Giovanni Straffelini's Blog

Riflessioni su società, ambiente, scienza.

Innovazione estetica

La costante innovazione del prodotto è – in tutti i settori dell’economia – un’operazione necessaria per guadagnare competitività e nuove quote di mercato. Oltre alla ricerca scientifica e tecnologica c’è anche un’altra strada per innovare che potrebbe essere battuta con maggiore convinzione: la strada del “design” del prodotto.

E’ la storia economica dell’Italia ad indicarci tale opportunità. Gli ambiti industriali dove, negli ultimi decenni, la nostra economia ha mantenuto posizioni di preminenza sul mercato mondiale sono soprattutto il tessile, le calzature, l’arredo, il lusso, cioè quelli dove è richiesta elevata creatività e capacità di realizzare prodotti che piacciono e colpiscono la sensibilità delle persone. Perché non esplorare la possibilità di trasferire questo modo di innovare, che è poi quello che si è guadagnato la fama del “made in Italy”, anche negli altri settori?

In effetti, nel mondo d’oggi la funzionalità spesso non è sufficiente per decretare il successo di un prodotto: bisogna infatti conferirgli anche tutta una serie di attributi immateriali (come l’espressività estetica e sensoriale, o la capacità di dare soddisfazione al possessore), che possono diventare una leva di formidabile differenziazione sul mercato. Si pensi ad un’apparecchiatura medica con una forma capace di rassicurare il paziente ansioso. O ad un computer targato Ferrari: uguale agli altri dal punto di vista funzionale ma in grado di dare la sensazione di maneggiare un prodotto migliore. Ci sono aziende del “made in Italy” che negli ultimi decenni hanno fatto del design la loro forza, altre che hanno semplicemente coniugato estetica e facilità d’uso, altre ancora che hanno legato il prodotto alla tradizione locale o che hanno fuso design e tecnologia, realizzando un mix tra nuove tecnologie e creatività.

Certo, la logica del design non può essere applicata a tutti i prodotti. Ma sono sicuramente molti quelli che potrebbero trarne vantaggio, e appare quindi un po’ strano che proprio in Italia sia il mondo imprenditoriale sia le istituzioni non supportino con la necessaria decisione questa cultura, organizzando scuole, agenzie di sostegno alle aziende, o fondazioni in grado di promuovere il design, facendo anche leva sul patrimonio di creatività e tradizione culturale del territorio.

Il notevole – e forse inaspettato -  successo di partecipazione alla recente giornata di studio “Superfici e il design” – presso l’Università di Trento – conferma che c’è una diffusa consapevolezza della spinta all’innovazione che può venire dalla combinazione design e tecnologia: l’auspicio, quindi, è che tale spinta venga colta – sia nell’ambito industriale-professionale, sia nell’ambito dell’insagnamento universitario -  per contribuire così, passo dopo passo, al rilancio della nostra economia.

(elaborato da un editoriale del Corriere del Trentino del 31 ottobre 2007)

La presentazione della giornata "Superfici e design" (organizzata dal prof. Stefano Rossi) da parte del prof. Tubino, preside della Facoltà di Ingegneria dell'Università di Trento.

Più di 200 partecipanti!

Design-Workshop-2011

9 febbraio 2010 - Pubblicato da | sviluppo

19 commenti »

  1. Mi congratulo per l’articolo e appoggio pienamente le idee esposte. Essendo io un industrial designer mi fa ancora più piacere sentire la controparte “tecnica” che identifica nel design la chiave del successo di ogni prodotto e aggiungerei anche servizio!
    Non dimentichiamoci tuttavia che il design non è solo forma e stile ma il connubio di esigenze estetiche con quelle funzionali/ingegneristiche.
    Reputo inoltre che in Italia, a discapito del famoso design “made in Italy”, non ci sia ancora un cultura del Design adeguata: il ruolo della nostra figura è ancora relegato a un artista con nessun tipo di albo o legittimazione della propria figura professionale.
    E inoltre ci ritroviamo in un paese dove la ricerca e l’innovazione da questo punto di vista è rimasta ferma ai grandi nomi del passato con rare eccezioni. Mentre il Design internazionale è sempre più forte e affermato.

    Ringrazio poi per la giornata di ieri molto proficua per l’incontro tra la realtà industriale e quella accademica, evento così raro ma che reputo fondamentale per lo sviluppo di una cultura del Design.

