sviluppo di ogni singolo essere vivente. E’ conveniente inquadrarlo tenendo presente il secondo principio della termodinamica (l’entropia totale dell’universo – cioè il grado di disordine dell’universo – è in continuo aumento; il contenuto di entropia di un sistema – di qualunque complessità – può pertanto diminuire solo in presenza di un intervento esterno, poiché un sistema chiuso evolve spontaneamente solo verso stati di maggiore disordine) e la metafora del “diavoletto di Maxwell” già introdotta. Riprendiamo le domande che erano emerse:1) Chi fornisce le giuste informazioni operative alle cellule degli esseri viventi che si stanno fecondando? E poi durante la crescita verso complessità morfologiche maggiori, fino al passaggio da anima vegetale/animale a quella razionale?
2) E ancora prima: come ha avuto origine la vita (e quindi l’anima della materia vivente, nelle sue diverse forme)? Come ha fatto l’estropia a vincere sulla natura senza vita, in un universo che procede verso l’aumento continuo del disordine?
La scienza, è evidente, deve proporre risposte che necessariamente escludono l’ipotesi di un intervento creatore esterno non fisico (cioè della cosiddetta ‘ipotesi di Dio’). Quali risposte propone?
Consideriamo dapprima lo sviluppo di un essere vivente. Per la scienza, come risultato del processo evolutivo, nel Dna delle cellule fecondate sono contenute tutte le informazioni necessarie per la crescita di ogni essere vivente e la distinzione delle sue parti. La funzione conoscitiva è quindi contenuta nel Dna delle cellule, e gli enzimi adibiti alla crescita fanno la parte dei “diavoletti di Maxwell”. In base a tale meccanismo gli esseri viventi possono realizzare se stessi e quindi conservare e moltiplicare la specie, potendo trasmettere tutte le informazioni necessarie da una generazione all’altra. L’estropia proviene dall’esterno sotto forma di cibo (e quindi dal sole che ha attivato la sintesi clorofilliana per produrlo), e l’entropia dell’universo aumenta grazie al calore che è riemesso nell’ambiente. Per usare la definizione del noto biologo Mario Ageno, gli esseri viventi sono “sistemi coerenti dotati di programma”, alimentati in continuazione dall’esterno “da un flusso di energia in forma pregiata che ne ricostituisce la dotazione interna, man mano che questa viene dissipata e ceduta all’ambiente in forma di calore”.
Durante lo sviluppo si realizza anche la transizione verso l’anima razionale, nel senso che nel sistema neuronale dell’essere umano, sotto la guida dell’informazione genetica, dell’interazione con l’ambiente e anche di una componente probabilistica dovuta ad una certa casualità nelle interazioni alle sinapsi, si formano tutte i grafi/anelli necessari per la nascita della coscienza e del linguaggio.
Per quanto riguarda l’origine della vita sulla terra, per la scienza la vita ha avuto inizio con la formazione casuale della cellula ancestrale. Nel brodo primordiale è accaduto (almeno una volta) un evento, altamente improbabile, che ha portato dapprima alla formazione dei primi mattoni chimici della vita, a partire da molecole più semplici e sotto l’azione di scariche elettriche o radiazioni, e poi alla prima molecola replicabile. Il brodo primordiale può quindi essere considerato come un sistema complesso all’interno del quale si è realizzata un’attività ordinatrice. Dal punto di vista dell’estropia ciò può essere giustificato dal fatto che il sistema è stato soggetto ad un continuo flusso di energia degradante, così che l’universo è andato incontro ad un aumento di entropia in perfetta ubbidienza alla seconda legge della termodinamica. Ma quale sistema informativo (quale diavoletto di Maxwell) ha permesso l’aumento locale di estropia?
(continua)
(tratto da “La questione dell’anima”, Il Margine, n° 10, 2009)