    Commento di Alessandro Pozzati | 10 febbraio 2010 | Replica

  2. Per me è stato un vero piacere assistere a questo interessante incontro su argomenti che ritengo importanti per 2 motivi principali :
    1) accrescere le conoscenze professionali sugli argomenti in discussione cercando successivamente di concretizzarle nel’ ambito lavorativo.
    2) conoscere nuove persone che lavorano in realtà professionali diverse, attingendo dalle loro esperienze gli spunti per cercare di migliorarsi.

    Condivido infine, il pensiero del Prof. Tubino, rimarcato successivamente dal Prof. Rossi, sulla necessità di rafforzare il rapporto tra il modo della ricerca e della conoscenza Università e quello del Management dell’ industria.
    Perchè ritengo questo binomio fondamentale per far crescere le nostre aziende e affrontare, con maggiori possibilità di successso, il futuro.
    Nel mondo del lavoro, non basta essere creativi ma bisogno costantemente “accompagnare” le idee con le conoscenze che si affinano attraverso le esperienze pratiche.
    Roberto Vaia
    Direttore Acquisti di gruppo
    Luceplan Spa

    Commento di Vaia Roberto | 10 febbraio 2010 | Replica

  3. Bellissima iniziativa! Ottima organizzazione!
    E’ stato per me un piacere partecipare come relatore a questo Workshop.

    Arrivederci al prossimo.

    Alessandro Condini
    DNA srl – Product & Strategic Consulting

    Commento di Alessandro Condini | 10 febbraio 2010 | Replica

  4. Congratulazioni a tutti coloro che hanno contribuito alla buona riuscita dell’interessantissimo workshop a cui spero di partecipare anche nei prossimi anni!

    Nicoletta Sassudelli – designer

    Commento di Nicoletta Sassudelli | 11 febbraio 2010 | Replica

  5. Mi sento in dovere di inserire un mio breve commento, chiamato dall’aver provato a creare un connubio fra “la tecnica” degli ingegneri e la “creatività” dei designer, e aver avuto un ottimo riscontro.
    Credo, come ho cercato di illustrare nell’apertura della giornata, che non si possa più lavorare a compartimenti stagni, ognuno rinchiuso nella sua nicchia di specializzazione, ma è sempre più essenziale poter lavorare in parallelo o meglio in team continuando a scambiarsi idee ed opinioni.
    Solo in tal modo si può progettare e produrre un prodotto vincente sul mercato. Sono pienamente convinto che gli aspetti del design possano (devono!) essere una via necessaria per rimanere, o diventare, competitivi, in un mercato globalizzato sempre più agguerrito. Penso anche che in questo momento di crisi tali aspetti possano essere una via di successo, soprattutto per le PMI, che non possono, sia per dimensione che per impegno finanziario, puntare solamente all’innovazione estrema (pensata come ricerca scientifica, di cui si sente spesso paralare).
    E’ un po’ lo spirito che mi ha spinto alcuni anni fa a proporre un corso di “product design” ad una Facoltà di Ingegneria, dove il più delle volte si considera il materiale solo per i suoi aspetti funzionali, come le proprietà meccaniche, di resistenza alla corrosione, elettriche, ottiche etc. Spinto dall’esperienza di amici ingegneri, che in azienda si sentivano spiazzati dalle richieste dei progettisti designer, ho cercato, e cerco, di spiegare ad un allievo ingegnere come un designer-progettista pensa e opera, aggiungendo aspetti che, stranamente, sono spesso al di fuori del curriculum classico di un ingegnere, come i fondamenti di ergonomia e il vedere il prodotto industriale come un iinsieme costituito da numerose sfaccettature.
    Dall’altra, concordo con l’intervento del industrial designer; spesso il designer è mal visto e relegato alla figura di un artista. E anche il design è considerato, da moltissime persone, solo un orpello estetico, non considerando invece gli aspetti fondamentali di un buon design quali l’interfaccia prodotto-utente, l’ergonomia, gli aspetti di sicurezza etc.
    Non entrando nei motivi storici dell’evoluzione del design in Italia rispetto ad altri paesi, tuttavia penso che anche in molte scuole di formazione di designer si spinga ancora troppo solo sulla creatività. Avendo la fortuna di insegnare anche in una scuola di design (Accademia di Belle Arti di Verona) provo a fare lo sforzo contrario rispetto a Trento: far capire ai futuri designer che non si scelgono i materiali solo perché intriganti, o nuovi o colorati ma che si devono considerare nella progettazione anche le proprietà tecniche. Inoltre visto la sempre maggiore complessità di un prodotto industriale (componenti elettroniche, multi funzioni …) pensare solo ad essere creativi non è vincente.
    Spero che a tutti i presenti alla giornata sia rimasto presente lo spirito con cui ci siamo ritrovati: osservare, scambiarsi opinioni, parlarsi, essere curiosi, pronti a mettersi in gioco, uscire dal proprio nido esclusivo di tecnico o di designer. Forse a molti è sembrato strano (spesso non si è abituati e gli incontri sono monotoni) ma la scelta di alternare ingegneri con architetti con chimici con designer è stata voluta.

    Commento di stefano rossi | 11 febbraio 2010 | Replica

    • Partecipando a numerosi workshop posso dire che quello svoltosi in in trento è stato impeccabile per sobrietà ed organizzazione.

      Ulteriormente desidero testimoniare che il mercato si apre a quei prodotti che rappresentano una sintesi correlata tra forma, funzione, caratteristiche tecnologiche; Sintesi che richiedono competenze integrate, multidisciplinari, in cui i materiali e le loro prestazioni costituiscono un vincolo imprescindibile nella realizzazione dell’idea progettuale.
      Saper dominare le innovazioni ed i materiali, consente di adottare soluzioni inedite o personalizzate a misura del committente, in risposta ad esigenze di natura di forma, di comfort, di leggerezza, di resistenza, di sicurezza, di rendimento, di affidabilità senza escludere il gusto e gli aspetti comunicativi.
      Pertanto il workshop ha colpito nel segno!

      A quando quello sulle tecniche di giunzione?

      Andrea Giovani
      Coordinatore R&D
      NOOR & Partners
      Reggio Emilia

      Commento di Andrea Giovani | 15 febbraio 2010 | Replica

  6. Mi associo ai positivi commenti e alle entusiastiche considerazioni espresse circa l’iniziativa. Lavorando da quasi vent’anni a stretto contatto con il mondo del concept design, penso di aver imparato a comprendere i sogni, le idee, le necessità, le aspettative e, perché no, anche le “frustrazioni” delle persone che operano nel settore. Concordo inoltre con l’industrial designer Alessandro Pozzati; poiché tutto cambia così rapidamente anche questa professione è destinata ad essere diversa dai cliché tradizionali e parte dei suoi cambiamenti avvengono e avverranno anche attraverso l’innovazione di pensiero e di processo.
    Concludo con un plauso agli organizzatori e un invito a proseguire nella direzione imboccata, in sintonia con quello che è sempre stata la mia visione, ben rimarcata da Roberto Vaia di Luceplan: occorre una sempre maggiore interazione tra Università e Industria, anche sfidando e valicando i limiti della ns realtà italiana.

    Antonio Bertolucci
    Industrial Design & Visualization B.U.
    Prisma Tech S.r.l.

    Commento di Antonio Bertolucci | 11 febbraio 2010 | Replica

  7. Non ho partecipato al workshop e mi dispice.
    Gli argomenti trattati mi sembrano davvero interessanti, e anche se non del tutto nuovi (da anni si parla e si scrive in tutto il mondo di “innovation design driven” di “emotional engineering and emotional design” ) è certamente molto importante che queste diventino tematiche diffuse a contesti culturali e disciplinari più vasti. Apprezzo soprattutto la capacità dimostrata, anche da questo blog, di coninvolgere nel dibattito il management industriale spesso troppo incline a pensare il design come un processo semplicemente sovrapposto al prodotto … una specie di cipria, fondotinta e rossetto per abbellire un prodotto senza incidere profondamnte nella sua natura e sulla sua potenzialità innovativa: l’esempio fatto da Giovanni Staffelini quando parla di un computer identico a tutti gli altri ma “vestito ferrari” e quindi gradevole, è molto pertinente e potrebbe essere completato dicendo che questa strategia di design “facile” alla fine stanzialmnte falsifica la percezione del prodotto ingannando il consumantore che non dovrebbe più essere considerato una preda della azienda ma piu correttamnte un partnern; si dovrebbe anche dire che alla lunga questa strategia impoverisce il Brand della azienda e spesso si trasforma in un boomerang.
    Insomma si deve fare ogni sforzo possibile per rendere condivisa a larghi settori della cultura d’impresa un’idea, che emerge da tutto il workshop, di un design meno superficiale, un idea nella quele estetica, qualità d’uso, innovazione di prodotto e di processo, innovazione tipologica e di senso, siano realmente integrate in un processo integrato e virtuoso di progettazione di cui il design può giocare un ruolo sostanziale per generare quelità percepita.
    Prometto che ci sarò anch’io l’anno prossimo, se mi inviterete, a questa interessante inizativa.
    Francesco Trabucco
    Facolta del Design
    Politecnico di Milano

    Commento di francesco trabucco | 12 febbraio 2010 | Replica

    • Concordo col Prof. Trabucco. Il design non è la ricerca della funzione ostentativa. Non è solo espressione estetica. E’ cultura di progetto. Ed è un fare complesso, interdisciplinare, anche se ben codificato da decenni.
      E’ civile innalzare la cultura del bello. Creare cultura affinché questi valori siano riconosciuti, condivisi e apprezzati. Affinché spazi ed oggetti (città ed industria) siano virtuosi nel promuovere la tensione verso la raffinatezza. Per raffinatezza intendo il normale processo di apprendimento necessario per affinare il gusto. Se non desideriamo di più e ci accontentiamo del mediocre non abbiamo speranza di migliorare, di evolvere. Grande possibilità e responsabilità dunque, all’Università. E un riconoscimento al vostro sforzo.
      Giulio Sironi
      Marketing Manager
      A.Merloni SpA

      Commento di Giulio Sironi | 12 febbraio 2010 | Replica

  8. Non ho partecipato al convegno causa altri impegni e mi dispiace in quanto anche nella nostra attivita’
    (trasportatori di processo per cementerie ed impianti industriali in genere ) il design
    acquista una sempre maggiore importanza:
    e’ un elemento che rende piu’ accettabile il prodotto
    a tutti gli operatori coinvolti nel suo acquisto, utilizzo o gestione , questo nonostante nel nostro settore gli aspetti relativi alla funzionalita’ ed affidabilita’ siano preponderanti.

    Complimenti per il successo del convegno su questo tema
    che invito per parte mia a sviluppare .

    Cordiali saluti.
    F.Gambarotta
    Direttore tecnico
    Gambarotta Gschwendt srl – Trento

    Commento di Fabrizio Gambarotta | 13 febbraio 2010 | Replica

  9. Ritengo che gli incontri informativi come “Superfici e Design” siano sempre occasioni importanti per consentire lo scambio di “saperi” tra mondi che, quasi sempre, hanno poche possibilità di condividere, da una parte la capacità “creativa”, dall’altra le conoscenze tecniche.
    Ne parlo per esperienza diretta poiché l’Anver – Associazione Nazionale Verniciatori – da anni persegue l’obbiettivo di essere “trait d’union” tra i progettisti e l’industria, promuovendo prodotti e tecnologie innovative (sempre a basso impatto ambientale) di finitura. Ne è un esempio l’interessantissima ricerca effettuata nel 2004 in collaborazione con il gruppo di ricercatori del Prof. Francesco Trabucco del Dipartimento Indaco della Facoltà del Design del Politecnico di Milano sulle potenzialità della finitura a polveri dell’MDF, una tecnologia di finitura non ancora esplorata, che ha portato a progetti e soluzioni unici che, purtroppo, sono stati industrializzati in parte. Anche recentemente sono stati creati gruppi di lavoro su altri tipi di finitura innovativi, come la cromatura metallorganica, le polveri funzionali e altro ancora.
    Infatti è frequente che l’industria abbia a disposizione prodotti e tecnologie innovative che non sa “dove” applicare o non sa come sfruttarne le potenzialità, mentre i designer (e le università) faticano a venirne a conoscenza poiché manca la capacità di comunicazione delle aziende.
    Ben vengano, quindi, momenti di interscambio e di sinergia tra l’industria e i designer!

    Commento di Patricia Malavolti - ANVER - Associazione Nazionale Verniciatori | 15 febbraio 2010 | Replica

  10. Pur non avendo partecipato al workshop causa impegni imprevisti ho apprezzato l’invito alla discussione su questo blog.
    Vorrei solo portare una mia esperienza che spero possa essere pertinente, legata al campo della progettazione gestita tramite un agenzia di design.
    La nostra è una piccolissima impresa, a carattere familiare che conta sulla collaborazione di cinque persone, e due laboratori specializzati uno nella lavorazione del lego e l’altro nella lavorazione della pietra.
    Alcuni mesi fà abbiamo partecipato ad una serie di appuntamenti organizzati dalla P.A.T. in collaborazione con il C.E.I.I. trentino sul tema del design e artigianato (D.E.A.), legato si, alla produzione ma anche alla presentazione e commercializzazione del prodotto.
    Credo sia stato uno dei primi tentativi a livello locale di avvicinare le p.m.i. al mondo del design, inoltre 5 aziende selezionate tra le partecipanti sono state abbinate ad altrettanti designer ed hanno avuto l’occasione di proseguire l’ esperienza sino alla realizzazione /promozione/commercializzazione del prodotto.
    Ho notato anche nei mesi seguenti il proseguo di questa politica di abbinamento impresa e design per esempio con un incontro a Rovereto presso la sede di Trentino Sviluppo , il vostro workshop sull’innovazione estetica e sempre con la collaborazione del C.e.i.i. si terrà giovedì 18 febbraio ore 17.00 presso la sala esposizioni della P.A.T. il seminario di base “design per l’ innovazione”.
    Il segnale che le istituzioni stanno dando alle aziende trentine in particolare è forte,sicuramente questo sollecito ad investire nell’innovazione estetica porterà buoni risultati soprattutto con il delinearsi del nuovo mercato (chiamato erroneamente nei mesi scorsi “crisi”).
    Pur non essendo stati selezionati per il progetto D.E.A. abbiamo ritenuto importante creare un nostro percorso legato allo studio e sviluppo di arredi per l’ambiente bagno costruiti in legno e pietra, dai piatti doccia alla vasca sino al lavabo e servizi igenici.
    A tutt’ oggi l’ esperienza prosegue guidata da un agenzia di design e ci stiamo preparando per creare un piccolo evento al Fuori salone del mobile di Milano.
    L’ investimento è decisamente importante anche dal punto di vista economico, i ritorni in termini di fatturato sono attesi ma non a breve termine,la sfida successiva sarà quella di riuscire a commercializzare questi prodotti partendo da un budget limitato, infatti la catena della produzione che può godere dell’apporto del design come valore aggiunto non deve spezzarsi sull’anello che per una P.M.I.è il più debole, la messa sul mercato che non sempre può essere sostenuta da adeguati finanziamenti.
    Produrre un data base di persone interessate a proporre servizi legati al design sarebbe un modo concreto di agevolare le aziende intenzionate a muoversi in questo ambito che in Trentino non ha radici solide.
    La disponibilità di designer locali farebbe ulteriormente crescere la domanda/offerta.
    RingraziandoVi per l’ occasione di confronto,Vi saluto.

    Luca Zaninelli

    Ditta Zaninelli Armando

    Commento di Luca Zaninelli | 15 febbraio 2010 | Replica

    • Ho letto con attenzione il suo intervento sig.Zaninelli, ma quando sono arrivato alla fine non sono riuscito a fare a meno di commentare.
      Faccio parte di una società di design di Trento una realtà quasi unica nel nostro territorio che opera nel design e nell’innovazione a livello nazionale e all’estero, con ampi riconoscimenti. Ho partecipato, unico trentino, come relatore al Workshop, ma sono rimasto sconcertato quando ho visto che tutti i giornali locali, pur con lo spazio giustamente dedicato all’evento, non ci hanno citato neppure come partecipante!
      Che altro dire … mi complimento con l’Università e le strutture locali che insegnano alle aziende come investire nel futuro e nell’innovazione, ma aggiungo che oggi il design non è fatto solo di nomi importanti e scontati, ma di tanti designer e ingegneri che all’interno delle aziende o negli studi di consulenza si impegnano con successo non solo per dare “visioni”, ma anche per tradurle in prodotti sul mercato.

      Commento di Alessandro Condini | 16 febbraio 2010 | Replica

  11. Ho partecipato al convegno con molta attenzione, l’ho trovato ricco e pertinente. La mia professione fa proprio da “ponte” tra il design e il progettista e onestamente amo moltissimo il mio lavoro. Ritengo sia di fondamentale importanza un ottimo design , “giusto” per il prodotto, altrettanto fondamentale è riuscire ad esprimere il concetto del designer senza stravolgerlo e senza rendere il prodotto improponibile per il prezzo di realizzazione. Ritengo che proprio questo anello / ponte tra design e progettazione sia alla base di un prodotto armonioso e intonato col mercato di oggi che è sempre più esigente di “estetica prestante” ad un prezzo accessibile.
    Ottimo lavoro, parteciperò senz’altro alle prossime opportunità di crescita / verifica.
    Grazie.

    Commento di Paola Casadei | 16 febbraio 2010 | Replica

  12. Ho partecipato come relatore parlando dello scarpone Nordica e ritengo questa esperienza bellissima; fra l’altro avevo già sperimentato questo genere di eventi un sabato mattina di novembre 2006 all’annuale giornata studio di Assim che si tenne proprio sul tema Materiali e Design. Il workshop è stato un momento di confronto e di scambio fra diversi settori e prodotti industriali tutti accumunati dal design e dalle tecnologie necessarie a realizzarlo.
    Sono sempre stato favorevole a questo genere di eventi congiunti fra aziende e università, per questo mi sono impegnato fin dall’ingresso nel mondo del lavoro dopo la laurea a sostenere la mia associazione l’Assim di cui da 2 anni sono vicepresidente. Con l’interesse di Stefano Rossi e la disponibilità delle aziende credo che sarà certamente possibile riproporre altri eventi su questo tema. Il rapporto design e materiali lo si trova molto stretto in tantissimi altri prodotti del Made in Italy (o meglio in molti casi del Design in Italy and Made in Hungary/China/India..) pertanto si può scavare ancora creando altre occasioni di studio e approfondimento fuori dagli schemi convenzionali come quello del 09 febbraio 2010.
    Complimenti a tutti.
    Mathias Grego
    Laboratorio tecnologico
    Tecnica Group

    Commento di mathias grego | 17 febbraio 2010 | Replica

  13. Salve a tutti,

    il valore aggiunto dell’evento è stato, a mio parere, non il contenuto tecnico, ma il tentativo di mettere assieme figure (tecnici e designer) e punti di vista diversi.

    Far avvicinare questi due mondi e far maturare una interfaccia di dialogo comune (e non “ostile”) è quello che in molti casi manca per creare cose nuove e valide.

    Difatti anche i livelli di dialogo durante la manifestazione erano molto differenti, a dimostrazione della distanza che ancora c’è tra i due fronti.

    Questo lavoro di cucitura è veramente lungo e difficile, ma sicuramente creare un luogo di aggregazione “neutro” con poche pretese tecniche e molte prospettive di dialogo, darà sempre risultati ad ogni edizione.

    ciao
    Stefano

    Commento di Stefano Prosseda | 22 febbraio 2010 | Replica

  14. Mi pare che nel design a Milano stiano facendo le cose in grande: la settimana del design è stata pubblicizzata alla grande sui giornali e ha riscosso un grande successo. Qualcuno ha avuto modo di frequentarla e rilevare novità particolari?

    Commento di giovannistraffelini | 24 aprile 2010 | Replica

  15. Visto l’intesse riscontrato abbiamo organizzato la seconda edizione del Materials Design Workshop per il prossimo 10 maggio prossimo, sempre a Trento.
    Ecco il titolo: “I materiali prendono forma – L’importanza dei materiali nel product design”.
    Spero che anche questa volta l’interesse sia elevato.

    Stefano Rossi
    Università di Trento
    http://www.unitn.it/dimti

    Commento di stefano rossi | 4 marzo 2011 | Replica

  16. Grazie Stefano
    Ho inserito in fondo al post (Innovazione estetica) la possibilità di scaricare direttamente la locandina del workshop che si preannuncia molto interessante, vista la qualità dei relatori e l’importanza degli argomenti trattati.

    Commento di giovannistraffelini | 9 marzo 2011 | Replica


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